Re: Non solo Noè: in ogni parte del mondo si ritrov a il mito di un Diluvio universale e di un'Arca grazie alla q uale l'umanità e le specie animali sono riusciti a sottrarsi all'ira di un Essere superiore. Dell'Arca quindi dovremmo co noscere tutto: dimensioni, materiali usati per la costruzione , giorni di navigazione e luogo d'approdo.... Pietrificata ne l suo ipotetico luogo d'approdo biblico, a quasi cinquemila m etri tra i ghiacci del monte Ararat, in Turchia, l'Arca di No è rappresenta insieme un mito e una sfida per geologi, arche ologi professionisti e per molti dilettanti "arc-eologi" anim ati da fervore religioso. Non solo per le valenze scientifich e e culturali che una simile scoperta potrebbe comportare, ma anche per gli alti rischi connessi con quella che in turco è chiamata "Agri Dagh", la montagna del castigo. Decine di s pedizioni sono fallite a causa di valanghe e frane, crepacci nascosti dalla perenne foschia, terremoti ed eruzioni (l'Arar at è un vulcano ancora in attività, l'ultima risale al 1965 ), pericolose sacche di anidride carbonica e altri gas (sempr e dovute all'attività vulcanica), rischio di folgorazioni (l a roccia granitica di cui la montagna è composta attira i fu lmini) e, infine, in seguito ai divieti posti dal governo tur co e al pericolo di essere catturati dai guerriglieri curdi ( l'Ararat si trova in una delicata zona di confine con Repubbl ica Armena e Iran). Ma la ricerca continua, addirittura rinvi gorita dopo la pubblicazione delle foto, ora divulgate, scatt ate negli anni Sessanta dagli aerei-spia americani e sovietic i e delle immagini dei satelliti che confermano l'esistenza d i una "anomalia" sull'Ararat. Si tratta proprio dell'Arca? Do v'è? Cosa ne rimane? Come fare a trovarla? Newton ha esamina to le scoperte e le ipotesi dei più noti "arc-eologi" metten dole a confronto con i pareri degli esperti del settore. La p rima ascensione documentata sull'Ararat dei tempi moderni è quella realizzata nel 1829 dal medico tedesco Friedrich Parro t, che non trovò tracce visibili dell'Arca ma poté ammirare la croce venerata dai Pope ortodossi del monastero di Echmia dzin (distrutto durante l'ultima eruzione dell'Ararat nel 184 0), che pare fosse costruita proprio con il legno del biblico vascello. Uguale insuccesso per le spedizioni effettuate fin o al 1955 quando un industriale francese, Fernand Navarra, di ritorno dal suo terzo viaggio sull'Ararat portò in patria u na trave di quercia che asseriva aver distaccato dall'Arca in travista sotto un ghiacciaio. Le prime analisi sembravano con fermare il racconto dell'archeologo dilettante: la datazione col radiocarbonio faceva risalire il reperto a 5000 anni fa. Ma se quel legno fosse stato per tanto tempo sotto il ghiacci o a 4000 metri di altitudine, ribatté un gruppo d'esperti, i l rilascio di carbonio 14 sarebbe dovuto essere notevolmente diverso da quello evidenziato dalle analisi. Navarra contratt accò riportando il parere di ben quattro laboratori, ma gli scettici insinuarono che quel legno sarebbe potuto provenire anche da un'antica costruzione ittita che sorge sulle pendici dell'Ararat. Le polemiche e le analisi continuano ancora ogg i. Foto "anomale" Nel 1919, il pubblico ebbe finalmente la pr ima "fotografia" dell'Arca: ripresa dall'aviatore russo Rosko wistzki, mostrava una confusa macchia scura che traspariva da un ghiacciaio. Successive ricerche geologiche, effettuate ut ilizzando radar e sonde di profondità, hanno però dimostrat o che la macchia è soltanto un'anomala formazione rocciosa c omune nella zona dell'Ararat. La caccia all'Arca è riesplosa tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta quando, eli minato il vincolo del segreto militare, il Governo americano ha reso pubbliche le prime foto scattate dal satellite Eros e dagli aerei spia U2 che mostravano l'"anomalia" (tecnicament e definita "protrusione") che si intravede fuoriuscire dai gh iacci perenni del versante russo dell'Ararat, a quota 3000 me tri. Ma cosa mostrano veramente quelle foto? I sostenitori de lla teoria dell'Arca non hanno dubbi: è il vascello di Noè. E in effetti ci sono alcune curiose coincidenze: l'"anomalia " è solo a poche centinaia di metri dal luogo dove Navarra a vrebbe ritrovato il legno, nei pressi della "gola Ahora", dov e sorgeva il monastero Echmiadzin. Secondo i geologi e la Cia , invece, si può trattare di un cratere vulcanico apertosi i ntorno all'anno Mille o l'effetto dello slittamento di una de lle enormi lastre del ghiacciaio perenne con il conseguente a nomalo ammucchiamento della neve. Non è l'unica confutazione dell'esistenza dell'Arca. La più ovvia è l'assoluta imposs ibilità che una qualsiasi inondazione abbia potuto sommerger e una montagna alta più di cinque chilometri. Ma i sostenito ri dell'esistenza dell'Arca sull'Ararat controbattono parland o di inverosimili sommovimenti tettonici che avrebbero, nel 3 000 avanti Cristo, sollevato le montagne dopo il diluvio. L'i potesi italiana L'Ararat, resta dunque la meta preferita dai ricercatori, in particolare il ghiacciaio Parrot sul versante ovest, la gola Ahora e il ghiacciaio Abich II su quello nord -est. Secondo Angelo Palego, chimico sessantatreenne di Treca te (Novara), personaggio di spicco della comunità dei Testim oni di Geova e archeologo dilettante (ha già al suo attivo 1 3 spedizioni) è in questa zona che si trova l'Arca di Noè; ma le sue ipotesi sono state smentite da ricercatori universi tari. Studiando le parole della Bibbia, Palego ha calcolato c on esattezza il luogo d'approdo (un altopiano a quota 4800 me tri con una superficie pari a 16 volte un campo di calcio). P oi, in base ai successivi eventi naturali documentati, ha ded otto la posizione attuale dei frammenti: uno a 4300 metri di quota e un altro a 4000. Palego ha fatto esaminare le sue fot o (in cui viene evidenziata una massa scura) e quelle scattat e dal satellite francese Spot, da un gruppo di esperti guidat o da Nello Balossino, docente di Elaborazione d'immagini al D ipartimento d'Informatica dell'Università di Torino, e da Co rrado Lesca, che insegna Topografia e fotogrammetria al Polit ecnico di Torino. Ma i risultati non sono stati quelli sperat i. Il giudizio del professor Lesca, spiegato a Newton, è dra stico: "Non c'è nessun elemento che possa far pensare che la "macchia" fotografata da Palego sia l'Arca, e questo per due ragioni. Innanzitutto i ghiacciai dell'Ararat fanno parte de i cosiddetti "temperati": la loro caratteristica principale è di comportarsi come spugne, ovvero di trattenere, al di so tto della crosta, una grande quantità d'acqua ancora allo st ato liquido". Ora, 4000 anni di acqua in movimento avrebbe si curamente distrutto qualsiasi relitto di legno. "Anche se cos ì non fosse", continua Lesca, "sarebbe bastato il continuo m ovimento del ghiaccio a distruggere l'Arca. Il monte Bianco, per esempio, ci ha restituito resti di elicotteri e di piccol i aerei precipitati solo poche decine di anni fa, ridotti in pezzi davvero minuti". E il metallo con cui erano costruiti è certo più robusto del legno di biblica memoria. "E' infin e assolutamente impossibile", conclude Lesca, "che Palego sia riuscito a vedere a occhio nudo, e a fotografare con una mac chinetta, una struttura che dovrebbe essere intrappolata alme no qualche decina di metri sotto il ghiaccio. Il ghiaccio non è una lastra di vetro, e in trasparenza si può vedere solo per qualche centimetro, una decina al massimo". Più probabi lista, anche se con rigorosa cautela scientifica, appare inve ce Nello Balossino: "L'immagine satellitare che ho analizzato riproduce solo la lunghezza d'onda tra il verde e il rosso", spiega, "non è stato dunque possibile determinare da quale sostanza sia composta la "macchia". L'unica analisi certa rig uarda le dimensioni: la massa scura è un parallelepipedo le cui misure grossomodo corrisponderebbero alla descrizione bib lica dell'Arca: 150 metri di lunghezza per 25 di profondità" . La ricerca è dunque arrivata alla fine? "L'ipotesi che sia no tronconi appartenenti all'Arca, o comunque resti di un ogg etto estraneo al ghiacciaio", conclude Balossino, "è valida tanto quanto quella che si tratti di una formazione rocciosa o di un'enorme massa di ghiaccio annerita da una colata lavic a e poi ricoperta da altro ghiaccio. La prova dell'origine li gnea della "macchia" potrebbe venire dall'analisi del suo com portamento spettrale (ovvero della diversa maniera con cui le varie sostanze di cui potrebbe essere composta riflettono la luce), ma per far ciò occorrerebbero più immagini". L'ipot esi islamica Se le spedizioni di ricerca ispirate dalle parol e dell'Antico Testamento hanno apparentemente fallito, qualch e indizio in più, benché non ancora sostenuto da evidenti p rove scientifiche, è stato riportato dalle spedizioni che si sono basate sul racconto del Diluvio riportato dal Corano. P er il libro sacro dei musulmani, infatti, l'arca di Noè sare bbe approdata in Turchia su un monte (quasi mai riportato sul le carte moderne) che la gente del luogo chiama "Cudi Dagh" ( conosciuto in Occidente come monte Judi, montagne Gordiane o monte Nipur), 300 chilometri a sud dell' Ararat. E' important e notare come questo monte sia molto vicino al sito archeolog ico di Ninive (dove sono state ritrovate le tavolette su cui è inciso il poema epico Gilgamesh, di cui parliamo più diff usamente nel riquadro a pagina 124), a soli 40 chilometri dal fiume Tigri, in una zona di frequenti inondazioni. Questo te rritorio è ai confini di quella che biblicamente era chiamat a "regione dell'Ararat" (la Genesi, infatti, afferma che l'Ar ca è approdata non su una specifica vetta ma "sulle montagne dell'Ararat"). Esplorando la zona nel 1910, l'archeologa ing lese Gertrude Bell individuò una struttura in pietra la cui forma ricordava quella di una nave. Quest'insolita formazione era già nota agli abitanti del luogo con il nome di "Sefine t Nebi Nu" (la barca di Noè) e in passato ogni 14 settembre diventava meta di un pellegrinaggio che coinvolgeva ebrei, mu sulmani e cristiani. Dichiarato sito di alto interesse archeo logico dal Governo turco nel 1995, l'altopiano Dogubayazit, a quota 2300 metri, presenta in effetti una strana formazione geologica che per la maggior parte dell'anno resta intrappola ta fra i ghiacci. Lunga 170 metri e larga 45, la struttura a forma di barca sembrerebbe corrispondere all'Arca descritta n el libro della Genesi. Un gruppo internazionale di scienziati ha svolto ricerche per sei anni, scattando foto aeree e scan dagliando la zona con uno speciale apparecchio (Dell Omnitron System) capace di operare a frequenze molto più alte dei no rmali sistemi radar e quindi di "vedere" attraverso i ghiacci a una maggiore profondità. Si è quindi ipotizzato che si t ratti di un manufatto realizzato circa 5000 anni fa; anzi, al cuni sostengono che possa essere il ponte superiore del bibli co vascello. Altri dati raccolti sul terreno circostante semb rerebbero confermare la teoria dell'Arca: innanzitutto la pre senza di insoliti livelli di ossido di ferro (che potrebbero essere causati dalle fasce di ferro che imbragavano lo sca-fo ), e poi il ritrovamento di grandi massi scavati a un'estremi tà che potrebbero essere le "pietre stabilizzatrici", che ne ll'antichità venivano trascinate dalle navi per aumentarne l a stabilità. David Fasold, della New York University, afferm a con certezza che si tratta dell'Arca. Ma da un gruppo di ge ologi guidato da Lorence Collins dell'Università della Calif ornia arriva l'ennesima doccia fredda: si tratterebbe di una formazione rocciosa completamente naturale. Gli scavi promoss i dal Governo turco e un'approfondita analisi al radiocarboni o ci daranno finalmente la risposta?
Von: gibboni (sologibboni@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 27.07.2008 10:52
Message-ID: <c6540da2-abd4-4ff0-8553-63ebaf0119a0@s50g2000hsb.googlegroups.com>
Newsgroup: it.sport.calcio.torino it.sport.calcio it.sport.calcio.napoli it.comp.grafica
Datum: 27.07.2008 10:52
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On 27 Lug, 01:05, aletto <depicolzu...@gmail.com> wrote: > On 26 Lug, 20:37, gibboni <sologibb...@fastwebnet.it> wrote: > > > Non solo Noè: in ogni parte del mondo si ritrova il mito di un Diluvi o > > universale e di un'Arca grazie alla quale l'umanità e le specie > > animali sono riusciti a sottrarsi all'ira di un Essere superiore. > > Dell'Arca quindi dovremmo conoscere tutto: dimensioni, materiali usati > > per la costruzione, giorni di navigazione e luogo d'approdo.... > > > Pietrificata nel suo ipotetico luogo d'approdo biblico, a quasi > > cinquemila metri tra i ghiacci del monte Ararat, in Turchia, l'Arca di > > Noè rappresenta insieme un mito e una sfida per geologi, archeologi > > professionisti e per molti dilettanti "arc-eologi" animati da fervore > > religioso. Non solo per le valenze scientifiche e culturali che una > > simile scoperta potrebbe comportare, ma anche per gli alti rischi > > connessi con quella che in turco è chiamata "Agri Dagh", la montagna > > del castigo. Decine di spedizioni sono fallite a causa di valanghe e > > frane, crepacci nascosti dalla perenne foschia, terremoti ed eruzioni > > (l'Ararat è un vulcano ancora in attività, l'ultima risale al 1965) , > > pericolose sacche di anidride carbonica e altri gas (sempre dovute > > all'attività vulcanica), rischio di folgorazioni (la roccia granitica > > di cui la montagna è composta attira i fulmini) e, infine, in seguito > > ai divieti posti dal governo turco e al pericolo di essere catturati > > dai guerriglieri curdi (l'Ararat si trova in una delicata zona di > > confine con Repubblica Armena e Iran). Ma la ricerca continua, > > addirittura rinvigorita dopo la pubblicazione delle foto, ora > > divulgate, scattate negli anni Sessanta dagli aerei-spia americani e > > sovietici e delle immagini dei satelliti che confermano l'esistenza di > > una "anomalia" sull'Ararat. Si tratta proprio dell'Arca? Dov'è? Cosa > > ne rimane? Come fare a trovarla? Newton ha esaminato le scoperte e le > > ipotesi dei più noti "arc-eologi" mettendole a confronto con i pareri > > degli esperti del settore. La prima ascensione documentata sull'Ararat > > dei tempi moderni è quella realizzata nel 1829 dal medico tedesco > > Friedrich Parrot, che non trovò tracce visibili dell'Arca ma poté > > ammirare la croce venerata dai Pope ortodossi del monastero di > > Echmiadzin (distrutto durante l'ultima eruzione dell'Ararat nel 1840), > > che pare fosse costruita proprio con il legno del biblico vascello. > > Uguale insuccesso per le spedizioni effettuate fino al 1955 quando un > > industriale francese, Fernand Navarra, di ritorno dal suo terzo > > viaggio sull'Ararat portò in patria una trave di quercia che asseriva > > aver distaccato dall'Arca intravista sotto un ghiacciaio. Le prime > > analisi sembravano confermare il racconto dell'archeologo dilettante: > > la datazione col radiocarbonio faceva risalire il reperto a 5000 anni > > fa. Ma se quel legno fosse stato per tanto tempo sotto il ghiaccio a > > 4000 metri di altitudine, ribatté un gruppo d'esperti, il rilascio di > > carbonio 14 sarebbe dovuto essere notevolmente diverso da quello > > evidenziato dalle analisi. Navarra contrattaccò riportando il parere > > di ben quattro laboratori, ma gli scettici insinuarono che quel legno > > sarebbe potuto provenire anche da un'antica costruzione ittita che > > sorge sulle pendici dell'Ararat. Le polemiche e le analisi continuano > > ancora oggi. Foto "anomale" Nel 1919, il pubblico ebbe finalmente la > > prima "fotografia" dell'Arca: ripresa dall'aviatore russo > > Roskowistzki, mostrava una confusa macchia scura che traspariva da un > > ghiacciaio. Successive ricerche geologiche, effettuate utilizzando > > radar e sonde di profondità, hanno però dimostrato che la macchia è > > soltanto un'anomala formazione rocciosa comune nella zona dell'Ararat. > > La caccia all'Arca è riesplosa tra la fine degli anni Ottanta e i > > primi Novanta quando, eliminato il vincolo del segreto militare, il > > Governo americano ha reso pubbliche le prime foto scattate dal > > satellite Eros e dagli aerei spia U2 che mostravano > > l'"anomalia" (tecnicamente definita "protrusione") che si intravede > > fuoriuscire dai ghiacci perenni del versante russo dell'Ararat, a > > quota 3000 metri. Ma cosa mostrano veramente quelle foto? I > > sostenitori della teoria dell'Arca non hanno dubbi: è il vascello di > > Noè. E in effetti ci sono alcune curiose coincidenze: l'"anomalia" è > > solo a poche centinaia di metri dal luogo dove Navarra avrebbe > > ritrovato il legno, nei pressi della "gola Ahora", dove sorgeva il > > monastero Echmiadzin. Secondo i geologi e la Cia, invece, si può > > trattare di un cratere vulcanico apertosi intorno all'anno Mille o > > l'effetto dello slittamento di una delle enormi lastre del ghiacciaio > > perenne con il conseguente anomalo ammucchiamento della neve. Non è > > l'unica confutazione dell'esistenza dell'Arca. La più ovvia è > > l'assoluta impossibilità che una qualsiasi inondazione abbia potuto > > sommergere una montagna alta più di cinque chilometri. Ma i > > sostenitori dell'esistenza dell'Arca sull'Ararat controbattono > > parlando di inverosimili sommovimenti tettonici che avrebbero, nel > > 3000 avanti Cristo, sollevato le montagne dopo il diluvio. L'ipotesi > > italiana L'Ararat, resta dunque la meta preferita dai ricercatori, in > > particolare il ghiacciaio Parrot sul versante ovest, la gola Ahora e > > il ghiacciaio Abich II su quello nord-est. Secondo Angelo Palego, > > chimico sessantatreenne di Trecate (Novara), personaggio di spicco > > della comunità dei Testimoni di Geova e archeologo dilettante (ha gi à > > al suo attivo 13 spedizioni) è in questa zona che si trova l'Arca di > > Noè; ma le sue ipotesi sono state smentite da ricercatori > > universitari. Studiando le parole della Bibbia, Palego ha calcolato > > con esattezza il luogo d'approdo (un altopiano a quota 4800 metri con > > una superficie pari a 16 volte un campo di calcio). Poi, in base ai > > successivi eventi naturali documentati, ha dedotto la posizione > > attuale dei frammenti: uno a 4300 metri di quota e un altro a 4000. > > Palego ha fatto esaminare le sue foto (in cui viene evidenziata una > > massa scura) e quelle scattate dal satellite francese Spot, da un > > gruppo di esperti guidato da Nello Balossino, docente di Elaborazione > > d'immagini al Dipartimento d'Informatica dell'Università di Torino, e > > da Corrado Lesca, che insegna Topografia e fotogrammetria al > > Politecnico di Torino. Ma i risultati non sono stati quelli sperati. > > Il giudizio del professor Lesca, spiegato a Newton, è drastico: "Non > > c'è nessun elemento che possa far pensare che la "macchia" fotografat a > > da Palego sia l'Arca, e questo per due ragioni. Innanzitutto i > > ghiacciai dell'Ararat fanno parte dei cosiddetti "temperati": la loro > > caratteristica principale è di comportarsi come spugne, ovvero di > > trattenere, al di sotto della crosta, una grande quantità d'acqua > > ancora allo stato liquido". Ora, 4000 anni di acqua in movimento > > avrebbe sicuramente distrutto qualsiasi relitto di legno. "Anche se > > così non fosse", continua Lesca, "sarebbe bastato il continuo > > movimento del ghiaccio a distruggere l'Arca. Il monte Bianco, per > > esempio, ci ha restituito resti di elicotteri e di piccoli aerei > > precipitati solo poche decine di anni fa, ridotti in pezzi davvero > > minuti". E il metallo con cui erano costruiti è certo più robusto d el > > legno di biblica memoria. "E' infine assolutamente impossibile", > > conclude Lesca, "che Palego sia riuscito a vedere a occhio nudo, e a > > fotografare con una macchinetta, una struttura che dovrebbe essere > > intrappolata almeno qualche decina di metri sotto il ghiaccio. Il > > ghiaccio non è una lastra di vetro, e in trasparenza si può vedere > > solo per qualche centimetro, una decina al massimo". Più probabilista , > > anche se con rigorosa cautela scientifica, appare invece Nello > > Balossino: "L'immagine satellitare che ho analizzato riproduce solo la > > lunghezza d'onda tra il verde e il rosso", spiega, "non è stato dunqu e > > possibile determinare da quale sostanza sia composta la "macchia". > > L'unica analisi certa riguarda le dimensioni: la massa scura è un > > parallelepipedo le cui misure grossomodo corrisponderebbero alla > > descrizione biblica dell'Arca: 150 metri di lunghezza per 25 di > > profondità". La ricerca è dunque arrivata alla fine? "L'ipotesi che > > siano tronconi appartenenti all'Arca, o comunque resti di un oggetto > > estraneo al ghiacciaio", conclude Balossino, "è valida tanto quanto > > quella che si tratti di una formazione rocciosa o di un'enorme massa > > di ghiaccio annerita da una colata lavica e poi ricoperta da altro > > ghiaccio. La prova dell'origine lignea della "macchia" potrebbe venire > > dall'analisi del suo comportamento spettrale (ovvero della diversa > > maniera con cui le varie sostanze di cui potrebbe essere composta > > riflettono la luce), ma per far ciò occorrerebbero più immagini". > > L'ipotesi islamica Se le spedizioni di ricerca ispirate dalle parole > > dell'Antico Testamento hanno apparentemente fallito, qualche indizio > > in più, benché non ancora sostenuto da evidenti prove scientifiche, è > > stato riportato dalle spedizioni che si sono basate sul racconto del > > Diluvio riportato dal Corano. Per il libro sacro dei musulmani, > > infatti, l'arca di Noè sarebbe approdata in Turchia su un monte (quas i > > mai riportato sulle carte moderne) che la gente del luogo chiama "Cudi > > Dagh" (conosciuto in Occidente come monte Judi, montagne Gordiane o > > monte Nipur), 300 chilometri a sud dell' Ararat. E' importante notare > > come questo monte sia molto vicino al sito archeologico di Ninive > > (dove sono state ritrovate le tavolette su cui è inciso il poema epic o > > Gilgamesh, di cui parliamo più diffusamente nel riquadro a pagina > > 124), a soli 40 chilometri dal fiume Tigri, in una zona di frequenti > > inondazioni. Questo territorio è ai confini di quella che biblicament e > > era chiamata "regione dell'Ararat" (la Genesi, infatti, afferma che > > l'Arca è approdata non su una specifica vetta ma "sulle montagne > > dell'Ararat"). Esplorando la zona nel 1910, l'archeologa inglese > > Gertrude Bell individuò una struttura in pietra la cui forma ricordav a > > quella di una nave. Quest'insolita formazione era già nota agli > > abitanti del luogo con il nome di "Sefinet Nebi Nu" (la barca di Noè) > > e in passato ogni 14 settembre diventava meta di un pellegrinaggio che > > coinvolgeva ebrei, musulmani e cristiani. Dichiarato sito di alto > > interesse archeologico dal Governo turco nel 1995, l'altopiano > > Dogubayazit, a quota 2300 metri, presenta in effetti una strana > > formazione geologica che per la maggior parte dell'anno resta > > intrappolata fra i ghiacci. Lunga 170 metri e larga 45, la struttura a > > forma di barca sembrerebbe corrispondere all'Arca descritta nel libro > > della Genesi. Un gruppo internazionale di scienziati ha svolto > > ricerche per sei anni, scattando foto aeree e scandagliando la zona > > con uno speciale apparecchio (Dell Omnitron System) capace di operare > > a frequenze molto più alte dei normali sistemi radar e quindi di > > "vedere" attraverso i ghiacci a una maggiore profondità. Si è quind i > > ipotizzato che si tratti di un manufatto realizzato circa 5000 anni > > fa; anzi, alcuni sostengono che possa essere il ponte superiore del > > biblico vascello. Altri dati raccolti sul terreno circostante > > sembrerebbero confermare la teoria dell'Arca: innanzitutto la presenza > > di insoliti livelli di ossido di ferro (che potrebbero essere causati > > dalle fasce di ferro che imbragavano lo sca-fo), e poi il ritrovamento > > di grandi massi scavati a un'estremità che potrebbero essere le > > "pietre stabilizzatrici", che nell'antichità venivano trascinate dall e > > navi per aumentarne la stabilità. David Fasold, della New York > > University, afferma con certezza che si tratta dell'Arca. Ma da un > > gruppo di geologi guidato da Lorence Collins dell'Università della > > California arriva l'ennesima doccia fredda: si tratterebbe di una > > formazione rocciosa completamente naturale. Gli scavi promossi dal > > Governo turco e un'approfondita analisi al radiocarbonio ci daranno > > finalmente la risposta? > > tua mamma ha propio perso del tempo a metterti al mondo. > Caro Gibboni sono propio contento che tù esista.....mi fai sentire > intelligente....[ Auf dieses Posting antworten ]
