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La notte del Passatore

Von: Gert dal pozzo (dalpozzo.gert@gmail.com) [Profil]
Datum: 01.06.2008 16:31
Message-ID: <7eda00a8-afa2-420d-a857-bea38941f1b6@56g2000hsm.googlegroups.com>
Newsgroup: it.sport.atletica
E nel giorno dei miei primi 20 anni di corsa, mi sono cimentato con la
mia prima ultramaratona. Saltato un trail di 60 la settimana prima mi
sono deciso ad affrontare questa prova alla 100Km del Passatore, fra
l'altro come allenamento per altri futuri impegnativi appuntamenti.
Per qualche giorno ho giocherellato con l'idea di puntare
all'obiettivo grosso di Faenza ma poi ricordandomi che ho solo una
preparazione trail ho deciso più ragionevolmente di accontentarmi di
un traguardo intermedio. I giorni della vigilia passano con una strana
sensazione, il mio cervello è ormai drogato di trail e so bene che
correre sull'asfalto mi creerà non pochi problemi anche a livello
mentale.
Per giunta, la mattina della gara ho un matrimonio di due cari amici,
e la cerimonia si chiude a sole 2 ore dal via. Di corsa in centro di
Firenze a ritirare il pettorale, ma sbaglio piazza per cui devo farmi
2Km con lo zaino strapesante in spalla, e fare tutto di corsa. Avverto
qualche dolorino alla schiena, mi cambio deposito il borsone sul
pullman che lo porterà sul percorso e mi dirigo al via. Altro
nervosismo perchè il gps tra gli alti palazzi fiorentini non prende e
quindi parto senza riferimenti sul ritmo. Ma quel che è peggio sono i
primi passi di corsa, la schiena è bloccata e i glutei urlano di già,
ma sono appena partito! Mi sento a rischio ma ormai sono in ballo e mi
metto a correre molto lentamente con grande tranquillità. Le piogge
degli ultimi giorni han portato molta umidità e per la legge di Murphy
è anche uscito il sole. Recupero qualche posizione in salita, saluto
vari amici runners fiorentini e inizio la calda impennata per Fiesole.
Contrariamente alle mie intenzioni non cammino bensì corro lentamente
ma in maniera accettabile, intanto la schiena non dà grossi problemi.
Inizia il lungo tratto di falsopiano verso la prima asperità, Vetta le
Croci. Ho un ritmo regolare e tranquillo e mi permetto di godermi il
panorama, in lontananza il mio adorato monte su cui faccio le sedute
trail. Le campagne sono verdissime e vive, per l'acqua piovuta e il
sole che illumina a festa questo ultimo giorno di maggio. La Vetta le
Croci è uno stadio naturale del podismo, saluto vari amici che sono ad
ammirare il passaggio e proseguo verso la discesa che punta il
Mugello. L'aria si fa più fresca e la schiena non dà eccessivi
problemi, solo un fastidio continuato anche se temo futuri irridimenti
ai glutei. Arrivo a Borgo San Lorenzo, saluti e sosta in bagno e si
riparte per l'avventura, anche qui grandissimo e caloroso pubblico.
Inizia quello che mi rendo conto è il vero Passatore , gli anni
passati mi ero fermato dopo un terzo della distanza ma la vera gara
inizia ora, la salita verso il valico appenninico sotto un gran sole
che illumina le bellissime campagne, le conosco come le mie tasche ma
il loro fulgore riesce ancora a sorprendermi, mentre al nostro fianco
passa il trenino per Faenza che certo sarebbe comodo prendere.
Comincio a sentire i primi acciacchi a parte un pò di comprensibile
stanchezza: sapevo che il ritorno all'asfalto avrebbe potuto essere
deleterio per le mie articolazioni ed infatti comparire un malevolo
dolorino a un ginocchio che compare ogni volta che riprendo a correre
dopo un tratto di marcia. La salita è leggera ma occorre risparmiarsi
e pertanto è normale camminare ogni tanto. Supero il paesino di Ronta
dopo oltre 4 ore ed alla Madonna dei 3 fiumi si esce dalle campagne e
si entra nella zona più boscosa, nelle aspre vallate appenniniche. E
la salita si fa più dura e camminano quasi tutti. Nella gola scavata
da un torrente di montagna supero il cartello che indica la maratona,
sono passate 4h37' e sono a 500metri slm. Da qui inizia l'ignoto, ho
corso anche per durate più prolungate ma qui sul duro asfalto è altra
storia. Il ginocchio in salita, dove occorre spingere e sfruttare ogni
tendine per fare forza, fa un pò male ed è un peccato perchè mi sento
bene per il resto. Per fortuna ora fa fresco e mi godo questa
magnifica foresta, questi maestosi alberi che ci sovrastano. La
pendenza cresce costantemente ed il peggio deve arrivare: ma
mentalmente reggo bene nonostante non sia un momento facile, ed ecco a
un tratto sento un rombo giungere da dietro: eccola, la Gert Official
Car che come programmato giunge nel punto dove il gioco si fa duro,
nel borgo di Razzuolo,  dove la salita tocca il suo tratto peggiore ma
rinfrancato dall'ammiraglia che da quel punto in poi mi assisterà me
ne frego e corro anche nei punti più duri, approfittando dei momenti
di riposo per addentare mele secche e ingurgitare litri di cocacola.
Siamo vicini alla vetta, la strada esce dalle gole e si vede in
lontananza il Mugello, sopra di noi un cielo sereno illuminato dal
luminoso tramonto. Ultimo Km di salita in scioltezza accompagnato
dall'amico Jack di supporto ad altri. 48° Km, passo della Colla,
valico appenninico, 940 m slm. Finisce la salita, tutti si cambiano
mangiano riposano ma io mi fiondo in discesa pregando affichè la
schiena non faccia i capricci. Mi avevan detto che la discesa è peggio
della salita, effettivamente si va veloce ma la fatica è tanta e
comincia a dolere ogni cosa, piedi unghie muscoli. Le gambe non sono
più reattive e la salitina nel paesino di Casaglia mi manda in crisi,
subito passata per fortuna. Tutti si cambiano ma io non sento freddo e
continuo con la canotta traforata e i pantoloncini. La discesa si fa
più tosta ma per me è una benedizione ed infilzo una serie di vari Km
molto veloci volando da un tornante ad un altro. Il cielo intanto si è
scurito , i boschi si sono ingrigiti, i contrasti si fanno attenuati:
cala l'oscurità, inizia la lunga notte del Passatore immersi nella
solitudine appenninica e nel frinire dei grilli. 55°Km, ormai è buio e
i concorrenti ora ricercano anche la visibilità. Un osservatore
esterno vedrebbe così dall'alto una interminabile processione di
puntini luminosi in movimento in mezzo ai boschi della zona. Come
lucciole in un prato, come quelle tante che vediamo dalla strada.La
mia corsa prosegue, supero il 55° Km e riesco a correre sempre e di
buona lena. Temevo dolori muscolari lancinanti come nel finale di una
maratona e invece le grane peggiori le ho a livello articolare, un
altro paio di unghie sono andate e dolgono, i piedi li sento
irrimediabilmente gonfi. Immerso nella notte del Passatore entro in
una mia dimensione zen cercando di non pensare alla difficoltà ma
proseguendo concentrandomi sulla luce della mia lampada frontale
davanti a me che illumina gli altri che supero con facilità, il più è
fatto e passato Crespino inizia l'ultimo tratto, meno in discesa e
forse più impegnativo. Intuisco che i concorrenti intorno a me
continueranno fino a Faenza e ciò mi rinfranca, io mi posso permettere
di spingere di più. 60° Km, ai ristori ne approfitto riposarmi e
camminare qualche passo mentre bevo sali the e cola. Osservo e tocco
con mano quello che mi avevan detto essere la lunga notte del
Passatore, un'occasione di festa per queste zone lontane dalla
frenesia della pianura, la lunga notte si esprime in questi bambini
che continuano a darmi il cinque che ricambio con gioia, gente
sconosciuta che fin da Fiesole ci ha incitati dal primo all'ultimo e
che ho sempre ricambiato con un segno della mano o un sorriso. Qui in
questa notte senza luna ai ristori accendono falò, gruppi di ragazzi
cantano e suonano chitarre , si cuociono cibi, c'è un gesto di
coraggio e di ammirazione per tutti. La mia astrazione continua, la
strategia mentale di suddividere la prova in tappe successive e
pensare solo al prossimo paese che avrei incontrato ha funzionato
facilmente, riesco a non sentire fatica, sento che mancano pochissimi
Km e lascio la libertà all'Official Car che mi aspetterà al traguardo.
Macino km e avversari, termino l'ultima discesina osservando da
lontano le luci di Marradi. Ormai ci sono e riesco anche a fare una
volatina. A Marradi c'è festa, il paese in piazza a festeggiarci,
termino fresco e sento che c'erano anche le energie e soprattutto la
forza mentale per continuare. Ma è bene essere parchi e moderati, non
serve fare il passo più lungo della gamba: la schiena da fermo duole
da matti e mi accontento di quello che ho fatto, la mia prima
ultramaratona di 65Km in 7h19'conclusa con sensazioni eccelse e con la
sicurezza di aver dimostrato a me stesso di poter gestire anche queste
distanze, queste situazioni, anche questo tipo di gare con tutte le
difficoltà che comportano.
Finita la gara avverto in un istante tutto il freddo dell'umida notte
appenninica. Il tepore dell'auto mi riscalda mentre torno verso casa,
rifacendo a ritroso il percorso. Osservo la processione dei
concorrenti e delle loro frontali, provando una immensa solidarietà ed
ammirazione per questi coraggiosi, capaci di sfidare la lunga notte e
la durezza della montagna e della distanza. Miei compagni di
Passatore, sicuramente il prossimo anno o quello dopo ancora sarò con
voi, a tenervi compagnia lungo tutta la valle, verso il comune
traguardo che ci attenderà e che attraverseremo colmi di faticosa
gioia.

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