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Le donne musulmane chiedono di essere libere davvero

Von: Scienza per l'uomo (scienzaperluomo@yahoo.it) [Profil]
Datum: 24.10.2006 18:09
Message-ID: <453e3ab3$1_2@x-privat.org>
Newsgroup: it.sociale.globalizzazione
Dibattito sul velo: gli abbagli dell'islamically correct
da AVVENIRE.it

Le donne musulmane chiedono di essere libere davvero
Souad Sbai (musulmana, presidente Ass. Donne Marocchine in Italia)

Il velo fa discutere, divide gli animi, suscita interrogativi. E certe
incaute dichiarazioni, come quelle rilasciate due giorni fa dall'imam di
Segrate durante una trasmissione televisiva, non fanno che buttare benzina
su un materiale già altamente infiammabile. Molti pronunciamenti appaiono
ispirati più da motivi ideologici, politici o pseudo-religiosi. Almeno
quattro sono i luoghi comuni dell'islamically correct con cui fare i conti.
1. Il velo, si dice, è parte integrante della religione e della cultura del
mondo musulmano. Non è così: non c'è un solo testo religioso che
faccia del
velo un pilastro dell'islam. L'imposizione del velo obbedisce ad una visione
gerarchica e patriarcale della società islamica, che ruota intorno alla
figura dell'uomo padre e padrone. La riprova è che le donne lo indossano
quando questa visione diviene dominante, se ne liberano non appena il
dominio si indebolisce o si allenta. In Tunisia, Marocco, Giordania, l'uso
del velo comincia ad essere scoraggiato e messo in discussione. È qualcosa
che dovrebbe far riflettere i sostenitori di casa nostra.
2. Il velo, si sostiene, è un simbolo di pudore e di modestia delle donne
musulmane. Al contrario, è l'esibizione di un messaggio politico e di
potere. È il pubblico sigillo della sottomissione della donna alle leggi e
alle tradizioni più aberranti. La donna col velo è colei che può
essere
lapidata se commette adulterio, non può uscire di casa senza il permesso del
marito, deve accettare maltrattamenti e violenze se mette il rossetto o
frequenta un occidentale, subire l'infibulazione o la poligamia, essere
costretta a sposare a 12 anni un uomo che non ha mai visto.
3. Le immigrate, si dice ancora, portano il velo per una libera scelta.
Nella stragrande maggioranza dei casi, esse arrivano in Europa senza il
velo. Sono costrette a indossarlo per ordine di mariti, padri e fratelli
istigati e appoggiati dai predicatori di alcune moschee. Anche perché non è
solo un'insegna di potere, è uno strumento di controllo. Ha il compito di
isolare le donne delle comunità, impedire che entrino in relazione con la
società, tenere lontano «l'altro», il nemico, il rivale, l'infedele. Il
velo
dice alle donne: restate chiuse nelle vostre case e siate ciò che dovete
essere, fabbriche di figli, senza volontà e senza diritti. Se parlate con le
immigrate comuni, le immigrate della porta accanto, è questo che vi diranno.
4. Proibire l'uso del velo nelle scuole e nei luoghi di lavoro è un atto di
prepotenza che incoraggia lo scontro di civiltà. In realtà, misure come
queste vanno nella direzione opposta: tendono una mano alla parte più viva e
avanzata delle comunità musulmane. In Francia dall'anno scorso c'è una legge
che vieta l'uso del velo nelle scuole pubbliche. Dopo le proteste scatenate
dai fondamentalisti nei primi tempi, i sondaggi dicono che la stragrande
maggioranza delle allieve e delle donne delle comunità si sono apertamente
schierate a favore della legge. Ora ci sentiamo più libere, confessano: più
libere di parlare, di vivere, di essere noi stesse. Detto questo, è evidente
che il problema è innanzitutto culturale, e si affronta con un dibattito
ampio ed aperto. Più che perdersi in dibattiti politicamente corretti sulle
proibizioni, è molto più utile e realistico difendere il diritto delle donne
a non indossarlo.
Riassumendo: l'imposizione del velo rivela una concezione del mondo che non
vela soltanto la donna ma anche l'uomo, la società, la mente. Che mortifica
la sua parte migliore, la sua storia di civiltà e di creatività. Ogni
immigrata che rinuncia al velo non lo fa perché sceglie l'Occidente
corrotto. Lo fa perché sceglie e ama il vero islam, non la sua copia
deforme. È da riflessioni come queste che dovremmo partire quando
affrontiamo una questione così importante per il futuro dell'integrazione.
Chi oggi in Italia applaude al velo e ne fa solo un problema di centimetri
di pelle da scoprire, mostr a purtroppo di non averlo ancora compreso.

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Intervista a Souad Sbai sul divieto del velo in Marocco e sulla carta dei
valori all'esame della Consulta islamica italiana
SCARICA da RADIO RADICALE, 11 Ottobre 2006   mp3 :
http://www.radioradicale.it/modules/archivio/play-list.php?idr 8564&idf2


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