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un film diseducativo?

Von: franp (pasqualifran@libero.it) [Profil]
Datum: 18.01.2007 08:42
Message-ID: <eon8df$n86$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.sociale.adozione
ho appena ricevuto un articolo pubblicato su "il giornale".
Trattasi della recensione ad un film uscito negli USA.
Non so se quanto riportato sia effettivamente il messaggio del film e
quanto l'ardita estrapolazione della giornalista.
Fatto sta che da genitore bi-adottivo, e papà di un bimbo nato in Russia,
non posso esimermi dal far notare come fosse difficle concentrare una
simile marea di falsità, luoghi comuni, banalità strappalcrime e messaggi
sbagliati e profondamente diseducativi sul tema della adozione in così
poche righe.
a voi...
ciao Francesco


Un bimbo russo adottato commuove gli americani
di Silvia Kramar - martedì 16 gennaio 2007, 07:00
da New York

Dalla Russia con amore. Almeno così dice la Sony Pictures International
che sta per lanciare sugli schermi americani, con grande battage
pubblicitario, un film prodotto nell'ex Unione Sovietica e parlato nella
ligua di Ciaikowski. Raramente uno studio californiano di quel calibro
acquista una pellicola russa; ancor più fuori dall'ordinario che la
presenti come un vero e proprio cavallo da battaglia.
Ma questo, che viene appunto dalla Russia ed è animato da un profondo
amore per i bambini abbandonati, ha già strappato lacrime ed applausi al
Festival del cinema di Chicago e a quello di Toronto dove, a detta di un
critico canadese, «ha dimostrato di essere una pellicola che farà parlare
di sé». Un film con un cuore grande come quello del vecchio cinema
italiano.
S'intitola difatti The Italian e farà parlare di sé anche nel nostro
Paese. Nel suo debutto alla regia, il giovane regista Andrei Kravchuk
narra la storia di un bimbo abbandonato che sta per essere adottato da una
coppia di italiani. Benestanti e senza figli, arrivano all'istituto dove
vive Vanya, sei anni. Biondo, bello e ben educato, viene subito scelto tra
decine di ragazzini con gli occhi tristi e un cuore senza speranza.
Ma l'orfanotrofio, ricostruito nel (vero) Lesogorky di Leningrado, come
molti altri in quel Paese è coinvolto nel mercato nero delle adozioni
illegali, di cui fin troppo spesso si legge sui giornali, e dove ha una
parte non secondaria l'onnipresente corruzione ex sovietica. Infatti.
Anche qui la corruzione ha un volto: il direttore (interpretato
dall'attore Yuri Itskov) che intasca soldi per ogni bambino piazzato a una
famiglia italiana; e quello della broker (l'attrice Maria Kuznetsova) che
arrangia sottobanco le adozioni. Una donna senza scrupoli che si fa
chiamare Madame.
Se cinquant'anni fa era l'Italia ad affrontare film sul commercio illecito
dei bambini, oggi tocca alla nuova cinematografia sovietica rivolgere le
proprie cineprese sul dramma dei bambini rivenduti. Nel film, che
debutterà venerdì nelle sale di New York e di Los Angeles per poi uscire
in tutte le città americane, Kravchuk ha saputo raccontare i retroscena
più drammatici di questa nuova realtà degli orfani dell'Europa dell'Est.
All'interno dell'orfanotrofio due fazioni si combattono per intascare i
soldi delle adozioni illegali. E anche i ragazzini hanno creato una gang
che si incontra segretamente nella cantina dell'istituto.
Dopo la scelta della coppia, che promette di tornare a prenderlo, gli
altri cominciano a chiamare Vanya «l'italiano» senza nascondere la propria
invidia: sanno di essere destinati a una vita fatta di prostituzione e
piccoli furti, a un futuro grigio come il cielo di Leningrado, mentre lui
andrà a vivere nel sole e nel caldo mediterraneo dell'Italia. Ma Vanya non
cede alle lusinghe del direttore e di Madame, che gli promettono un futuro
splendido: vuole trovare sua madre. Per farlo deve imparare da solo a
leggere, per decifrarne il dossier con i dati anagrafici, nascosto sotto
chiave nell'ufficio del direttore.
Come in un romanzo di Dickens, Vanya (interpretato meravigliosamente da
Kolya Spiridov) farà di tutto pur di rubare quel fascicolo; se l'infilerà
sotto la giacchetta troppo leggera per il freddo della Russia e scapperà
su un treno alla volta della provincia, dove spera di conoscere la mamma e
di convincerla a tenerlo con sè. Lo inseguiranno il direttore (che non
vuole perdere la percentuale illegale sull'adozione), la polizia e i
funzionari dell'orfanotrofio, terrorizzati di venire smascherati. Dopo
anni e anni di denunce sul dramma di questo orribile mercato nero le
adozioni russe sono adesso nel mirino dell'Aia, che ha promulgato una
nuova legislazione per regolamentare i casi di accoglimento internazionale.
«Kravchuck ha girato una storia moderna, contemporanea e meravigliosa», ha
scritto il critico del Chicago Tribune. «Una storia che è una favola ma
anche lo specchio della tragedia vissuta da migliaia di orfani del terzo
mondo. Ma non solo di quello».


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