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REPOST - IL NONNO DEL CONTE

Von: Max Del Porco (maxdelporco@gmail.com) [Profil]
Datum: 07.06.2008 16:43
Message-ID: <484a9ec4$0$41662$4fafbaef@reader4.news.tin.it>
Newsgroup: it.sesso.racconti
Così nerboruto, e tosto, duro come solo le brutte notizie sanno essere.
Forse fu lui, ma il ricordo svanisce come accade ai sogni quando uno si
sveglia. Apparve al centro del prato verde ma non era un prato, come un
fiore ma non era un fiore. Quasi certamente un panno da gioco, verde come un
prato, e lui, quel cartoncino rettangolare colorato, era l'asso di bastoni.
No. Piuttosto la donna di picche. Così bastarda da farmi perdere. Ed il
conte, il vecchio conte che per tutta la notte non aveva fatto altro che
guardarti le cosce, reclamava il saldo. Bavoso come un rettile affamato,
squamoso come un pesce che ha bisogno di ossigeno, era parte
dell'arredamento, relitto tra i relitti, rudere tra i ruderi, quadro di
famiglia tra le cornici scrostate, lapide tra le lapidi, cartello indicatore
a freccia su cui c'era scritto: la perduta grandezza è là, almeno mezzo
secolo indietro, forse più.

"Mio nonno le donne le pagava. Se non le pagava, non le voleva. Amava averle
così, voleva che si sentissero puttane, ma puttane sul serio. Non sarebbe
mai andato con una che lo avesse fatto per amore, per passione. Voleva che
si sentissero corrotte. Per le più povere era sufficiente un regalo modesto,
per quelle ricche ci voleva di più."

Non era un piccione viaggiatore, l'email non era stata ancora inventata e
nessun postino aveva suonato alla porta (non una volta, figuriamoci due).
Eppure stavo interpretando il messaggio, e forse anche tu stavi facendo la
stessa cosa. Non saprei dire in quanto stavo volontariamente omettendo di
osservarti. Conoscevo a menadito ogni molecola del tuo volto e se fossi
stato un artista avrei saputo ritrarti a memoria con ricchezza di
dettaglio. Volto innocente da bambina, che eccitazione pensarti perduta
ancora una volta.

"Mio nonno aveva capito che il sesso non conta niente. È un gesto come un
altro. Sono gli aspetti psicologici a renderlo potente. E lui voleva
dominare la situazione. Voleva sapere cosa ci fosse nella testa delle
femmine. Cosa ci sia tra le gambe, lo sanno tutti."

Ti guardò di nuovo le cosce, ostentatamente.

La parte finale del messaggio: il saldo. Scàrtati questa caramella, formato
imperativo. Finora ci siamo occupati solo della carta, adesso lecchiamo il
contenuto. Stavo per dire che non avevamo soldi, che avevamo giocato troppo
forte per le nostre possibilità, quando tu mi hai anticipato. Più veloce non
del fulmine, che sarebbe banale, non della luce, che sarebbe impossibile.
Più di me, semplicemente.

"Non abbiamo i soldi."

Il conte si aprì e ricevette l'anima del nonno. Avvenne nella sua camera da
letto ed il contratto non ebbe bisogno neanche di una stretta di mano.
L'ambiente mancava solo delle ragnatele, anche se forse una ce n'era, ma
l'ambiente era vignettato ai bordi come una foto scattata con un pessimo
obiettivo o almeno così mi è rimasto impresso. Decisi di fingermi assente e
da bravo camaleonte assunsi o credetti di assumere il tono giallo appassito
della tappezzeria scollata in vari punti. Una abat-jour da pavimento
concentrava un cerchio di luce proprio sulla mia poltrona e quindi sulla mia
persona. Con discrezione la spensi e visivamente rimasi poco più che
un'ombra. Il conte e suo nonno morto da anni si spogliarono e rimasero nudi
sul letto, sembrando una pergamena spiegazzata, con  il cazzo ripiegato sui
coglioni in modo tale da far pensare: chissà se funziona ancora. Ben altra
cosa era il mio, che ruggiva come una belva in gabbia in attesa del pasto,
con il desiderio e contemporaneamente la volontà di far durare il più
possibile la fame. Il conte attenuò la luce nella stanza uccidendo il
lampadario centrale e fornendo un alito di vita ad una minuscola lampada da
comodino, buona solo per leggere i titoli a caratteri cubitali del
quotidiano del giorno prima, che avevamo trovato in mezzo al letto e poi era
stato fatto volare via ed ora giaceva, a testimonianza di ciò che era stato,
dimenticato per terra in una zona d'ombra, vicino a me.

Avrei voluto, per poi poterlo raccontare, che tu ti spogliassi lentamente,
con malizia. Ma la verità storica reclama i suoi diritti ed allora confesso
che trovai eccitante anche quel tuo modo burocratico di disfarsi degli
abiti. Come se l'unica cosa impellente fosse la necessità di rimanere
completamente nuda il prima possibile. Come se stessi sbrigando una pratica
noiosa. Vidi distintamente il nonno del conte fregarsi le mani: eccone
un'altra che deve farlo per soldi.

Per prima cosa il conte volle vederti sotto tutte le angolazioni: ti fece
girare mentre eri in piedi. Successivamente ti chiese di salire sul letto.
Sempre in piedi mentre lui era sdraiato, ti fece mettere a gambe larghe
sopra la sua testa. Stette a guardare la tua fica estasiato. Infine ti
chiese di masturbarti. La tua mano si mosse.

Volle leccarti la fica. Anzi, la fica ed il culo, ci tenne a precisare. Tu
ti sistemasti alla pecorina e lui pose le mani sopra le tue natiche.
Patchwork: che contrasto le due pelli, quella di bisonte e quella di
gazzella, le rughe e la levigatezza di dolci colline. Chissà se la lingua di
un vecchio ha la stessa consistenza tattile di tutte le altre lingue: un
giorno me lo spiegherai, quando sentirò la necessità di saperlo.

Cos'era stato prima e cosa sarebbe accaduto dopo era del tutto privo
d'importanza. Non tanto carpe diem, ma ancora meno. Prendi il secondo e
fuggi, un altro secondo ti inseguirà e lasciati raggiungere. Dentro di me
galoppava un demone e non avrei fatto nulla per fermarlo, anzi: non volevo
proprio pensarci.

Il conte era appoggiato alla spalliera del letto, con un cuscino che avrebbe
avuto bisogno di un cambio di federa dietro la schiena, a leccarti il culo e
la fica, tenendoti ben aperta con le mani. Avevi gli occhi chiusi, questo lo
ricordo benissimo. I tuoi occhi erano molto importanti. Non so se siano
veramente lo specchio dell'anima ma la sua dannazione è certo, credimi.
Bavoso come un cane con la rogna, ti stava assaporando, ti stava succhiando
ed aveva l'illusione di poterti avere mentre in realtà ero io ad averti alla
mia maniera.

Il suo cazzo era poco eretto mentre tu eri eccitatissima. Non per le sue
mani ma perché eri carezzata dai miei sguardi e li sentivi violenti come
frustate, me lo confesserai quando avrai tempo, magari la prossima volta che
avremo modo di tornare sull'argomento.

Il conte disse che dovevi prenderlo in bocca e lavorare di lena, altrimenti
alla sua età o peggio ancora all'età del nonno, c'era poco da fare, una
completa erezione era più utopica dell'anarchia. Apprezzai il fatto che le
tue mani fossero candide, prive di tracce di sudore, con le unghie ben
curate, lo smalto rosso. Lo smalto deve necessariamente essere rosso, non
c'è colore altrettanto attraente quando le dita si posano attorno ad un
cazzo. Anche il rossetto deve essere rosso, le labbra devono intonarsi
cromaticamente alle unghie. Mentre si fa un pompino labbra ed unghie
lavorano a breve distanza apparendo spesso insieme nella stessa
inquadratura: certi particolari acquistano importanza mentre si guarda.

Il conte si gonfiò dentro la tua bocca: era ormai pronto, ma non te lo disse
subito. Avrei voluto accendermi una sigaretta ma la fiamma dell'accendino
avrebbe illuminato il mio volto, mentre al contrario non volevo apparire, né
ricordare la mia presenza. Cosa non meno importante, avevo smesso di fumare
da anni. Avrei quindi sorseggiato, piuttosto, un buon whisky, ma non c'era a
portata di mano e rinunciai.

Sei stata tu a cavalcare lui e mi inebriai nel vederti impalata sul quel
cumulo di macerie fumanti, audace come un'amazzone, fresca come una rosa
colma di rugiada e mi scuso per la similitudine molto banale, vincitrice e
padrona della situazione, pronta ad infliggere lezioni, dea dell'amore mai
avuto e mai posseduto. Il conte gemette come presagendo il finale. Suo nonno
tornò all'inferno e lui riaprì gli occhi sullo squallore della propria vita
attuale, arredamento antico tra mobili antichi ma di scarso valore. Se fosse
stato un animale si sarebbe ritratto nella sua tana, ma era un essere umano
privo di certe facilitazioni nonché dotato di un ingombrante malloppo, la
sua psiche.

L'abat-jour accanto alla poltrona sulla quale mi ero accomodato tornò a
risplendere. Grazie al cazzo, avevo azionato io l'interruttore. Se non
avessi smesso di fumare mi sarei acceso una sigaretta e se avessi portato la
cravatta, credo che me la sarei sistemata attorno al colletto stringendo il
nodo. Un cenno della mia testa e tu hai preso i tuoi vestiti per andarti a
rivestire fuori dalla stanza. Mi avvicinai al conte ancora sul letto con lo
sguardo di chi sta per compiere un grande gesto: l'occhio del serpente che
con le sue grandi ed elastiche fauci può inghiottire qualsiasi preda.
Estrassi il blocchetto, tracciai veloce ma serafico alcuni segni con la mia
Mont-Blanc.

"Il suo saldo, conte. Grazie per l'ospitalità."

Cosa disse dopo non ha alcuna importanza, cosa aveva detto prima neanche. In
quel modo inculai lui e suo nonno in un colpo solo. Ti eri ormai vestita, ti
ho presa sottobraccio e siamo usciti nella notte. Ti racconterò tutto quando
mi dirai di aver bisogno di saperlo, te lo racconterò quando capirò di
avvertire l'esigenza di dirtelo. Ce lo spiegheremo, ma probabilmente
scopriremo di averlo sempre saputo.

Ricordi? L'auto partì al secondo tentativo, non al primo. Accesi la radio ma
la nostra emittente preferita non si sentiva in quella zona.


--
mdp

le zoccole e la pubblica moralità
http://www.maxdelporco.com/Default.aspx?tabid4&EntryID


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