Cazzo in Culo non fa figli, ma fa Brodo per Conigli
Von: gatto mammone (raminelli1@virgilio.it) [Profil]
Datum: 10.06.2008 20:57
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Newsgroup: it.sesso.racconti
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E così Tu mi chiedi, illustre Teofilo, di raccontarti l'ennesima storia sbagliata della mia vita. E mi sorridi, comodamente seduto sul divano di fronte alla mia sedia, mentre sorseggi quell'assaggio di acquavite, miscelato al Curacao azzurro delle Antille. Tu sei generoso a lusinghe, mi chiami Affabulatore, Maestro di Caccia, Signore; e vedi riflesso nel tuo bicchiere il nero mantello di Cavaliere Templare che mi ostino a portare; è per difendermi, sai, da questa umidità che penetra nelle ossa, da questa nebbia, spesso ed opaco contorno di sentimenti sbiaditi, che il tempo rende flebili anche nel ricordo. Ma se Ti ostini a chiedere, Io, Jaegermeister Imperiale, maestro 33 dell'Osservanza Massonica, non Ti negherò il fiume vano delle mie parole, che rincorreranno i profumi di un'epoca smarrita, che non c'è più. Eravamo quattro amici al bar: non è vero quel che dice il ritornello della canzone, Noi si era solo in tre. E non volevamo cambiare il mondo: bello o brutto che fosse, ci pareva il nostro e ce lo tenevamo stretto. La metà degli anni 70: gli anni della valanga azzurra. Thoeni, Gros, De Chiesa, Radici, i cavalieri che cavalcavano sci Spalding, Lamborghini, assi di lunghezza di oltre 2 metri, cavalcature di razza che portavano i nostri atleti sul tetto del mondo. A quel tempo i nostri coetanei erano quasi tutti di sinistra, ascoltavano i cantautori, occupavano le Università; noi appartenevamo al gruppo degli altri, forse meno numerosi, sicuramente più sfumati. Sentivamo Lucio Battisti, votavamo per il Movimento Sociale, studiavamo sodo per passare gli esami; ed alla domenica tutti a prendere l'autobus della Sapav, il mitico Bus della neve, partenza in Piazza Carlo Felice, e via di corsa verso il Colle del Sestriere. Ecco, Teofilo, si affaccia alla mia mente una visione. Vedo le strade di Torino, ancora oppresse dal nero manto di una notte d'inverno, sento nelle narici l'aria pesante, satura di nubi che non riuscivano a buttar giù neve per il troppo freddo, odo il rumore di un tram sferragliante, che scarrucola l'asta, e termina per inerzia la sua corsa sul binario, un binario morto. Luci di lampioni, neon opalescenti, qualche raro passante, qualche poveraccio buttato giù sui cartoni, in zona stazione; Torino magica, fredda, altera, scostante e distante al tempo stesso, strega malvagia al servizio del Diavolo suo signore. Verso Sestriere, dunque, dove ci aspettava il circuito dell'Anfiteatro, e le piste dell'Orsiera; ricordo ancora i nomi degli skilift, Garnel, Cit Roc, e la pista del mitico Motta--. Dio, quante Domeniche passate su quelle nevi. Poi c'erano gli amici del C.A.I., e le ragazze. Che discorsi! Le peggiori oscenità saltavano fuori sul Bus, mischiate ai canti alpini stonati in cui si esibivamo al ritorno. Potrei scrivere un trattato di filosofia sul pompino e sulle pompinare, infatti così chiamavamo le belle dell'altro sesso, che a stento si degnavano di rilasciarci un sorriso, una battuta, una parola. Perché parlavamo di donne, anzi di figa, e sghignazzavamo senza ritegno, sognando prestazioni da giornaletti porno, giocando a fare i grandi, i vissuti---- Regolarmente poi ci innamoravamo di una: allora si compiva la mutazione genetica. Guai a mancar di rispetto alla prescelta, che volavano i cazzotti; immediatamente la tipa diveniva pia e lucente come Beatrice, una vera Madonna Angelicata; e quello di Noi che era cotto guardava la bella con occhi lucidi, e sospirava. Sesso? Ma come, ma quando? Madri, mogli, sorelle ed amate non hanno sesso, perché vivono nell'Empireo, là, nell'alto dei cieli; ed a Noi non è concesso che guardarle con languidi occhi, occhi da Gatto Mammone. Noi tre: io, Nino, e Fabrizio. Poi la vita andò avanti come un treno; ci laureammo, trovammo lavoro, diventammo socialisti (erano gli anni 80), ci sposammo. Con tre donne: La Buona, la Brutta e la Cattiva, come in film di Sergio Leone. La Buona: toccò a Nino, era bassa di statura come lui, si trovarono e condivisero la vita, nella buona e nella cattiva sorte. Molto cattolico, molto poetico in fondo. La Brutta: la sorte l'assegnò a Fabrizio. In realtà non era poi brutta; trascurata, lunghi capelli, occhi spiritati da strega. Studiava chimica: oggi è professore ordinario all'Università. La Cattiva: mia moglie. Che mi abbia usato e gettato via, dir non è mestieri; Dio se era bella. Quando guardo i nostri figli, rivedo nei loro volti sereni la bellezza selvaggia di Lei; pure hanno preso qualcosa di me, l'ironia, la sensibilità; no, anzi, sono migliori di me, perché hanno una grande virtù di cui io difetto: la Speranza. Mi sto perdendo, Teofilo, i vecchi non sanno neppure affabulare. Ma veniamo al dunque. Decidiamo, anni dopo, di trovarci tutti a casa di Fabrizio. Nino e sua moglie, Io con una figlioletta (già, mica mi potevo portarmi dietro la divorziata, no??), Fabrizio Maestro di Casa con l'Ordinaria di Chimica e la piccola belva che avevano messo al mondo. Di quella sera ricordo i gentili discorsi sui nafteni, sui benefici della Buna (il famoso Butadiene Natrium della fabbrica di Primo Levi, all'albergo Auschwitz), sugli sviluppi della chimica del carbonio; ricordo la Brutta (non tanto brutta poi, non tanto brutta) che parlava del mondo dell'Università, un mondo di lupi, di lupi ululanti. E già, finii per sentire nelle mie orecchie gli uuuuuuuuuuuhhhhhhhh, uuuuuuuuuuuuhhhhhhhh, e kissy kissy bau bau--------. Mia figlia e la belvotta giocavano all together, Nino e la moglie s'intrattenevano con Sora Gomma, ed infine Fabrizio mi portò a fare il giro della casa. Una stanza, due stanze, tre stanze, quattro stanze----..cento stanze, centouno stanze, centodue stanze---- Al 13 piano, quinto sottotetto, settore nord-est, stanza 123, Fabrizio atteggiò la bocca a Furetto, e con fare misterioso attaccò piano: "E questa----.questa è la stanza del Darci!" "Dunque è qui che----consumate?" "Qui Noi facciamo sesso!" "Ah sì? Bravi" "E ieri, ieri si è avverata la grande Profezia--------" "Che consiste ?" "Ieri, qui, sul tappeto, ho inculato mia moglie!" "Con la kappa? " "Cioè?" "Cioè, voglio dire, Ti sto seguendo, l'hai inkulata" "Tu sai perché l'ho fatto?" "Forse per provare piacere, penso" "Noooooo---- No--------E' perché----" "Perché?" "Perché kazzo in kulo non fa figli, ma fa brodo per conigli!" "Vuoi essere più chiaro?" "Vedi, dopo la sodomia, la peristalsi dell'intestino si è attivata--.In breve ha sentito una grande necessità di defecare. E l'ha fatta, sai, immagini dove?" "Nel cesso suppongo!" "No,nel grande buiolo di rame della nonna! Poi ho mischiato i suoi escrementi con delle staie di crusca, ed ho dato il pastone ai conigli. Avessi visto come ne mangiavano felici". E fu così che iniziai a ridere, piano, poi con singhiozzi, poi sempre più forte, poi iniziò un assurdo sganasciamento, e mi buttai sul pavimento. Oramai ero in piena crisi epilettica; mi soccorse la Brutta, l'Ordinaria di Chimica, la Sodomizzata, assai preoccupata per la mia salute. Mi chiese perché ridessi--.. "Ma è per la Buna naturalmente--.Non trovate che il Butadiene sia assolutamente fantastico?" E tutti iniziarono a ridere, e la follia ci prese----Ridevano pure i conigli in giardino. Ridevano anche le pietre. E così, o Teofilo, scoprii che Fabrizio era un coprofago, uno psicopatico, un pervertito. Dietro un velo di rispettabilità piccolo borghese (sì, mi piace da matti atteggiarmi a persona di sinistra), si celava una guardia della prigione di Askhaban, un mitico mangia merda--------.. Ma lasciami finire con una citazione: "Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore, mentre fa correr via la macchina a vapore, e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia lanciata a bomba contro l'ingiustizia--.." E' tardi, Teofilo, mi avvolgo nel nero mantello. Lasciami andare, Teofilo, lascia che io vada--.. Vedi, giacciono le sfere immobili. Il cielo è muto. Addio, oh Teofilo. Addio.[ Auf dieses Posting antworten ]
