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Darwin non aveva ragione. Lo dicono anche gli atei

Von: Artamano (artamano88@katamail.com) [Profil]
Datum: 12.04.2010 22:30
Message-ID: <xpLwn.45538$Ua.3202@twister2.libero.it>
Newsgroup: it.scienza it.cultura.storiafree.it.scienza.antropologia
il tema scotta.
Eppure ,anche se non ho ancora letto il libro vorrei sapere se le loro
obiezioni sono difendibili tra gli scienziati.

Darwin non aveva ragione. Lo dicono anche gli atei
di Roberto de Mattei* - 08/04/2010

Fonte: il giornale [scheda fonte]

Il saggio di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini dimostra che la
teoria evoluzionista fa caqua. Persino per i positivisti. Nei viventi
ci sono strane costanti che si ripetono, forme perfette ed armoniche
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/ec/Darwin_sexual_caricature.gif

Esiste una particolare specie di vespa (Ampulex compressa) che usa un
cocktail di veleni per manipolare il comportamento della sua preda,
uno scarafaggio. La vespa femmina paralizza lo scarafaggio senza ucciderlo,
poi lo trasporta nel suo nido e deposita le sue uova nel
ventre della preda, in modo che i neonati possano nutrirsi del corpo vivente
dello scarafaggio.
Mediante due punture consecutive, separate da un intervallo temporale molto
preciso e in due parti diverse del
sistema nervoso dello scarafaggio, la vespa riesce letteralmente a «guidare»
nel suo nido già predisposto la preda trasformata in uno
«zombie».
La prima puntura nel torace provoca una paralisi momentanea delle zampe
anteriori, che dura qualche minuto, bloccando alcuni
comportamenti ma non altri. La seconda puntura, parecchi minuti più tardi, è
direttamente sul capo. La vespa dunque non deve trascinare
fisicamente lo scarafaggio nel suo rifugio, perché può manipolare le antenne
della preda, o letteralmente cavalcarla, dirigendola come se
fosse un cane al guinzaglio o un cavallo alla briglia. Il risultato è che la
vespa può afferrare una delle antenne dello scarafaggio e farlo
andare fino al luogo adatto all'ovodeposizione. Lo scarafaggio segue la
vespa docilmente come un cane al guinzaglio. Pochi giorni più
tardi, lo scarafaggio, immobilizzato, funge da fonte di cibo fresco per la
prole della vespa.

Questa macabra ma illuminante storia entomologica è presentata dai
cognitivisti Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini nel libro,
appena stampato da Feltrinelli, Gli errori di Darwin, come uno degli
argomenti più efficaci per confutare l'evoluzionismo darwiniano
secondo cui gli organismi viventi traggono la loro origine da una «casuale»
selezione naturale.

Nel simile comportamento delle vespe, infatti, molte cose avrebbero potuto
andare in altro modo. «La natura biochimica del cocktail di
veleni - osservano gli autori - avrebbe potuto essere molto
diversa,risultando o del tutto inefficace o, per eccesso, letale per la
preda.
La scelta del momento e dei punti in cui pungere avrebbe potuto essere
sbagliata in molti modi, per esempio consentendo allo scarafaggio di
riprendersi e di uccidere la vespa, di lui molto più piccola.
La vespa avrebbe potuto non "capire" che la preda può essere guidata al
guinzaglio, dopo le due magistrali punture, e avrebbe potuto tentare
di trascinare faticosamente il corpo piuttosto voluminoso nel suo nido.
E via di questo passo. I modi in cui questa sequenza comportamentale avrebbe
potuto uscire di strada sono in effetti
innumerevoli. Neanche il più convinto fra gli adattamentisti neo-darwinisti
suppone che gli antenati della vespa abbiano tentato
alla cieca tutti i tipi di alternative e che siano state progressivamente
selezionate soluzioni sempre più valide, fino a che
non è stata trovata la soluzione ottimale, che è stata conservata e
codificata nei geni» (p. 108).
Per quanto lungo possa essere il tempo in cui le vespe sono in circolazione,
non è possibile immaginare l'emergere «a casaccio» di un comportamento
così
complesso,
sequenziale, rigidamente pre-programmato. «E allora? Nessuno lo sa, al
momento. Simili casi di programmi comportamentali innati complessi
(raffinate ragnatele, procacciamento del cibo nelle api come abbiamo visto
prima, e molti altri) non possono essere spiegati direttamente
mediante fattori ottimizzanti fisico-chimici o geometrici.
Ma non possono essere spiegati nemmeno dall'adattamento gradualistico.
È corretto ammettere che, anche se siamo disposti a scommettere che un
giorno si troverà una spiegazione naturalistica, per il momento non ne
abbiamo nessuna. E se insistiamo che la selezione naturale è l'unica via da
esplorare, non ne avremo mai una» (p. 109).

Per i darwinisti tutto ciò che esiste è «imperfetto»,
perché in continua
evoluzione. La selezione naturale non «ottimizza» mai, ma si
limita a trovare soluzioni localmente soddisfacenti. Fodor e Piattelli
Palmarini, invece, dimostrano l'esistenza di casi di soluzioni
ottimali che smentiscono la tesi darwiniana. «Quando morfologie specifiche
simili si osservano nelle nebulose a spirale, nella
disposizione geometrica di goccioline magnetizzate sulla superficie di un
liquido, nelle conchiglie marine, nell'alternarsi delle foglie sui
fusti delle piante e nella disposizione dei semi in un girasole - scrivono i
nostri due autori - è molto improbabile che ne sia
responsabile la selezione naturale» (pp. 88-89).

Fodor e Piattelli Palmarini non vogliono avere niente a che fare con il
«disegno intelligente», ma il loro libro va letto accanto a quello
di Michael J. Behe, La scatola nera di Darwin. La sfida biochimica
all'evoluzione (Alfa & Omega, 2007). Professore di biologia alla
Lehigh University in Pennsylvania, Behe ha dimostrato come l'evoluzionismo
non è in grado di spiegare strutture e processi
«irriducibilmente complessi» come quelli esemplificati dalla biochimica
degli organismi viventi. La complessità biochimica di un
microbo non è inferiore a quella di una pianta o di un animale.

L'evoluzionismo suppone che le specie viventi siano state precedute da
strutture imperfette e incompiute, progressivamente trasformatesi
nelle attuali. Tanto i reperti paleontologi quanto le specie viventi provano
invece l'esistenza di specie tra loro distinte con strutture
in sé compiute. Nella scala dei viventi e nella gerarchia delle specie
esistono evidentemente gradi di perfezione diversi. Ogni specie
tuttavia può definirsi perfetta nella sua struttura e nessun organismo in
natura mostra di essere in evoluzione verso una complessità
maggiore. Tutti gli animali a noi noti, a cominciare dall'uomo, sono
«produzioni high tech», ha osservato il biologo Pierre Rabischong (in
Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, Cantagalli, 2009, pp.177-194, a
mia cura).

Dove si deve cercare la soluzione? Esistono «regole»,
«norme»,«vincoli alla
stabilità» che Peter Timothy Saunders ha chiamato «leggi
della forma» (An Introduction to Catastrophe Theory, Cambridge,
1980),riecheggiando quanto già Sir D'Arcy Wentworth Thompson sosteneva nel
1917 nel suo Growth and Form. Fodor e Palmarini ricordano anche la
successione del matematico pisano Fibonacci, secondo cui ogni termine
è uguale alla somma dei due precedenti.
È la nota «sezione aurea» o «proporzione divina», che si
riscontra nelle
leggi armoniche della fisica, della chimica, della biologia, della
mineralogia e che
disturba non poco i teorici dell'evoluzionismo.
Tutto ciò che è vivente ha una sua struttura biologica e si presenta come
espressione di una «forma» che va oltre le sue componenti
materiali. La forma è la perfezione prima di quanto esiste, ciò che
determina la differenza di un essere dall'altro, determinandone la sua
originalità. La forma rinvia alla specie, che prima di essere l'unità di
base della classificazione tassonomica degli esseri viventi, è una
categoria logica che ha un fondamento nelle cose. Nella filosofia
tradizionale la specie di ogni cosa deriva da quella forma che la
rende una cosa concreta, con un'essenza specifica. Nella riflessione
filosofica, infatti, è il principio che determina l'essenza e la
struttura dell'essere come tale (Aristotele, Fisica, III, 2, 194 b
26;Metafisica, V, 2, 1013 b 23).

L'evoluzionismo, come già osservava Etienne Gilson, è un ibrido connubio fra
una teoria filosofica e una teoria scientifica, che è impossibile
dissociare. La posizione di Fodor e Piattelli Palmarini capovolge quella dei
cosiddetti «teo-evoluzionisti».
Questi ultimi rifiutano la concezione filosofica di Darwin, ma ne salvano la
teoria scientifica, cercando di conciliarla con il «creazionismo». Fodor e
Piattelli Palmarini mettono in discussione l'ipotesi scientifica della
selezione naturale, ma riaffermano la loro fede filosofica nell'ateismo
evoluzionista.
Per criticare Darwin, l'Accademia esige infatti una professione pubblica di
«anticreazionismo». Gli autori del saggio che abbiamo presentato ribadiscono
di voler essere iscritti
all'albo degli «umanisti ufficialmente laici».
«In effetti - scrivono - entrambi ci proclamiamo atei, completamente,
ufficialmente, fino all'osso e irriducibilmente atei» (p. 11). È questo il
prezzo pagato
per ammettere candidamente che «non sappiamo molto bene come funzioni
l'evoluzione» (p. 12).

C'è bisogno di proclamarsi «cattolici, completamente, ufficialmente, fino
all'osso e irrimediabilmente cattolici», per spiegare che la
macroevoluzione non funziona semplicemente perché è una teoria,filosofica e
scientifica, falsa e infondata?

*Vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche

Sempre sul tema dell'evoluzionismo due lettori pongono i seguenti quesiti a
Blondet:

«Le datazioni rivelano che andando indietro nel tempo si trovano solo
fossili di animali sempre più semplici. Si trovano scheletri di animaletti
marini datati a più di 3 miliardi di anni, mentre non si trovano scheletri
umani più vecchi di qualche milione di anni. La vita quindi è apparsa sulla
terra in forma semplice ed è diventata complessa, almeno questi sono i dati
sperimentali che nessuno mette in dubbio.
Pietro G »

Qui c'è un equivoco: credere che i microbi, protozoi o amebe siano forme di
vita «più semplici» di quelle dei mammiferi o dell'uomo. Dal punto di
vista
biologico, ogni forma di vita è estremamente complessa per il fatto che ha
bisogno del DNA, che è complesso anche negli esseri «semplici».

Sì, i batteri hanno solo alcune migliaia di nucleotidi nel loro DNA, mentre
piante e animali ne hanno alcuni miliardi. Ma posta questa differenza
generale e generica, accade per esempio che l'uomo, con 6 miliardi di
nucleotidi, abbia meno nucleotidi di certi anfibi, che ne hanno 100
miliardi; e molte piante hanno più patrimonio genetico dell'uomo.

Nemmeno i darwinisti più fanatici ne concludono che quegli anfibi sono più
moderni e progrediti degli uomini. Del resto la biologia molecolare ha
trovato, con enorme stupore che gli esseri mono-cellulari (batteri) hanno la
complessità delle creature pluricellulari: qui sono singole molecole che
funzionano come apparati ed organi.

Quello che il lettore chiama «semplicità» degli esseri più
antichi, è
piuttosto la loro minore «individuazione». Un protozoo è identico ad un
altro protozoo, sicchè i due sono indistinguibili individualmente; un pino
somiglia ad un altro pino in modo sostanziale; ed anche un gatto non è tanto
diverso da un altro gatto quanto un uomo da un altro uomo (che ha una
«personalità» irriducibile).

Immagino si possa dire che gli animali siano più «individui» quanto
più il
loro sistema neurale è sviluppato. Ma non credo che questo migliori davvero
la vitalità (in senso biologico) dei mammiferi, per esempio. I vegetali non
hanno un sistema neurale perchè non ne hanno bisogno: sono «perfetti»
nel
loro genere, svolgono perfettamente le loro funzioni dentro la loro nicchia
ecologica, con cui fanno tutt'uno. Nè gli animali neurali esisterebbero
senza le piante o le alghe, che forniscono loro l'ossigeno.

Se si cerca di cogliere l'intero mondo vivente come un tutto
interdipendente, si intuisce che ogni essere ha il suo posto e svolge la sua
funzione; non c'è nessun essere in forma di abbozzo imperfetto.

«Perchè vi sta antipatico chi crede nell'evoluzionistmo??? Precisamente: che
danno vi causa chi crede che gli uomini si siano evoluti dai primi rettili?
Mustexx»

Perchè oggi, dopo le scoperte del DNA e del suo funzionamento, e le ultime
risultanze della biologia molecolare, l'evoluzionismo è una teoria
antiscientifica; che pretende di dare per provato quel che non riesce a
provare. In quanto tale, è un'ideologia oscurantista, che probabilmente
ostacola ulteriori progressi della scienza.

Per gli evoluzionisti, una spiegazione è «scientifica» solo quando
è
«riduzionista», ossia se i processo della vita possono essere ridotti alla
chimica, e questi alla fisica. Ciò impedisce o frena la comprensione della
complessità, interdipendenza e «olisticità» del vivente.

Infine, l'evoluzionismo, come ideologia, con la sua credenza nella «lotta
per la vita» e nell'affermazione del più adatto (o del migliore), ha
applicazioni sinistre nella società: la divisione degli uomini fra
«inferiori» e «superiori» che «meritano» di dominare i
primi, la convinzione
(molto diffusa in America) che i poveri meritano la loro povertà in quanto
«meno adatti alla vita» dei finanzieri di Wall Street.

Nella sua applicazione marxista, l'evoluzionismo giustificò lo sterminio di
intere classi sociali in quanto ostacolavano la nascita dell'«uomo nuovo».

Maurizio Blondet

http://www.effedieffe.com/content/view/3411/171/

Ogni specie è perfettamente adattata alla sua nicchia ecologica: è il caso
del picchio con la sua lingua che è una vera e propria fionda o del
pipistrello con la sua sofisticatissima strumentazione di bordo.
L'evoluzionismo è la sola «cosa» che deve evolversi per sopravvivere...
Ancora sulla «fede» evoluzionista
Maurizio Blondet 01 giugno 2008


Il direttore riceve, tra i tanti, il seguente commento a proposito del suo
pezzo «Non proprio darwinismo»:

«Caro Blondet, complimenti per il lavoro di ricerca svolto! Lei è riuscito a
scovare quei 5 o 6 esempi di esseri viventi la cui esistenza non è in
sintonia il darwinismo! Peccato che l'esistenza di altre circa 10 milioni di
specie lo sia... Lungi da me il voler difendere Facchini, ma il montaggio
strumentale delle nozioni che ha appreso e sopratutto l'uso malizioso che
lei fa del lessico, sono indecenti! Secondo lei in senso scientifico cosa
significa 'primitivo'? E 'complicato'? Lei sarà anche un buon retore ma
umanamente non fa una bella figura... Ah un ultima cosa... Il discorso
dell'Intelligent Design è molto interessante, ma affermare che questa teoria
dimostri l'esistenza di un'intelligenza nella natura non le sembra
tautologico? In fondo non era proprio il punto di partenza?!»

Le altre «dieci milioni di specie», se obbedissero alla teoria evoluzionista
(trasformazione da una specie all'altra a forza di accumulazioni casuali)
dovrebbero aver lasciato dietro di sè miliardi di «anelli di
transizione»
tra una specie e l'altra. Anzi centinaia di miliardi, perchè il darwinismo
suppone che questo processo sia avvenuto infinite volte per ciascuna specie.
Invece, di anelli di congiunzione non se n'è mai trovato uno.

La risposta darwiniana è che i fossili sono rari, sono scomparsi... bella
scusa. Finchè i darwinisti non esibiranno un convincente anello di
congiunzione, la loro teoria è una fantasia senza fondamento alcuno.

Nessuna specie è «in sintonia col darwinismo», cari evoluzionisti:
ognuna è
perfettamente adattata alla sua nicchia ecologica, in tutti i minimi
particolari. Un pipistrello non è un topo a cui sono spuntate le ali;
dispone di un sonar, di un pelame fatto per assorbire i suoni tipico di un
insettivoro notturno, ecc.

Il picchio ha una lingua concepita come una fionda: comincia
dall'attaccatura alla sinistra del becco, «va all'indietro», gira attorno al
cranio e si reinnesta nel becco a destra. Solo così il picchio può
proiettare una lingua lunga 15 centrimetri, quanto il suo intero corpo, per
catturare insetti nascosti sotto la corteccia.

Mi sa immaginare cosa hanno mangiato gli antenati del picchio durante
l'evoluzione di quella lingua, avendo - soli nel creato - la lingua che
andava «all'indietro»?

E naturalmente il picchio ha tutte le altre qualità e apparati necessari per
la sua specialissima nutrizione: qualunque altro uccello che usasse come lui
il becco come scalpello tante volte avrebbe una commozione cerebrale; le
zampe e gli artigli sono specialisticamente progettati per una presa
fortissima durante l'uso dello scalpello, ecc. Non si tratta di 55 o 6
specie che contraddicono il darwinismo, ma di tutte.

Un disegno che raffigura l'incredibile lingua a fionda del picchio

Anche le giraffe che, nei documentari della BBC - che diffondono la
propaganda evoluzionista - sono accreditate della «scelta» di allungare il
collo per brucare le foglie sugli alberi alti... chissà perchè, visto che le
giraffe vivono in mezzo ad ogni genere di antilopi e bovini ed erbivori in
genere che campano benissimo brucando l'erba a terra, nella savana!

Andiamo al «primitivo» e al «complesso». Sono concetti
storicamente
variabili. Charles Darwin credette di trovare forme di vita «semplici»,
perchè non conosceva il DNA. I microbi e gli unicellulari sono stati a lungo
considerati «semplici»: ma oggi la biochimica li rivela estremamente
complessi, come gli esseri pluricellulari (qualche biochimico li ha
paragonati ad astronavi), benchè i loro organi e organelli siano costituite
di singole molecole, ciascuna delle quali è una proteina ad hoc, fatta
apposta per svolgere una specifica funzione.

L'ultima frase rivela infine che il lettore non ha capito l'evoluzionismo,
che pretende di difendere: «Il discorso dell'Intelligent Design è molto
interessante ma affermare che questa teoria dimostri l'esistenza di
un'intelligenza nella natura non le sembra tautologico? In fondo non era
proprio il punto di partenza?!».

No, non è tautoligico, perchè il darwinismo, anche nelle sue forme riformate
(l'evoluzionismo è la sola «cosa» che deve evolversi per
sopravvivere...)
nega appunto che esista una qualunque «intelligenza» nella meravigliosa
varietà del vivente che abbiamo attorno; sostiene che tutto ciò è
opera di
ciechi mutamenti casuali, un accumulo dei quali è stato mantenuto dalla
selezione naturale perché «utile». Ma la lingua del picchio non era
«utile»
a nulla mentre si sviluppava, nè le ali del pipistrello mentre aspettava che
il sonar raggiungesse la sua funzionalità.

Molti darwinisti d'accatto, come il lettore, inseriscono più o meno
consapevolmente e tacitamente l'idea (o pseudo-idea) che nella materia
inerte, zimbello del caso, sia all'opera un qualche impulso verso
l'organizzazione intelligente. Ma questo principio auto-organizzativo è
ancora più fideistico di Dio, e non è constatabile.

Il caso non trasforma pezzi di ricambio in un motore; righe casuali in un
programma software non migliorano mai il programma, ma lo oscurano, ne
aumentano il disordine e infine - molto presto - lo rendono non funzionante.

Ciò è ineluttabile, per il secondo principio della termodinamica: ogni
sistema degrada, lasciato a se stesso, dall'ordine verso il disordine, e
verso uno stato stabilmente disorganizzato.

Ma il darwinismo pretende di negare tale principio: ecco quanto è
«scientifico».




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