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Non sanno più che virus prendere ...

Von: IL Consulente (aranciamec@email.it) [Profil]
Datum: 06.11.2009 21:31
Message-ID: <gp19f5pu122hdjtq0uli2u3dj89hjqvo29@4ax.com>
Newsgroup: it.salute
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Quando alla fine del mese di aprile i media lanciarono i primi allarmi
aventi per oggetto una futura pandemia di febbre suina, si distingueva
molto chiaramente la mano di Big Pharma protendersi a sostenere
un’operazione dai contorni indefiniti, foriera di lucrosi profitti per
le grandi multinazionali farmaceutiche, il cui fatturato è ormai
superiore perfino a quello dell’industria degli armamenti.

Sostanzialmente una manovra simile a quella messa in atto con la Sars
e l’influenza aviaria, volta ad instillare la “giusta” dose di paura
fra le popolazioni, sufficiente per creare il fertile humus necessario
a rendere giustificabile l’investimento di miliardi di euro di denaro
pubblico in farmaci antivirali e vaccini tanto dannosi quanto inutili.
Oggi a distanza di circa 6 mesi la febbre suina, ribattezzata nel
frattempo influenza A, è arrivata anche in Italia, quasi
contemporaneamente alle prime delle 24 milioni di dosi di vaccino
ordinate dal nostro governo, che comporteranno un esborso di denaro
pubblico nell’ordine del mezzo miliardo di euro.

Tutto non sembra però essere andato come previsto, ad iniziare dai
risultati della campagna di “terrore per la pandemia” portata avanti a
livello mondiale nei mesi precedenti, vaticinando milioni di contagi e
centinaia di migliaia di morti.

Gli italiani sembrano infatti avere molta più paura del vaccino,
piuttosto che non dell’influenza A e tanto le autorità quanto i grandi
media deputati ad orientare il pensiero delle masse si ritrovano in
palese difficoltà nell’affrontare un argomento che li costringe
giocoforza a cadere continuamente in contraddizione. Come se non
bastasse la pericolosità del vaccino sembra risultare ogni giorno più
evidente ed anche le dinamiche con cui si manifesta il virus
presentano alcuni punti oscuri di assai difficile interpretazione.

Il Ministero (che non esiste più) della Salute, presieduto da
Ferruccio Fazio, ha scelto fin dall’inizio una linea di condotta
estremamente pacata, lontana dall’allarmismo che spesso veniva diffuso
all’estero ed orientata a presentare l’eventualità della pandemia come
un fenomeno facilmente controllabile e tutto sommato di scarsa
pericolosità. Tale linea di condotta, fortemente condivisibile, si
manifestava però in profonda distonia rispetto alla decisione di
spendere una cifra astronomica nell’acquisto di un vaccino di cui non
sono comprovate né l’efficacia, né tanto meno la scarsa pericolosità.

Lasciando in questo modo intuire la posizione del governo, conscio
della natura squisitamente commerciale dell’operazione pandemia, ma al
tempo stesso costretto a chinare la testa (ed aprire il portafoglio)
di fronte ad una rappresentazione teatrale alla quale sarebbe stato
comunque costretto a partecipare.
Anche di fronte alle prime morti determinate dall’influenza A nel
nostro paese ed alla palese reticenza a vaccinarsi messa in mostra
anche da quelle categorie (medici e personale sanitario in testa) che
teoricamente avrebbero dovuto essere le più condiscendenti, Fazio non
ha perso assolutamente la calma, continuando a ribadire come il virus
dell’influenza A sia fondamentalmente molto meno (fino a 20 volte)
letale rispetto a quello dell’influenza tradizionale e come la scelta
di vaccinarsi resti a totale discrezionalità del singolo individuo.

Parole anche in questo caso condivisibili, ma che continuano a
lasciare aperta tutta una serie d’interrogativi. Per quale ragione si
è deciso di spendere mezzo miliardo di euro per acquistare il vaccino
relativo ad una malattia 20 volte meno letale perfino rispetto
all’influenza tradizionale? Per quale ragione a fronte di un virus di
pericolosità molto modesta si sta provvedendo ad inoculare nella
popolazione ritenuta a rischio un vaccino altamente pericoloso
(perfino larga parte dei medici sembrano ritenerlo tale) la cui
efficacia oltretutto risulta ad oggi assolutamente sconosciuta? Per
quale ragione il Ministero della Salute non sembra essere in grado di
produrre argomentazioni di natura scientifica riguardo al virus e al
vaccino, ma si limita alla diffusione di messaggi generalisti che
sembrano avere il solo scopo di evitare l’eventuale diffusione di
panico e prendere tempo?

Nel corso dell’ultima settimana i casi di contagio da virus
dell’influenza A in Italia sono aumentati notevolmente, così come
anche il numero dei decessi (attualmente a quota 25) e degli ammalati
ricoverati in gravi condizioni nei reparti di terapia intensiva e di
rianimazione di molti ospedali italiani. I decessi sembrano
concentrarsi particolarmente nel napoletano, dove sono morte 10
persone, e la somministrazione del vaccino ormai iniziata sta
iniziando a produrre “effetti collaterali” anche di grave entità. Come
se non bastasse alcuni fra i pazienti in pericolo di vita non
risultano essere persone già affette precedentemente da gravi
patologie (presupposto ritenuto finora indispensabile perché il virus
porti a gravi conseguenze) bensì soggetti che godevano di un perfetto
stato di salute.

E’ di oggi la notizia che fra i 40 medici e sanitari sottoposti nei
giorni scorsi alla vaccinazione presso l’ospedale Cardarelli di
Napoli, tre di loro hanno avvertito improvvisamente forti malori quali
vertigini, perdita di senso e sudorazione e per uno dei soggetti si è
reso perfino necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva.
Mentre sono moltissime le persone che dopo avere ricevuto il vaccino
si sono ritrovate a letto con febbre e dolori muscolari e all’estero,
soprattutto in Finlandia e Svezia, già si riscontrano alcuni decessi
“sospetti” la cui causa potrebbe essere attribuibile proprio alla
somministrazione del vaccino contro l’influenza A.

A Torino nei giorni scorsi un uomo di 44 anni senza nessuna patologia
pregressa è stato ricoverato a causa dell’influenza A in condizioni
disperate all’ospedale Molinette, dove viene mantenuto in vita per
mezzo della circolazione extracorporea. Sempre a Torino una ragazza di
25 anni in ottimo stato di salute, dopo avere contratto il virus è
stata ricoverata in fin di vita nel riparto rianimazione dell’ospedale
Maria Vittoria. In entrambi casi i primari hanno parlato di situazioni
apparentemente “inspiegabili”, così come inspiegabile è parsa la
scomparsa di Emiliana D’Auria, la bimba napoletana di 11 anni deceduta
all’ospedale Santobono a causa dell’influenza A, senza che presentasse
alcuna patologia pregressa.

Il ministro Fazio, oggi in visita a Napoli, ha continuato a
rassicurare la popolazione, affermando che la situazione è sotto
controllo ed il virus meno pericoloso di quanto si potesse prevedere.
Invitando, come già ha fatto nei giorni scorsi, a non affollare i
pronto soccorso, bensì a consultare il medico di famiglia,
consigliando la vaccinazione per i soggetti a rischio. I giornali si
muovono sulla stessa falsariga, nell’evidente intento di non provocare
allarmismo, pur mantenendo alta l’attenzione sull’argomento al fine di
giustificare la campagna di vaccinazione.
Gli italiani non danno la sensazione di essere in preda al panico, ma
iniziano a prendere coscienza del fatto che autorità e media sembrano
davvero non sapere che pesci prendere, limitandosi ad un’informazione
generalista che non entra nel merito del problema ed è incapace di
offrire risposte concrete alle domande che ogni cittadino, soprattutto
se compreso fra i soggetti a rischio, non può mancare di porsi.

Siamo di fronte semplicemente all’ennesima bufala pandemia messa in
scena con il solo scopo d’ingrassare i profitti di Big Pharma o la
situazione (in tutto o in parte) è sfuggita di mano a qualcuno? Ha
senso ricorrere alla vaccinazione quando i rischi ad essa connessa
potrebbero essere superiori a quelli determinati dal virus stesso?
Quanto sono attendibili i dati concernenti il numero dei contagiati
stante il presupposto che la stragrande maggioranza di coloro che si
ammalano non vengono sottoposti ad alcun esame volto a rilevare la
presenza o meno del virus H1N1? Perché si provvede alla
somministrazione di un vaccino che per ragioni temporali non ha avuto
modo di essere testato in maniera attendibile, a fronte di una
malattia giudicata scarsamente pericolosa? Come è possibile che lo
stesso virus che produce nella maggioranza dei soggetti colpiti solo
effetti di scarsa entità, risolvibili con qualche antipiretico e un
paio di giorni di riposo, determini in alcuni casi conseguenze
gravissime tali da condurre in fin di vita anche soggetti che non
hanno alcuna patologia pregressa?

Di fronte a tante domande che probabilmente resteranno a lungo senza
risposta non resta che affidarsi al vecchio buon senso, tenendosi alla
larga soprattutto dal vaccino, che allo stato attuale delle cose
sembra essere potenzialmente ben più pericoloso del virus che promette
di combattere.

--
aranciamec@email.it)                   it-alt.salute.tumori
Consulente per lo sviluppo delle Medicine Non Convenzionali.
Diploma Scientifico-Medico-Psicologico presso Universita'UPM

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