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Farmaci da testare e tanti soldi Le cavie umane si raccontano ...

Von: - Marco A. - (aranciamec@email.it) [Profil]
Datum: 04.11.2009 22:01
Message-ID: <cgq3f5dpdp7vn7qhg1ed5dd8njcttthnsa@4ax.com>
Newsgroup: it.salute
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Un sito raccoglie le storie del business dei volontari nelle
sperimentazioni farmacologiche. Ecco come vivono...

PROFESSIONE cavia umana: numerosi prelievi di sangue al giorno,
assunzione di medicinali mai testati prima sull'uomo, brevi ricoveri
sotto osservazione, possibili danni alla salute e stipendi da
capogiro. Passa quasi inosservata - in Italia solo alcune inchieste
hanno raccontato del business dei volontari nelle sperimentazioni
farmacologiche - ma sul web la professione della cavia umana è
ampiamente documentata. C'è chi l'ha fatto in Svizzera (vero Eldorado
del settore per gli ottimi pagamenti), chi in Texas, chi in Italia,
dove il reclutamento dei volontari - prevalentemente ricercatori o
studenti di medicina - avviene tramite l'Istituto superiore di sanità
e i vari Comitati etici delle Asl nazionali. C'è chi l'ha provato una
sola volta, chi denuncia i danni subiti da un familiare dopo la prova
di un certo medicinale e chi invece ne ha fatto il lavoro di una vita.

E' il caso di Paul Clough: 30 anni, americano, cavia volontaria da
cinque, 35 sperimentazioni, oltre 500 notti trascorse in 8 cliniche
diverse e 3mila prelievi endovenosi. La sua storia è tutta raccontata
in un sito, Just Another Lab Rat http://www.jalr.org/ (Solo un altro
topo da laboratorio), nel quale Paul spiega i retroscena di una
professione molto discussa. Lui si augura di poter continuare almeno
fino ai 45 anni e nel frattempo, tra la fine di un test e l'inizio del
successivo, cerca di mettere da parte i soldi per quando il fisico non
gli permetterà più di prestarsi alla scienza. Il sito è diventato
presto il punto di ritrovo di tutta una comunità di cavie umane che,
nella sezione Message Board, si conoscono, confrontano e consigliano
sui prossimi test. Secondo Paul negli Stati Uniti altre 10mila persone
hanno scelto la sua stessa professione.

Ufficialmente sono tutti volontari ma il cospicuo pagamento - più di
300 dollari al giorno - permette sin da subito di restringere il
cerchio dei candidati. In uno studio recentemente pubblicato sulla
rivista New Scientist si apprende che sono soprattutto disoccupati,
studenti, persone con debiti e, come nuovo trend, anche immigrati
illegali e senzatetto. Aspetto, questo, che allarma non poco parte dei
ricercatori scientifici e bioeticisti, che individuano nell'esigenza
economica di queste persone un incentivo a sottoporsi a continui test,
senza però rispettare i tempi e le corrette norme sanitarie.

A spiegare il giusto iter della cavia umana ideale, dal reclutamento
alla degenza, ha pensato Paul nel suo dettagliatissimo sito. Tutto
inizia con la ricerca delle cliniche e dei test: nella sezione Clinic
List sono raccolti in ordine alfabetico tutti gli istituti americani
che attualmente stanno cercando volontari. Si va dall'Arizona, dove
mancano cavie per una "fase uno" (ovvero prima prova su uomo sano dopo
quelle animali) e candidarsi è possibile compilando online una normale
form, alle Hawaii dove per un compenso di 4750 dollari si cercano
donne giapponesi di prima generazione tra i 45 e gli 80 anni. E così
via per circa cinquanta cliniche, oltre a quelle universitarie e a
quelle del sonno. In Italia non esistono siti di raccolta delle
offerte, ma una semplice ricerca sui motori online permette di
individuarne sia in Italia che nella vicina Svizzera.

Una volta scelta la ricerca in base ai requisiti e alla posizione
geografica della clinica - alcuni volontari americani vivono
addirittura nei camper per potersi spostare meglio da una località
all'altra - inizia la fase degli esami. Il candidato cavia deve essere
sano (la sperimentazione sui malati fa parte delle fasi 2, 3 e 4) e
per attestarlo viene effettuato prima un test telefonico sull'età e le
abitudini del candidato. Fumo, alcol, droghe, cattiva alimentazione,
allergie, etnia: quasi tutto può compromettere la scelta. Una volta
superata la prima fase si passa alle analisi di laboratorio: prelievo
del sangue, analisi delle urine, pressione, elettrocardiogramma (per
alcuni studi è rischiesto anche il monitoraggio cardiaco di 24 ore),
prove allergiche e misurazioni di ogni genere.

Sempre sul sito Just Another Lab Rat si apprende che superata questa
fase, circa due settimane dopo, inizia la vera sperimentazione. Al
check-in ci si presenta con il cellulare, ma la videocamera non è
ammessa; con prodotti di bellezza, ma non a base di aloe o cocco;
elettrodomestici, ma senza cuffie: si effettuano nuove analisi e solo
se i valori sono compatibili allo studio si procede al ricovero. La
sperimentazione ha una durata variabile a seconda del farmaco assunto
e durante il ricovero la cavia viene sottoposta a continue analisi,
pasti regolari e controllati, ore di sonno cadenzate. Non sono
permesse le visite e qualsiasi effetto indesiderato, dal mal di testa
alla sudorazione, deve essere segnalato al personale medico. Se il
volontario non può proseguire il test a causa di controindicazioni
inaspettate viene comunque retribuito e, in caso di compensi superiori
a 600 dollari, la somma è soggetta a tassazione.

Alla fine di ogni studio la cavia deve rispettare un periodo di
disintossicazione di almeno 30 giorni, durante i quali l'assunzione di
vitamine, acqua e pesce aiutano a rimettersi in forma. Questa è la
testimonianza di Paul Clough, professione cavia umana. Trent'anni,
ancora sano, con la media di 7 studi all'anno guadagna circa 30mila
dollari. A 45 anni smetterà ma agli interessati ricorda: "Assumerete
medicinali sperimentali che nessuno o pochi umani hanno preso prima.
Quindi, certo, è possibile incorrere in malattie, effetti indesiderati
o addirittura morte".



--
- Marco A.- (aranciamec@email.it)      it-alt.salute.tumori
Consulente per lo sviluppo delle Medicine Non Convenzionali.
Diploma Scientifico-Medico-Psicologico presso Universita'UPM

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