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Come sarà la fine del mondo?

Von: Nostradamus (nonono@no.it) [Profil]
Datum: 08.08.2006 00:14
Message-ID: <eb8dsu$tq8$1@emma.aioe.org>
Newsgroup: it.salute
"Or quanto ai tempi ed ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi se ne
scriva;
2 perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come
viene un ladro nella notte.
3 Quando diranno: Pace e sicurezza, allora di subito una improvvisa rovina
verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno
affatto."  I Tess. 5:1/3

Erroneamente la tradizione e la superstizione umana inducono l'uomo che non
ha approfondito l'aspetto delle profezie nella Bibbia, a pensare che la fine
del mondo sia un evento unico, improvviso, drammatico ed inaspettato.

Si tratta di un evento che, basandosi sul testo Biblico, sicuramente ci
sarà, ma avverrà per gradi, secondo una sequenza precisa, identificabile e
con una cronologia degli eventi dichiarata esplicitamente.
Oggi possiamo affermare che la fine di questa terra non potrà avvenire prima
di 1.007 anni. Mentre la fine di questa epoca storica caratterizzata dai
governi umani, non avverrà prima di 7 anni. Questi 7 anni che appaiono in
modo ricorrente si potranno iniziare a contare solo dopo che "il Signore
sarà venuto come un ladro" e che un nuovo governo, ipoteticamente l'Europa,
avrà avuto un capo che sia stato in grado di stabilire un patto che
garantisca la pace in Israele per almeno 7 anni. A metà dei 7 anni il patto
verrà infranto, in ogni caso alla fine dei 7 anni Cristo stesso stabilirà la
sua giustizia ed il suo regno sulla terra e regnerà per 1.000 anni, solo
alla fine dei 1.000 anni ci sarà la fine del mondo come lo conosciamo, ci
sarà il giudizio universale, dei nuovi cieli ed una nuova terra.

Perciò noi credenti possiamo affermare con una certa serenità e
tranquillità, che tutti gli annunci apocalittici dei media, tutte le paure
dovute alle guerre, agli eventi climatici catastrofici, pur se giustificati
umanamente, non sono quelli che provocheranno "la fine del mondo".

La tendenza a drammatizzare le circostanze e gli eventi da parte degli
uomini, specialmente quelli che si occupano d'informazione, deriva dal loro
stato di morte spirituale. Gesù affermò: "O voi fate l'albero buono e
buono
pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto;
perché dal frutto si conosce l'albero.
34 Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall
'abbondanza del cuore la bocca parla. 35 L'uomo dabbene dal suo buon tesoro
trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose
malvagie. 36 Or io vi dico che d'ogni parola oziosa che avranno detta, gli
uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; 37 poiché dalle tue parole
sarai giustificato, e dalle tue parole sarai condannato." Mat 12:33/37 cioè
a dire che quello che uno ha dentro quello tira fuori, se uno si lamenta
sempre, vede tutto in chiave drammatica, soffre di paure irrazionali,
significa che è quello ciò che ha dentro.

L'uomo che non conosce Dio, che non ha lo Spirito santo, vive una vita piena
di paure, è angosciato, sempre insoddisfatto, insicuro riguardo al presente
e specialmente al futuro, su lui grava l'angosciosa certezza del giudizio
divino, dato che "chi crede ha vita eterna e non viene in giudizio, chi non
crede è già giudicato", pertanto è portato a valutare le
situazioni
giustamente in base a quella situazione di condanna in cui giace. L'umanità
è portata a demolire i cosiddetti "tabù", a ribellarsi alle
regole, ad
invocare la libertà di comportamento e di pensiero, quasi che queste "catene
psicologiche" provengano dall'esterno, "l'incatenamento" al contrario
è
interiore, la mancanza della conoscenza del Piano di Dio rende la vita
soffocante, confusa, precaria, senza pace, irrequieta, ribelle a tutto ed a
tutti, assumendo un comportamento irriguardoso verso se stessi e gli altri.
Questa gente vive pensando che gli altri stiano valutando di continuo il
loro comportamento, che abbiano delle pretese nei loro confronti, ma così
non è, questo mondo senza Dio è chiuso in se stesso, nel tentativo di
soddisfare i bisogni primordiali, come quelli di un lattante, nell'attesa
della fine di tutte le cose o della propria morte, ma non perché queste
siano realmente imminenti in generale, ma perché il peso della propria
condizione spirituale condiziona ogni comportamento, pensiero e decisione.
"Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già
giudicato, perché non
ha creduto nel nome dell'unigenito Figliuolo di Dio." Giov 3:18
"Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al
Figliuolo non vedrà la vita, ma l'ira di Dio resta sopra lui. " Giov 3:36



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