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Luisa Morgantini sulla strage israeliana (TRA CUI 4 BAMBINI) a Gaza

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 05.05.2008 15:18
Message-ID: <fvn1eq$t61$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.politica.ulivo
Luisa Morgantini sulla strage israeliana (TRA CUI 4 BAMBINI) a Gaza

GAZA, 8 MORTI TRA CUI 4 BAMBINI E LA MADRE UCCISI DA UNA CANNONATA
ISRAELIANA



questa volta però l'Ambasciatore italiano Marcello Spatafora non sospende
per protesta la riunione del Consiglio di Sicurezza





Roma, 29 aprile 2008



Ieri una cannonata di un tank israeliano ha ucciso otto civili, tra cui
una madre e i suoi quattro bambini di sette, sei, quattro anni e quindici
mesi, mentre stavano facendo colazione, morti tutti tra le macerie della
loro casa a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.



Lo scorso mercoledì 23 aprile, invece, al Palazzo di vetro la riunione del
Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata alla situazione in Medio Oriente,
veniva sospesa su richiesta dell'ambasciatore italiano, Marcello
Spatafora, in segno di protesta in seguito alle dichiarazione del
rappresentante della Libia, l'ambasciatore Giadalla Ettalhi, che ha
paragonato "la situazione di oggi a Gaza a quella dei campi di
concentramento nazisti'' durante la seconda guerra mondiale.



Non dirò mai e non ho mai detto che la politica israeliana nei confronti
del popolo palestinese è come quella dei nazisti contro ebrei, comunisti,
omosessuali e zingari. L'unicità dell'olocausto appartiene alla storia
europea, così come le persecuzioni contro gli ebrei, ed abbiamo detto mai
più.



Non biasimo quindi il nostro ambasciatore che ha protestato contro il
paragone fatto dal rappresentante della Libia su Gaza sulla politica
israeliana uguale a quella nazista.

Ma protesto fortemente perchè il nostro Ambasciatore non ha agito in
nessun modo affinché cessi l'illegale occupazione militare della
Cisgiordania e di Gaza e la punizione collettiva inflitta alla popolazione
di Gaza ormai stremata.



Le notizie di uccisioni di civili, di bombardamenti, di demolizioni di
case, di confisca di terre, si susseguono giorno dopo giorno: perchè il
nostro ambasciatore non prova la stessa indignazione di fronte alle
persone -donne, bambini, anziani- che a Gaza non hanno più pane o ai
malati della Striscia che muoiono perché non possono curarsi o agli
studenti che pur vincendo borse di studio in università prestigiose non
possono andare fuori dalla Striscia perchè Gaza è chiusa e la sua
popolazione rinchiusa in una prigione a cielo aperto?



Non indigna abbastanza il nostro ambasciatore il fatto che l'Unrwa,
l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, è stata
costretta lo scorso 24 aprile a sospendere la distribuzione di aiuti
alimentari nella striscia di Gaza perché rimasta completamente priva del
carburante necessario per il funzionamento dei suoi automezzi, in seguito
al taglio dei rifornimenti decisi dalle Autorità Israeliane?



Non indignano sufficientemente neanche i 1562 ammalati palestinesi che
necessitano di lasciare Gaza per cure urgenti ma ai quali vengono
sistematicamente rifiutati i permessi di uscita rischiando la vita come i
133 palestinesi della Striscia già morti per aver ricevuto tale rifiuto?



Invito il nostro ambasciatore a recarsi a Gaza e vedere i corpicini dei
bimbi nati prematuri che combattono per vivere ma che potrebbero morire
per la mancanza di luce o di gasolio dovuto all'assedio israeliano: ma
forse anche se volesse vederli con i propri occhi non potrebbe farlo, dato
che sono le autorità israeliane in quanto forza occupante a decidere chi
entra e chi esce da Gaza e persino un Nobel per la pace ed ex capo di
Stato Usa,  Jimmy Carter, non è potuto entrare.



E' davvero tempo che la diplomazia italiana, i Governi europei e l'intera
Comunità internazionale non facciano dell'indignazione lo strumento
ipocrita e connivente di una politica di "due pesi e due misure", ma siano
capaci di ascoltare e di agire, facendo proprie le costanti denunce di
violazioni dei diritti umani lanciate non solo dalle Organizzazioni
israeliane, palestinesi e internazionali, ma anche dall'Onu o dalla Banca
Mondiale che proprio ieri ha segnalato ancora una volta il drammatico
deterioramento dell'economia palestinese nei Territori Occupati, dove, a
causa "delle restrizioni imposte da Israele alla libertà di movimento e di
accesso in Cisgiordania", il 35% della popolazione è in condizioni di
assoluta povertà, nel 2007 si è registrata una crescita zero, con
previsioni di stagnazione anche nel 2008 e dove il tasso di disoccupazione
è in West Bank al 23%  e  nella striscia di Gaza al 33%, malgrado i 7,7
miliardi di dollari di aiuti promessi dai Paesi donatori.



I palestinesi, dopo 40 anni di occupazione e 60 anni di Nakbah hanno
bisogno e diritto, non solo di aiuti, ma soprattutto di prospettive per il
loro futuro, di giustizia e pace, della creazione di un loro stato,
autonomo, sovrano, indipendente, basato sui confini del '67, con
Gerusalemme capitale condivisa e in co-esitenza pacifica e in sicurezza
con lo Stato di Israele.



Chiedono, non tanto e non solo indignazione, ma libertà, indipendenza,
legalità e fatti da parte del Governo Israeliano e della Comunità
Internazionale che potrebbero cominciare proprio dalla fine
dell'occupazione militare, dall'applicazione delle molte risoluzioni Onu
da anni rimaste disattese e dal rispetto di diritti universali.  E questo
darebbe libertà e sicurezza ai palestinesi ma anche agli israeliani e i
bambini di Sderot non vivrebbero più nell'ansia e nella paura di essere
colpiti da rockets illegali che piovono sulla loro città.



--
visitate http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm
http://www.larinascita.org
http://www.italia-cuba.it/associazione/associazione.htm

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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