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Basi della Repubblica sono l'antifascismo e la lotta di Liberazione

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 12.05.2008 18:50
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Newsgroup: it.politica.ulivo
Basi della Repubblica sono l'antifascismo e la lotta di Liberazione




«Noi abbiamo una Costituzione scritta che discende direttamente dalla
Resistenza e dalla lotta di Liberazione, attenti a non mettere in pericolo
l’architrave della nostra Repubblica»

È quanto afferma sulle pagine del Corriere della Sera lo storico e
saggista Luciano Canfora in risposta alle dichiarazioni rilasciate da
Gianni Alemanno in un’intervista al Sunday Times dal titolo “L’Italia
aveva bisogno del fascismo, dice il nuovo Duce”.

Pur esordendo con un «non sono fascista, ex fascista o postfascista», il
neosindaco di Roma riconosce al fascismo un ruolo «fondamentale nella
modernizzazione dell’Italia». Ribatte, garbatamente, Canfora: «Gli storici
dicono che negli anni ’30 l’intera Europa vide un processo di
modernizzazione, connessa al grande sviluppo industriale e al capitalismo
maturo. Si sarebbe prodotto comunque, indipendentemente dal regime
politico». Attribuire a sostegno del regime il prosciugamento delle paludi
o la creazione  di infrastrutture del Paese, come fa Alemanno, non appare
affatto convincente perché «fa parte dell’esercizio del potere dare corpo
ad un piano di lavori pubblici». Lungi dall’essere questo «il biglietto da
visita di un regime», sottolinea lo storico. E poco aggiunge alle ragioni
del neosindaco il riferimento all’Eur come «esempio di architettura che
era parte del processo di modernizzazione e diede importanza all’identità
culturale dell’Italia».

Una «doverosa» osservazione critica, insiste Canfora, meritano «i
fortissimi passi indietro dal punto di vista del principio di
rappresentanza» compiuti durante gli anni della dittatura: «L’Italia
fascista fu imbrigliata nel corporativismo e le donne ottennero il diritto
di voto solo dopo la Liberazione». E lancia un monito: «Questo tipo di
rivalutazione strisciante è nell’aria e bisogna stare attenti ai manuali
per le scuole, dove prima o poi qualcuno comincerà ad infilare questi
concetti», a partire proprio da un uso distorto del culto del corpo e
della violenza.

Sul piano personale Canfora dubita della «profondità»
dell’autoconversione
di Alemanno, diffidando di chi opera cambiamenti repentini sui propri
convincimenti. Anzi si spinge oltre: «La conferma della sua superficialità
sta proprio nella sostanziale rivalutazione del bilancio positivo del
fascismo». Operazione fatta già nei primi anni ‘90 da Berlusconi e Fini
che tentarono di ricollocare il regime nella fase precedente alle leggi
razziali del ’38, non calcolando però che sin dal ’19 proclamò di essere
fascista. «Un dato che non può essere camuffato», conclude Canfora.
Ma non convince il rinsavimento ideologico di Alemanno anche perché ad
acclamarlo al Campidoglio c’erano tanti sostenitori che facevano il saluto
romano e gridavano «Duce, Duce». E francamente a poco servono anche le sue
ricostruzioni giovanilistiche: «Negli anni ’70 e ’80 noi a destra
pensavano che il fascismo fosse sostanzialmente positivo. Ora capiamo che
era totalitario e generalmente negativo, deve essere condannato (…). Sono
giunto a odiare tutte le forme di totalitarismo, sia di sinistra, sia di
destra».


--
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