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Decidere 2.0

Von: Xyz (masacciovive@yahoo.it) [Profil]
Datum: 02.07.2008 14:29
Message-ID: <k2tm6492fas821u1k56l6v5bkfqepq8uhu@4ax.com>
Newsgroup: it.politica.sinistra
Fonte: La stampa
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200806articoli/34112girata.asp

Svolta inglese con la legge anti-proteste

Il governo vuole vietare
la mobilitazione locale contro
i progetti delle grandi opere

VITTORIO SABADIN
LONDRA
I giornali inglesi la buttano in politica e vedono nel voto in
programma per oggi alla Camera dei Comuni l’ennesima occasione nella
quale il governo di Gordon Brown potrebbe andare sotto. Ma la legge
che verrà votata (e che quasi sicuramente sarà approvata) a
Westminster avrà conseguenze molto più importanti e in un certo
senso
anche storiche.

Per la prima volta, uno Stato democratico impedirà ai cittadini di
fare valere le loro proteste quando un’autostrada, un aeroporto, una
ferrovia, una centrale nucleare o un impianto eolico deve essere
costruito sul loro territorio.

E’ la fine di una espressione tipicamente inglese, ma diventata
abituale in tutte le democrazie: «not in my backyard», non nel
mio
cortile, che in Italia è stata applicata all’alta
velocità della Valle
di Susa come agli inceneritori dell’immondizia di Napoli, per non
parlare di quando si riaprirà seriamente il dibattito sul ritorno al
nucleare: sono opere sicuramente necessarie, ma - per favore - fatele
da un’altra parte.

Come tanti governi europei, anche quello di sinistra di Gordon Brown è
stanco di assistere alle continue proteste delle comunità locali ogni
volta che si parla di nuove opere che rivestono un’importanza
strategica, come le turbine eoliche e le moderne centrali nucleari che
dovrebbero ridurre la dipendenza dal petrolio. La legge inglese
prevede che i cittadini possano trascinare in giudizio il governo e
che le decisioni possano essere riviste. Gli avvocati pronti a
perorare cause non mancano e anche nei casi migliori passano anni
prima che si arrivi ad una soluzione definitiva.

La nuova legge, il Planning Bill, stabilirà che sia un comitato
formato da esperti, nominati dal governo, a decidere in quali località
installare i nuovi impianti o fare passare le ferrovie ad alta
velocità (il Network Rail è già pronto a realizzare
sei nuove tratte),
costruire dighe o centri di raccolta e di riciclaggio dei rifiuti,
senza che le comunità locali abbiano la possibilità di
esprimersi. «E’
un’iniziativa antidemocratica - ha detto all’Independent Naomi Ludhe
Thompson, dell’associazione Amici della Terra - che impedisce alle
persone di essere coinvolte in scelte che modificheranno la loro vita.
Finora la gente poteva chiedere un’indagine, convocare testimoni ed
esperti, ma ora potrà solo protestare inutilmente senza che il governo
sia obbligato a rispondere».

Molti parlamentari, sia laburisti che conservatori, hanno espresso
dubbi sul provvedimento, che conferirà tutti i poteri ad un comitato
che nessuno avrà eletto. Dal loro punto di vista, oltre alla
democrazia, bisogna difendere la rappresentatività parlamentare e -
anche se non lo dicono - la possibilità di sfilare in testa al corteo
di protesta ed essere intervistati dalla tv. John Grogan, uno dei
leader dei laburisti ribelli, ha spiegato che c’è un limite ai
vantaggi del governare attraverso anonimi comitati di esperti. «Ogni
progetto deve avere una firma sotto, deve avere un parlamentare che si
alzi e spieghi alla gente perché è necessario». Il
leader
dell’opposizione, David Cameron, sostiene che il provvedimento
«è un
divorzio dal processo democratico, che priva le persone del
fondamentale diritto di esprimersi sia a livello nazionale che
locale». Nonostante un’opposizione trasversale è molto
probabile che
il progetto venga approvato. Brown lo ha limato in questi giorni per
renderlo più accettabile con «comitati di verifica»
che dovrebbero
evitare di trasformare la commissione in un organo dittatoriale.
Inoltre, dopo due rinvii, il giorno del voto è stato scelto con cura:
alla vigilia dell’elezione del deputato di Henley al posto del nuovo
sindaco di Londra, Boris Johnson. L’elezione sarà un affare tra
conservatori e liberal-democratici e molti parlamentari
dell’opposizione saranno nel collegio per la campagna e non voteranno.

Comunque la si giudichi, la nuova legge inglese costituirà un
precedente importante per tutte le democrazie che sono alle prese con
sfide che non riescono a governare. Forse, se vorremo fermare la Cina,
dovremo come i cinesi fare prevalere l’interesse pubblico su quello
privato, almeno nelle grandi opere. Inoltre, molti autorevoli esperti
sostengono che la crisi dell’energia, del cibo e dei mutamenti
climatici rappresentano ormai un pericolo maggiore del terrorismo per
la sicurezza nazionale degli stati. Per affrontarlo con la fretta che
è necessaria, sembra pensare Gordon Brown, non c’è altro
modo che
sospendere la democrazia (come è stato in parte fatto per combattere
Al Qaeda), togliendo la parola a tutti gli ostinati difensori dei
cortili di casa.

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