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Ma Israele vuole veramente la pace?

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 02.07.2008 11:59
Message-ID: <g4fjh8$hf1$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.politica.polo
Ma Israele vuole veramente la pace?
QUIET IS MUCK
di Gideon Levy *
Una grande catastrofe si è improvvisamente abbattuta su Israele: il
cessate il fuoco è entrato in vigore. Cessate il fuoco, cessate i Qassam,
cessate gli assassinii, almeno per ora. Queste buone e promettenti notizie
sono state accolte in Israele cupamente, con pessimismo, persino con
ostilità. Al solito, i politici, gli alti comandi dell'esercito e gli
esperti sono andati di pari passo nel vendere il cessate il fuoco come uno
sviluppo negativo, minaccioso e disastroso.

Persino dalle persone che hanno forgiato l'accordo – il primo ministro e
il ministro della difesa – non si è udita una parola di speranza; giusto
per pararsi il sedere in caso di fallimento. Nessuno ha parlato di
opportunità, tutti hanno parlato del rischio, che sostanzialmente è
infondato. Hamas si armerà? Perché di tutti i periodi durante il cessate
il fuoco? Soltanto Hamas si armerà? Noi no? Forse si armerà, e forse si
accorgerà che non dovrebbe usare la forza delle armi a motivo dei benefici
della pace.

E' difficile da credere: lo scoppio di una guerra viene accolto qui con
molta più simpatia e comprensione, per non dire entusiasmo, di un cessate
il fuoco. Quando i guerrafondai danno il via, i nostri tam-tam unificati
lanciano solo messaggi incoraggianti; quando suona il
cessato allarme, quando la gente a Sderot può dormire sonni tranquilli,
anche solo per un breve periodo, siamo tutti preoccupati.
Questo dice qualcosa sul volto malato della collettività: la pace è
robaccia, la guerra è la cosa più importante.

Ancor prima che il cessate il fuoco fosse raggiunto, tutti andavano
delineando il più tetro degli scenari: l'accordo non sarà mantenuto,
sarà
rotto immediatamente, Hamas si armerà, Israele ha ceduto.
Nessuna di queste ipotesi è necessariamente vera. Nessun profeta di
sventura potrebbe suggerire una alternativa migliore al cessate il fuoco,
eccetto sempre maggiori spargimenti di sangue da entrambe le parti.

La tregua potrà esser mantenuta solo se rappresenta un preludio a
ulteriori positivi sviluppi; più di ogni cosa, dunque, la tregua abbisogna
del vento favorevole della buona volontà e delle dichiarazioni
costruttive, non di quelle distruttive. Se continuiamo ad essere così
cupi, il pessimismo si concretizzerà da solo. Molto dipende da noi.

Hamas vuole la tregua perché è funzionale ai suoi scopi. Questo non è
necessariamente un male per Israele. Pochi mesi di tregua e la revoca
dell'orribile assedio di Gaza potrebbero creare una nuova realtà. La
protesta di Noam Shalit è comprensibile, ma la nuova atmosfera di calma è
proprio il momento per assicurare finalmente il rilascio di suo figlio
Gilad e quello di centinaia di prigionieri palestinesi – due sviluppi
positivi per entrambi i popoli.

Si, la partita a somma zero tra noi e loro è finita molto tempo fa.
E' imbarazzante che siamo i soli a non averlo interiorizzato. E si, anche
il rilascio di prigionieri palestinesi, un passo sempre presentato da
parte nostra come un "prezzo", può rappresentare una conquista per
Israele, non solo per i Palestinesi. Una vita nuova e un po' migliore a
Gaza potrà assicurare una nuova vita anche ad Israele. Non per nulla, i
giorni in cui è stata aperta una breccia nella barriera tra Gaza e
l'Egitto sono stati i più tranquilli che il Negev abbia conosciuto in due
anni.

A seguito del cessate il fuoco, può nascere un governo palestinese di
unità nazionale che costituisca un partner reale e non virtuale,
espressione dell'intero popolo palestinese e non di metà di esso.
Certo, Hamas non abbandonerà rapidamente le sue posizioni integraliste, ma
sotto l'egida di un governo unitario può sorprendere la gente, per lo meno
in maniera passiva. Un accordo con un governo di tal genere non sarà un
accordo di marionette tra Ramallah e Gerusalemme, quello conosciuto come
"shelf agreement". Se ottenuto, sarà un vero accordo. Il cessate il fuoco
ha già dimostrato che non solo Israele vuole negoziare con Hamas, ma anche
Hamas vuole negoziare con Israele. Non è una buona notizia?

Se fossi primo ministro, del tipo che ritiene che senza una soluzione a
due Stati Israele non può continuare ad esistere, come Ehud Olmert ha
dichiarato, farei di tutto per estendere immediatamente il cessate il
fuoco alla Cisgiordania. Non è affatto chiaro il motivo per cui il
raggiungimento della tregua a Gaza, senza estenderla alla Cisgiordania, è
considerato un successo per Israele. Un successo? Un disastro. Fino a
quando la tregua non sarà raggiunta anche in Cisgiordania, la calma a Gaza
resterà in bilico. A Gaza non saranno in grado di mantenere la calma per
gli atti di violenza compiuti da Israele in Cisgiordania. E' questa la
ragione per cui Israele non vuole estendere il cessate il fuoco?

Quell'idea che ha attecchito tra noi, che la calma equivale alla resa,
dovrebbe essere ripensata. La nostra forza risiede solo negli assassinii?
Siamo diretti solo verso un bagno di sangue? Il rifiuto di estendere il
cessate il fuoco alla Cisgiordania mostra anche, ancora una volta, che
Israele comprende soltanto il linguaggio della forza: si accorderà per una
tregua in Cisgiordania solo quando anche da là verrano lanciati i Qassam.
Tutto questo che messaggio manda ai Palestinesi? Volete la pace in
Cisgiordania? Per favore, lanciate i Qassam anche su Kfar Sava.

Dunque questo è qualcosa di molto più profondo di un semplice cessate il
fuoco. Riguarda l'immagine di Israele. La risposta negativa israeliana al
cessate il fuoco ancora una volta solleva un grave sospetto: può darsi che
Israele in realtà non voglia la pace?

* Gideon Levy, commentatore di Haaret'z. E' tra i giornalisti recentemente
epurati dalla direzione del giornale





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visitate http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm
http://www.larinascita.org
http://www.italia-cuba.it/associazione/associazione.htm

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