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Processo per la Diaz I pm: «Fu un massacro»

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 04.07.2008 13:21
Message-ID: <g4l14i$iv2$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.politica.polo
Processo per la Diaz I pm: «Fu un massacro»


Tra i processi che rischiano di saltare per effetto della norma blocca
processi, c’è pure quello sui misfatti della caserma Diaz. È ripresa
venerdì la requisitoria dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini
contro i 29 poliziotti che nelle tragiche giornate del luglio 2001 fecero
irruzione nella sede del Genoa Social Forum picchiando a sangue 93
manifestanti che dormivano nella scuola Armando Diaz. Gli agenti delle
forze dell’ordine sono accusati a vario titolo di violenza privata,
lesioni, falso, calunnia, perquisizione arbitraria e porto d'armi da
guerra.

«È stato un massacro» ha detto il pm Francesco Cardona Albini,
all'inizio
della requisitoria di venerdì, nel processo che si tiene nell'aula bunker
del tribunale - giovedì ha parlato il pm Enrico Zucca - riferendosi alla
sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz. «Ed è stato questo
massacro - ha aggiunto - e non certo il reato associativo contestato dalla
polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie
nazionalità, che prima neppure si conoscevano». Il pm ha parlato poi dello
sfondamento dei canceli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da
telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di
cineoperatori che si trovavano al centro stampa. Il magistrato ha
raccontato che il primo poliziotto a sfondare la porta è stato un agente
del 7° Nucleo Sperimentale di Roma riconoscibile dalla divisa blu e dalla
foggia del casco. Poi ha proseguito raccontando i pestaggi subiti dai no
global inermi.

Ma a far cadere tutto potrebbe arrivare proprio quella norma voluta dal
premier per bloccare il suo processo per corruzione in atti giudiziari: la
blocca processi infatti sospenderebbe tutti i procedimenti per reati
“minori” compiuti prima del giugno 2002. Dunque, Diaz compresa. Ma quella
pagina nera della nostra storia non può essere archiviata così. Per questo
il Comitato verità e giustizia per Genova l’8 luglio parteciperà alla
manifestazione promossa da Colombo, Pardi e Flores D’Arcais contro le
intenzioni del governo Berlusconi in materia di giustizia. «Ci pareva già
tutto molto grave - dicono - ma questo sarebbe un colpo di mano indegno di
una democrazia minimamente decente. La sospensione – concludono – sarebbe
una beffa per chi aspetta giustizia, ed un ulteriore colpo alla
credibilità delle istituzioni».

Contro questa possibilità si è scagliato anche l'eurodeputato Vittorio
Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8, secondo il
quale «è fondamentale che il processo sulle violenze alla Diaz si concluda
e non venga sospeso a causa della salva premier». «Al tempo il governo
Berlusconi fu complice delle violenze e oggi cerca di bloccare il
processo».

Secondo fonti giudiziarie, potrebbe comunque restare in piedi la
contestazione ad alcuni imputati del reato di porto d'armi da guerra, le
famigerate bottiglie molotov che la polizia piazzò nella Diaz, perché il
reato prevede pene maggiori rispetto a quelli sospesi dalla
blocca-processi. La requisitoria dei pm si articolerà in quattro udienza:
per il 10 luglio sono previste le richieste di condanna, mentre la
conclusione del processo, e di conseguenza la sentenza di primo grado, non
arriverà prima del prossimo ottobre. Norme salva premier permettendo.

Il processo, comunque, intanto va avanti. E il pm Enrico Zucca ha aperto
la sua requisitoria smontando il principale pilastro della difesa: non ci
fu nessuna sassaiola. Secondo gli avvocati dei 29 agenti di polizia
imputati nel processo, infatti, la sanguinosa irruzione alla Diaz fu la
reazione a una sassaiola dei manifestanti contro le forze dell’ordine. Ma
il pm sostiene che nemmeno una pietra fu lanciata contro la polizia.

La requisitoria, durata circa 4 ore e mezza. Il pm, riferendosi al
processo in corso, ha spiegato:«Noi riteniamo di aver usato prudenza nelle
indagini, ma ora chiediamo alla giustizia rigore. Invochiamo ordine e
legge per il rispetto delle persone e dei diritti». «Il G8 nel suo
complesso è stato messo fuori da questo processo - ha sottolineato -
perchè ci siamo dovuti concentrare sui fatti».

Il pm ha quindi citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8
a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, il quale nella
sua deposizione spiegò che all'origine della perquisizione nella scuola
Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze dell'ordine del riscatto del
loro operato e della loro immagine offuscata dai disordini e dalla morte
di Carlo Giuliani. Andreassi inoltre rivelò che fu deciso dall'alto e dai
vertici presenti a Genova di intraprendere un'azione più efficace nei
confronti degli autori di reati che avevano caratterizzato le giornate del
vertice e che avevano messo in crisi l'operato delle forze dell'ordine.

Il pm ha ricostruito poi cosa avvenne fuori della scuola prima
dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perchè tentarono di
fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista free lance
inglese Mark Cowell che solo un poliziotto «buono» riuscì a salvare.
«Mi
sembrava - ha riferito Cowell, oggi presente in aula - di essere un
pallone a cui ognuno voleva dare un calcio». Il giornalista inglese
riconobbe anche dei carabinieri presenti davanti alla scuola prima
dell'arrivo della polizia. Cowell riportò ferite molto gravi, tra cui la
rottura della mascella e di tutti i denti, e venne ricoverato per 45
giorni. «La sera del 21 luglio in via Cesare Battisti e nelle vie
limitrofe alla scuola - ha aggiunto il pm - non vigeva neppure il codice
penale».

La requisitoria prosegue venerdì per poi concludersi il 10 luglio con le
richieste di condanna.



--
visitate http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm
http://www.larinascita.org
http://www.italia-cuba.it/associazione/associazione.htm

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