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.....si tornerà con il cappello in mano da Air France

Von: pirex (mokena@pakita.sus) [Profil]
Datum: 03.07.2008 15:07
Message-ID: <Fa4bk.109694$FR.365468@twister1.libero.it>
Newsgroup: it.politica.polo

.....si tornerà con il cappello in mano da Air France. Che, a quel punto,
non accetterà veti e, anzi, detterà lei tutte le condizioni.


ALITALIA/ Progetto Intesa San Paolo-AirOne? Alla fine la spunterà Air
France...
Mauro Bottarelli    03/07/2008
Non saranno tagliati solo i dipendenti, ma anche i voli. Stando alla bozza
messa a punto da Intesa Sanpaolo per Alitalia, che dovrebbe essere pronta al
massimo entro lunedì prossimo, sarebbe prevista una nuova compagnia in
formato «mini» da integrare con AirOne e che esca da Skyteam.
A capo della nuova società, che sarebbe focalizzata sui voli nazionali, i
principali collegamenti europei e qualche volo intercontinentale, potrebbe
arrivare l'ex amministratore delegato di Piaggio, Rocco Sabelli.

Resta poi confermata l'ipotesi "spezzatino" con una "newco" in cui far
confluire le parti di Alitalia relative all'attività operativa di volo e una
"bad company" in cui far confluire debiti e business non profittevoli. In
quest'ottica il governo si impegnerebbe a breve a varare una nuova versione
della legge Marzano che consenta di accelerare lo sdoppiamento e allunghi i
tempi degli ammortizzatori sociali, visto che gli esuberi potrebbero
arrivare anche oltre le 6mila unità (già tre volte più di quelli
prospettati
dal piano Air France-Klm), in pratica tutta Az servizi e quasi tutte le
società di manutenzione. Novità arriverebbero anche sul fronte della
proprietà della nuova compagnia.
Non riuscendo di fatto a realizzarsi una vera e propria cordata italiana, se
non con alcuni imprenditori che prenderebbero quote di minoranza, il
controllo passerebbe di fatto alle banche e a Carlo Toto, patron di AirOne,
che conferirebbe parte della stessa AirOne all'interno della nuova Alitalia.
Si parla di parte perchè parrebbe che gli aerei resterebbero di proprietà di
Ap holding e verrebbero dati solo in affitto.


Che dire di questa soluzione? Che è la peggiore possibile, frutto
dell'inaccettabile
groviglio di interessi parastatali incarnati da Alitalia e delle rendite di
posizione di più soggetti. La politica che non vuole scontentare nessuno, ma
che ruba dalle tasche di tutti con atti sconsiderati e illegittimi come il
prestito ponte da 300 milioni, i sindacati che per rappresentatività
corporativa e ricerca di potere ricattatorio non vogliono accettare la
realtà (ovvero che stiamo parlando di un'azienda sull'orlo del fallimento) e
l'asse San Paolo-Intesa-AirOne, capace di partorire un progetto destinato a
fallire in partenza con gravi ricadute a livello di denaro pubblico. I conti
di AirOne, infatti, non sono certo floridi e nemmeno la sua flotta brilla
per competitività.


La cordata italiana, come era prevedibile, altro non era che una sparata
pre-elettorale del Cavaliere.

Non c'è nessuno che voglia impegnarsi e sarebbe stato strano il contrario:
in questo momento di crisi generale, con il caro-petrolio che produce
aumenti del costo del carburante, chi può aver voglia di scommettere su un
cadavere che cammina (anzi, vola) come Alitalia? Con l'aggravante di
sindacati rognosi e scioperi a raffica nonostante il periodo di moratoria
imposto dal periodo estivo.
L'unica speranza per Alitalia era il commissariamento e l'arrivo di un
vettore straniero, affiancati da una logica di "dimagrimento" attraverso la
vendita di assets non strategici (la vendita di alcuni slot e terreni ad
Aeroporti di Roma frutterebbe da sola 200 milioni, stando ai calcoli del
centro Bruno Leoni). A quel punto il governo avrebbe potuto abbassare le
tasse per il settore e anche quelle aeroportuali, evitando aiuti di Stato
come il "prestito ponte" e garantendo un'apertura del mercato attraverso il
coinvolgimento diretto dei gestori aeroportuali nel sostenimento di parte
dei costi. Tutto questo, ovviamente, non è stato fatto. Il mercato, in
Italia, è ancora tabù. Così come la concorrenza e il merito.

Come spiegare altrimenti i 128mila euro per 17 giorni di lavoro, cioé 7.530
euro al giorno (che corrisponderebbe ad uno stipendio annuo di 2,75 milioni
di euro lordi), percepiti da Giancarlo Cimoli, ex presidente ed ex
amministratore delegato dell'Alitalia, per il periodo 1-17 gennaio 2007
durante il quale ha esercitato il suo mandato.

Nel "Piano industriale 2005-2008" da lui predisposto si parlava di conti in
attivo a partire dal bilancio 2006: che invece si è chiuso in rosso per 626
milioni di euro.

«Non possiamo perdere la compagnia di bandiera, bisogna andare nella
direzione opposta», ha dichiarato Silvio Berlusconi. Il motivo di questa
impossibilità totemica resta oscuro.


Una sola cosa è chiara. E cioé che l'agonia di Alitalia non è ancora
terminata, ma questo accanimento terapeutico sta gravando sulle tasche di
tutti noi.

Il destino è segnato: non appena ci si renderà conto della non
percorribilità del piano predisposto, si tornerà con il cappello in mano da
Air France. Che, a quel punto, non accetterà veti e, anzi, detterà lei tutte
le condizioni. Mangiandosi Alitalia in un sol boccone e spendendo due lire.



http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo396











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