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Il piano israeliano (di stampo berlusconiano) per mettere a tacere la stampa inglese critica verso Israele

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 05.11.2009 14:55
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Il piano israeliano (di stampo berlusconiano) per mettere a tacere la
stampa inglese critica verso Israele


Riproduciamo qui di seguito un articolo del commentatore israeliano
Yair Lapid nel quale suggerisce all'ambasciata israeliana in Gran
Bretagna e al governo di Israele di adottare il sistema berlusconiano
di querelare (con richieste di risarcimenti milionari) tutti gli
articoli che criticano Israele. L'articolo è comparso sulla agenzia
israeliana Ynet news del 3 novembre.
"Sedevamo nel patio piccolo e ben curato dell’abitazione
dell’ambasciatore d’Israele a Londra, Ron Prosor. Una pioggerella
leggeva cadeva a intermittenza rinfrescando gradevolmente l’aria
inglese, ma i volti intorno alla tavolata restavano scuri. La
conversazione verteva sull’occupazione dei mass-media britannici da
parte da parte di elementi anti-israeliani.
Prosor è un signore grosso e sorridente, con una voce bassa e morbida,
ma il suo sorriso svanisce quando parla del modo in cui viene accolto
da manifestanti anti-israeliani ogni volta che va in una università
britannica per una conferenza.
Dovreste leggere alcune delle cose che scrivono qui su di noi,
sospira. Non saprei nemmeno da che parte cominciare a rispondergli.
Non risponda, dico io, li citi in giudizio.
Uno dei presenti, un influente avvocato di Londra, alza lo sguardo:
cosa intende per citarli in giudizio? chiede.
Che c’è di così complicato? replico. Esattamente come loro minacciano
di trascinare in tribunale gli ufficiali delle Forze di Difesa
israeliane, noi dovremmo citare loro in giudizio. Ogni giornalista che
parlasse di noi come di “criminali di guerra” o “assassini di bambini
”
dovrebbe sapere che il giorno dopo il suo giornale sarà raggiunto da
una causa per diffamazione da un milione di sterline a nome dello
Stato di Israele.
E cosa ci guadagneremmo? chiede qualcun altro.
I giornali non amano le cause, spiego. Fanno perdere tempo, costano
soldi, l’assicurazione legale del giornale aumenta il premio, gli
azionisti si domandano com’è accaduto di finire in quel pasticcio, e
il direttore si imbestialisce quando scopre che dovrà perdere almeno
due giorni per andare a testimoniare su un articolo che non aveva
nemmeno letto.
Ma la stampa non si schiererebbe contro di noi? chiede Prosor.
E io: Non esiste “la stampa”. Questa è una delle professioni più
competitive al mondo, dove tutti aspettano soltanto di vedere gli
altri cadere. Pensate davvero che l’Independent si preoccuperebbe se
voi querelaste il Guardian? Ne sarebbero solo contenti.
Ma chi ci rappresenterebbe? chiede qualcun altro.
Lui, rispondo indicando l’avvocato che siede con noi, e un centinaio
di altri come lui. Se c’è qualcosa che non manca al popolo ebraico
sono gli avvocati. Ogni capitale occidentale vanta almeno cinque
grandi studi d’avvocati ebrei, e molti di loro sarebbero probabilmente
lieti di rappresentare lo stato di Israele contro il nuovo
antisemitismo.
L’avvocato alza gli occhi: può funzionare, dice, io potrei occuparmi
di Londra.
Verremo attaccati per questo, sospira Prosor.
E allora? rispondo. Non ci attraccano già comunque?"


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