Vi ricordate di Aristotele e l'Islam?
Von: Cad Ali' (ca...@hayoo.com) [Profil]
Datum: 06.07.2008 00:06
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Un colpo a destra e uno a sinistra. Aristotele e i suoi testi vengono dalla grecia (sic.) Certo che per scoprire una cosa tanto ovvia hanno dovuto ribaltare gli archivi della massoneria e quelli di Walt Disney (per smentire certe favole). Decisamente ovvio per quelli che conoscono la storia di Venezia e delle repubbliche marinare. Con tutto il rispetto per Averroé che ebbe i suoi meriti. Aristotele non arrivò in Europa dall'islam, ma da Bisanzio Pubblicato il 30 aprile 2008, in Diario<http://www.marinavalensise.ilcannocchiale.it/?r3884> L'occidente cristiano deve la scoperta e la trasmissione del pensiero greco non agli arabi musulmani, ma ai cristiani d'oriente. Questa tesi, professata di recente da un medievista francese, ha scatenato un conflitto ideologico. Sylvain Gouguenheim, specialista dei cavalieri teutonici, di Ildegarda di Bingen, la badessa del Reno che combattè l'indegnità dei preti, l'empietà degli imperatori e l'eresia catara, professore dell'Ecole normale supérieure di Lione è l'autore di "Aristote au Mont Saint-Michel" (Editions du Seuil) il libro al centro delle polemiche, un saggio molto dotto sulle radici dell'Europa, anzi sul contributo della cultura araba alla trasmissione della cultura classica greca. La sinistra islamofila multiculturalista politicamente corretta lo accusa di sottovalutare il suddetto contributo, e di attizzare lo scontro di civiltà. La destra cristiana islamofoba e il centro moderato e antimulticulturalista ne lodano il coraggio e il rigore storico nel puntualizzare il ruolo decisivo esercitato dalla cultura cristiano-bizantina durante i secoli bui. Le cose sono più complicate, ma il libro l'hanno letto in pochi e i pochi che l'hanno letto ne hanno offerto un riassunto a effetto. Il Figaro, per esempio, lo ha salutato in maniera entusiastica, citando il precedente del discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, accusato a suo tempo di stabilire un nesso tra islam e violenza, quando mirava invece a denunciare "il programma di disellenizzazione" dell'occidente cristiano. Anche Gouguenheim, muovendo sulle tracce di Papa Ratzinger, secondo il Figaro, non fa altro che indagare i limiti dell'ellenizzazione; ritorna sulle radici dell'occidente cristiano,richiamando in particolare l'esistenza di una "diaspora cristiana orientale", per dimostrare che se l'islam ha trasmesso la filosofia greca all'occidente, lo ha fatto in un certo senso in modo preterintenzionale, "mandando in esilio quanti rifiutavano la sua dominazione". La polemica ideologico-politica, però, è divampata quando è apparsa sul Monde una recensione, a firma di Roger Pol Droit, intitolata: "E se l'Europa non dovesse il suo patrimonio all'islam?". Roger Pol Droit, il papa del giornalismo culturale francese, non è andato per le lunghe: "Credevamo che la cultura greca antica - filosofia, medicina, matematica, astronomia - dopo esser scomparsa dall'Europa avesse trovato rifugio nel mondo musulmano, che l'ha tradotta in arabo, l'ha accolta e prolungata, prima di trasmetterla all'occidente, permettendone la rinascita, e poi l'improvvisa espansione della cultura in Europa? Sylvain Gouguenheim è convinto che questa vulgata sia intessuta di errori, di verità deformate, di dati parziali e cerca di correggerne le inesattezze e le esagerazioni". Come? Facilissimo. Prima di tutto, la circolazione dei manoscritti di Aristotele e Galiano [Galeno] in occidente è continuata ben oltre la fine dell'impero romano: insomma non c'era bisogno della traslatio araba, come dimostrano i tanti Papi di origine greca e siriaca, il re francese Pipino il Breve, che nel 758 si fece inviare dal Papa Paolo I la Retorica di Aristotele, i Padri della chiesa, che citavano Platone e altri autori pagani. Secondo, non è vero che l'islam accolse la cultura greca. In realtà, scrive Pol Droit riassumendo il libro di Gouguenheim "l'essenziale del lavoro di traduzione dei testi greci in arabo non venne compiuto da musulmani". Al Farabi, Avicenna, Averroé, per quanto grandi ammiratori della filosofia antica, non leggevano il greco, ma attingevano alle traduzioni in arabo opera dei cristiani aramaici e siriaci come Hunayn ibn Ishaq, che forgiò gran parte del vocabolario medico arabo, attraverso la trasposizione di più di 200 opere di Galieno [Galeno] , Ippocrate e Platone. Altro punto,continua Roger Pol Droit, lungi dall'essere unanimemente entusiasta, la recezione araba del pensiero greco fu secondo Gouguenheim "selettiva e limitata e senza grande influenza" sulla realtà religiosa, giuridica e politica dell'islam. "La ragione - sintetizza il recensore del Monde - non venne mai posta al di sopra della rivelazione, la politica non fu separata dalla rivelazione, né mai s'impose l'autonomia della scienza". Ergo, "invece di sognare un mondo islamico aperto e generoso che offre all'Europa decadente gli strumenti della sua rinascita, bisogna ricordare che l'occidente non ha ricevuto la cultura classica in regalo, ma è andata a cercarla, perché completava i testi già in suo possesso". Conclusione,contrariamente a quanto si va dicendo dagli anni Sessanta, "la storia della cultura europea non ha mai avuto un grosso debito verso l'islam, e comunque non essenziale". Sia lodato il coraggio di Gouguenheim. Passano venti giorni e al Monde arriva una rettifica sottoscritta da quaranta filosofi e storici della scienza: "Nessuno studioso serio può sostenere che l'Europa deve la sua cultura all'islam, al cristianesimo a qualsiasi altra religione. L'idea che la scienza moderna sia erede diretta della scienza greca non è nuova, ma le Monde la banalizza". Altra replica, il medievista direttore di collana al Seuil Alain de Libera fustiga "l'ameno esercizio di fantastoria" degno degli "amanti delle crociate" e la propensione a scatenare una "mobilitazione huntingtoniana". Allude al Monde, prima che a Gouguenheim, ma il guaio è fatto. La faccenda poteva finire lì, e invece s'aggiungono altri due medievisti di rango, Gabriel Martinez Gros e Julien Loiseau, che esercitano a Paris VIII e Montpellier III, e accusano il collega lionese di sopravvalutare il ruolo del mondo bizantino; di confondere "musulmano e islamico", senza distinguere la religione dalla civiltà; e di porre una dimostrazione dettata dalla paura e dalla chiusura al centro di "una nuova grammatica delle civiltà, avvalendosi di fonti discutibili, come *René Marchand*, autore di una controinchiesta su *Maometto*, dal sottotitolo esplicito "*Un despota contemporaneo, una biografia ufficiale truccata, 14 secoli di disinformazione*". Pazienza, se lo stesso Gouguenheim, chiamato in causa, ricorda di provenire da una famiglia ha fatto la Resistenza, di non voler rivolgere alcuna critica alla civiltà arabo-musulmana, e di non aderire nemmeno alla tesi di Samuel Huntington sullo scontro di civiltà. E pazienza se davanti a John Vinocur, che ieri ne ha scritto sull'Herald Tribune, il professore abbia riconosciuto la dimensione politica del suo studio, confessando di aver avviato quello che considera un semplice "tentativo di chiarificazione" già nel 2002, quando fu la stessa Unione europea a raccomandare agli autori dei manuali di storia uno sguardo più positivo sul retaggio islamico nella cultura europea. Il rapporto tra l'Europa cristiana e il mondo arabo ormai è materia incandescente; per dar fuoco all'incendio è bastato riesumare dall'oblio dei tempi un oscuro traduttore vissuto alla corte di Costantinopoli come Giacomo da Venezia, il quale, monaco all'abbazia del Monte Saint-Michel, ebbe come unico merito storico di cominciare a tradurre Aristotele cinquant'anni prima che la versione araba comparisse nella Spagna dominata dai Mori. *Marina Valensise (c)Il Foglio, 30 aprile 2008* Saluti -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/[ Auf dieses Posting antworten ]
