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dietro il tentato golpe in Mongolia c'era il solito Soros..

Von: giovanni (amaryllide@libero.it) [Profil]
Datum: 05.07.2008 03:58
Message-ID: <5f928a6c-cd49-4833-aa85-f4ea794c74e2@59g2000hsb.googlegroups.com>
Newsgroup: it.politica.internazionale
Dietro la rivolta popolare che ieri ha messo a ferro e fuoco la
capitale della Mongolai, Ulan Bator, c’è lo zampino di George Soros,
il filantropo statunitense che per mezzo della sua organizzazione
mondiale – l’Open Society Institute – ha pianificato e finanziato
tutte le ‘rivoluzioni colorate’ che nei paesi ex-comunisti hanno
prodotto cambi di regime a vantaggio degli interessi economici e
geopolitici occidentali.
Stato di emergenza dopo un giorno di guerriglia. Oggi a Ulan Bator
regna una calma apparente. Si contano i morti di ieri, almeno cinque,
e i feriti, centinaia, come le persone arrestate dalla polizia durante
gli scontri. Il governo ha imposto lo stato d’emergenza e il
coprifuoco notturno, ordinando alle forze dell’ordine di usare la
forza per impedire nuove proteste. La sede centrale del Partito
comunista mongolo (Mprp) e la Galleria d’arte nazionale sono stati
distrutti dalle fiamme appiccate dai manifestanti. Devastati dai
saccheggi tutti gli uffici governativi.
La rivolta è esplosa dopo che il Partito democratico d’opposizione,
guidato da Tsakhia Elbegdorj, ha disconosciuto la vittoria del partito
comunista di governo alle elezioni parlamentari di domenica scorsa,
dicendo che il voto è stato truccato per impedire il vero risultato,
ovvero la vittoria dell’opposizione. In realtà, gli osservatori
internazionali avevano giudicato regolare il voto del 29 giugno.
Un nuovo terreno di scontro tra est e ovest. I due partiti – filo-
russo e filo-cinese il comunista, più filo-occidentale e liberista il
democratico – sono in disaccordo su come gestire i grandi giacimenti
d’oro, rame e carbone appena scoperti sotto le steppe mongole. Per
l’Occidente, un cambio di governo significherebbe la possibilità di
avere concessioni di sfruttamento, che altrimenti andrebbero tutte a
Russia e Cina. Inoltre, gli Stati Uniti sognano da tempo di aprire una
base militare in Mongolia, strategicamente cruciale vista la sua
posizione geografica. Ma questa opzione sarebbe teoricamente
realizzabile solo con un governo diverso da quello attuale.
Tre mesi prima delle elezioni, il 27 e 28 maggio scorso, l’Open
Society Institute ha organizzato a Ulan Bator una conferenza in vista
delle elezioni, allo scopo di “preparare la società civile mongola a
monitorare il voto di giugno”. Al seminario, tutto spesato
dall’organizzazione si Soros, hanno partecipato i rappresentanti
dell’opposizione mongola, ong locali e delegazioni straniere
provenienti anche da Georgia e Ucraina, dove le rivoluzioni di piazza
del 2003 e 2004 hanno portato al potere governi che hanno spalancato
le loro porte agli investimenti occidentali e alla Nato.
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=11519

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