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La repressione contro i Sem terra nel Rio Grande do Sul

Von: giovanni (amaryllide@libero.it) [Profil]
Datum: 05.07.2008 04:21
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Newsgroup: it.politica.internazionale
Si fa sempre più aspra in Brasile l’offensiva contro il movimento dei
Sem Terra, il più grande movimento sociale latinoamericano, che e
raccoglie in sé molto più della rivendicazione di diritto al
territorio e cultura contadina. In un comunicato stampa diffuso questa
settimana, il Mst denuncia il tentativo degli organi giudiziari dello
Stato di Rio Grande do Sul di criminalizzare il movimento attraverso
una serie di misure coercitive. Secondo uno dei leader del movimento
«la repressione contro il Mst è un dato reale in tutto il Brasile, ma
attualmente sta divenendo più acuta e pericolosa proprio a Rio Grande
do Sul, le forze reazionarie, stanno tentando in ogni modo di ottenere
che il governo statale, attraverso la magistratura, dichiari illegale
il movimento, invocando la legge per la sicurezza nazionale [la stessa
che permise l’instaurazione della dittatura nel ‘64, ndr]». Le misure
di cui gli organi pubblici chiedono l’applicazione sono, tra l’altro,
la chiusura delle scuole dei Sem Terra, lo sgombero degli accampamenti
e l’avvio di procedimenti giudiziari contro i militanti. Si tratta di
un chiaro tentativo per togliere strumenti e voce al movimento
contadino. Secondo i portavoce dei Sem Terra, «i fatti delle ultime
settimane configurano un attacco alla democrazia del paese e un
attacco a tutti coloro che si mobilitano per protestare contro un
modello di sviluppo escludente, che tenta di concentrare le terre ed
il potere in poche mani invece di restituirli nelle mani della
popolazione».
Sempre a Rio Grande do Sul il 17 giugno scorso all’incirca mille
soldati sono entrati all’alba negli accampamenti sfollando oltre 300
famiglie Sem terra dai campi vicini alla Hacienda Guerra. L’azione è
stata decisa in seguito ad una denuncia presentata l’11 giugno dalla
procura generale dello stato del Rio Grande do Sul, nella quale si
accusava il Mst di crimini contro la sicurezza nazionale,
caratterizzandolo come «organizzazione paramilitare da smantellare».
E’ la prima volta dalla fine della dittatura che in Brasile viene
messo in atto un tentativo di disarticolazione e criminalizzazione di
un movimento sociale di protesta. La situazione nella regione è molto
tesa, e le organizzazioni sociali brasiliane e internazionali, assieme
ai comitati in appoggio del Sem Terra di mezzo mondo, stanno lavorando
a un appello da inviare al presidente della repubblica, Inacio Lula da
Silva, per chiedere di investigare sulle denunce presentate, di
risarcire le famiglie indebitamente sfollate e garantire in pieno il
diritto alla libera associazione riconosciuto dall’ordinamento
brasiliano.
Per far fronte alla situazione il movimento dei Sem Terra sta
affrontando l’emergenza come ‘questione politica’, annunciando
mobilitazioni in tutto il paese. «Stiamo organizzando le basi per
manifestare pacificamente in tutto il territorio dello stato la nostra
condanna a questa politica repressiva. Richiamiamo l’attenzione della
comunità internazionale per dare più forza ed incidenza alla nostra
rivendicazione, che rappresenta una giusta lotta per il nostro
sacrosanto diritto alla vita, alla terra, all’abitare, al mantenimento
della cultura contadina, che è alla base della nostra tradizione e
della storia del Brasile», scrive l’organizzazione in un comunicato di
denuncia. Sia il Ministro della giustizia brasiliano che il
responsabile Diritti umani delle Nazioni unite, informati dei fatti,
hanno espresso dubbi sulla legittimità delle azioni. Secondo il
funzionario dell’Onu, «neanche un regolare mandato di ricerca
giudiziario può giustificare il dispiego di migliaia di militari e
l’invasione di un accampamento civile. Questa è chiaramente una forma
di persecuzione politica contro i lavoratori rurali che lottano per la
riforma agraria».
http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/14523

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