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La grande bugia di Giampaolo Pansa (di Domenico Riccio)

Von: damnic (damnic.riccio@virgilio.it) [Profil]
Datum: 23.11.2006 23:28
Message-ID: <1164320915.640043.251520@j44g2000cwa.googlegroups.com>
Newsgroup: it.politica.destra
"Abbiamo cercato di fare un lavoro onesto. E se qualcuno rognerà,
lasciamolo rognare. A noi che ce ne importa?". Sono le ultime parole
de "La grande bugia" di Giampaolo Pansa. Io non intendo rognare, ma
ringraziare questo importante scrittore di sinistra che con i suoi
ultimi libri (I figli dell'Aquila, Il sangue dei vinti, Sconosciuto
1945 e quest'ultimo) ha cercato di riempire quelle "zone
d'ombra" nella storia della Resistenza, durante e dopo la fine
della guerra civile, e riportare gli "eccessi" e le
"aberrazioni" dei vincitori contro i vinti, di cui ha parlato il
Presidente Napolitano nel discorso del suo insediamento. Interessanti e

anche commoventi le storie personali riportate, come quelle di Carlo e
Sylva, per citare le ultime, da cui si evince che anche chi è morto
dalla parte sbagliata merita la stessa dignità di chi è morto dalla
parte giusta, perché gli uni e gli altri hanno combattuto fino al
sacrificio della vita credendo in un ideale. Degna di attenzione è
l'affermazione di Luca Tadolini sulla "guerra civile", che è
tale solo se c'è una partecipazione massiccia della popolazione. Fra
il '43 e il '45 la partecipazione di civili fu molto limitata: da
una parte c'era l'esercito tedesco e della RSI, dall'altra
l'esercito degli anglo-americani aiutato dalla guerriglia
resistenziale composta in prevalenza da comunisti. La maggior parte
della popolazione è rimasta in attesa, in quella "zona grigia",
come la definisce lo storico Renzo De Felice, e sperava solo che la
guerra finisse. Fanno molto riflettere le parole di Sergio Luzzatto,
"l'antifascista delle caverne", quando ancora oggi sostiene che
"esistono cause per le quali è giusto uccidere". Pansa
ricostruisce le vicende di coloro che prima di lui sono stati
bersagliati dalla potente guerra delle parole e della propaganda di
sinistra, che ha sempre rifiutato ogni benché minima revisione della
"grande bugia", del "ritratto reticente, incompleto, spesso falso
e dunque bugiardo della nostra guerra civile, che le sinistre italiane
hanno costruito e protetto per sessant'anni". "I comunisti -
diceva Giorgio Almirante - hanno capito che la guerra delle parole è
la più importante e che nessun tipo di armamenti resiste agli eserciti

delle parole. Hanno associato la parola comunismo alle parole che la
gente gradisce: pace, libertà, giustizia, progresso; e sono stati
capaci di farlo nel periodo storico in cui, dall'Ungheria alla
Cecoslovacchia, dalla Corea all'Indocina, da Cuba al Medio Oriente,
tutto il mondo è stato testimone dell'associazione di fatto della
parola comunismo con le tremende parole che si chiamano: guerra,
oppressione, tirannia, strage". Ma tornando alla "Grande bugia",
essa non riguarda, a mio avviso, solo il periodo della guerra civile.
Gli anni settanta, gli anni di piombo, delle stragi, sono anch'essi
avvolti nella menzogna e nella falsa propaganda della sinistra, la
quale ritiene ancora che tutte le stragi siano state fasciste, che gli
estremisti di sinistra caduti siano dei martiri e che i ragazzi di
destra uccisi altro non sono che topi di fogna. Mi piacerebbe che un
uomo onesto come Giampaolo Pansa, che quei periodi ha vissuto,
scrivesse qualcosa d'interessante anche sulla stagione del
terrorismo. E l'ultimo tentativo della sinistra di nascondere la
verità è quello relativo al "dossier Mitrokin", che poteva
permettere di fare chiarezza sui contatti tra i nostri utili idioti,
pronti a tradire la Patria per soldi o ideologia e consegnarla alla
dittatura sovietica, e il KGB. Mitrokin riportava nomi e cognomi ed
altri nomi in codice che potevano diventare reali, se solo si voleva.
Ma tutto è stato semplicemente silenziato. Sono convinto che, fino a
quando rimarrà intoccabile il tabù della grande bugia, fino a quando
tutti gli scheletri non saranno usciti dagli armadi, fino a quando non
si scoperchierà la pentola colma di falsi miti, fino a quando la
storia non metterà ognuno al suo posto, non ci potrà essere
pacificazione fra gli italiani. Il merito di Giampaolo Pansa, che
mercoledi sera è venuto a Lucca a presentare il suo libro, è quello
di aver cominciato a sistemare al loro giusto posto i tasselli
fondamentali di questo processo.


--
NG it.politica.destra - http://www.news.nic.it/manif/it.politica.destra.txt

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