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DISABILI: DIRITTO ALLA VITA

Von: giulio97dt (diditull@tin.it) [Profil]
Datum: 16.12.2006 09:57
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Al Reverendo TOM BUTLER

c/o Cattedrale di Southwark

Londra (GB)

NON UCCIDERE ABELE.
Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere se una vita merita di
essere vissuta oppure uccisa.

Non avrei mai immaginato che nel terzo millennio si tornasse a
dibattere sull'uccidere o no i nati disabili.
Mio figlio Giovanni fino all'età di 3 anni non reagiva, non parlava,
non camminava non riusciva nemmeno a stare seduto. Oggi  ha 14 anni e
frequenta il I liceo scientifico. Va a scuola con la sedia a rotelle,
utilizza il computer per scrivere e vive la vita con allegria.
Giulio ha 7 anni e non ancora riesce a comunicare con il mondo che lo
circonda, ma quando con il padre lo portiamo in macchina, lui ride ed
è felice.
Reverendo, queste vite non meritano di essere vissute? La vita di chi
nasce disabile merita di essere vissuta?La vita di chi nasce sano e
diventa disabile per malattia o incidente merita di essere vissuta?
Platone proponeva di accettare solo i figli dei migliori e praticare
l'infanticidio per gli altri.
Aristotele proponeva una legge che proibisse di allevare i figli
minorati.
Cicerone proponeva di uccidere immediatamente i bambini deformi.
Nietzsche affermava che i deboli e i malriusciti dovevano perire.
Reverendo Lei afferma:"In alcuni casi può essere giusto evitare o
sospendere il trattamento clinico, sapendo che questa scelta può
portare forse, o probabilmente, o anche certamente alla morte."
<<Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le
novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la
ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa,
chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho
trovato la mia pecora che era perduta.>> (Luca 15,4-7)
Quando un figlio si ammala, i genitori, così come il buon pastore,
lasciano tutto, vanno in ospedale nella ricerca della guarigione.
A volte il figlio guarisce, si ritorna a casa e si festeggia con gli
amici e i parenti.
A volte il figlio muore, si ritorna a casa e si piange con gli amici e
i parenti.
A volte il figlio resta disabile, si  ritorna a casa dove parenti e
amici non sanno cosa dire.
I primi sono stati fortunati, i secondi sono stati sfortunati e i
terzi?
I terzi, nonostante tutto, hanno con loro il proprio figlio, la loro
perla preziosa, che non è come l'avrebbero voluto ma sta con loro e
questo è elemento di gioia.
Può un genitore permettere che gli venga ucciso il proprio figlio
perché disabile?
Purtroppo ci sono anche genitori che abbandonano i figli ammalati o
disabili, come pure ci sono genitori che fanno sesso con i propri figli
e li violentano, ma questi sono "mostri".
L'aritmetica nazista proponeva esercizi di economia di questo tipo:
<<Un malato di mente costa circa 4 marchi al giorno, un invalido 5,5
marchi, un delinquente 3.5 marchi. In molti casi un funzionario
pubblico guadagna al giorno 4 marchi, un impiegato appena 3,5 marchi,
un operaio... a) rappresenta graficamente queste cifre ...>> (riteneva
antieconomica la vita dei disabili)
Reverendo Lei propone: <<Il principio di giustizia implica che il costo
delle cure e i costi di lungo termine per la sanità e la pubblica
istruzione debbono essere valutati in termini di opportunità per il
servizio sanitario di usare le risorse per salvare altre vite>>. (Forse
anche Lei ritiene antieconomica, per la collettività, la vita dei
disabili?).
Chi sarà il SUPERUOMO che deciderà il "sacrificio" e la morte di
un bimbo disabile nato prematuro per salvare "altre" vite?
Ogni soggetto umano, nessuno escluso (compreso i prematuri nati
disabili), riceve la vita da Dio ed ogni vita "è così perché si
manifestassero le opere di Dio" (Giovanni 9,3).  La vita è Sacra fin
dal suo inizio e nessuno può arrogarsi il diritto di decidere se una
vita merita di essere vissuta o uccisa.
Roma, lì 15 dicembre 2006
Il Segretario Nazionale
ing. Andrea Ricciardi

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