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Con l'uscita di scena di PRODI e' finita la politica . I 40 giorni che sconvolsero l?Italia

Von: ?rnesto (ernestoalto@libero.it) [Profil]
Datum: 09.06.2010 02:22
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Newsgroup: it.politica
I 40 giorni che sconvolsero l’Italia
Esce oggi in libreria per i Saggi Bompiani “Goodbye Prodi. I 40
giorni che hanno consegnato l'Italia a Berlusconi” di Alice Oxman (335
pagg; 12 euro). Qui di seguito l’introduzione.
di Alice Oxman

Quando Romano Prodi, un giorno di gennaio del 2008, è uscito
dalla politica italiana, quella politica è finita.

Intendo dire: un leader, un partito, un programma, certe vittorie,
certe sconfitte, come succede in ogni paese democratico. Tutto
finito.

Qui, in Italia, dove vivo da non italiana appassionata e coinvolta,
qui non c’è più politica, una volta uscito Prodi, che se ne è andat
o
quasi all’improvviso e senza voltarsi dopo avere mancato il voto di
fiduciainParlamento.Certoc’erano i segnali premonitori ma resta il
fatto che, in Italia, per la seconda volta, c’è un solo grande partito
di governo con un leader-padrone senzapoliticaeunasolagalassiadi
opposizione a cui la politica continua a sfuggire. Il leader-padrone
inventa, improvvisa, smentisce, cancella, segue strade secondarie di
destra antica (bavaglio ai media, confini chiusi, via lo straniero) ma
non governa. L’opposizione non ha leader, non ha piani, non ha
progetti, non propone idee nuove, e tutto in un vuoto,   senza un
contesto politico. Per chi, come me, viene da un paese e da una storia
in cui neppure George W. Bush può interrompere il proseguire della
politica, l’Italia di Berlusconi e di Bossi è incomprensibile. È fatt
a
di strappi con il meglio dell’Italia dopo il fascismo. È una strana,
indecifrabile corsa all’indietro. E l’Italia della sua opposizione è
incomprensibile perché non si oppone. O lo fa con voce molto tenue. O
cerca continuamente una “tregua” fantapolitica con un leader-padrone.
Ecco perché è necessario parlare della fine di Prodi. È necessario
ricostruirla, ripensarci. La sua ultima stagione politica è stata un
alto e basso di successi e di errori. Alcune cose erano riuscite e
alcune iniziative fallite. Ma c’erano ancora i partiti e la politica.
E, se la storia recente fosse una carta geografica, questo è il punto
a cui dobbiamo tornare per vedere dove, in che modo, è morta la
politica. In altre parole, forse senza saperlo, quando Prodi ha
sbattuto la porta, è successo molto di più di un addio   . Non
stabilisco dei nessi. È una constatazione. In questo diario propongo
ai lettori di ritornare indietro, giorno per giorno, all’ultima
stagione di Prodi. È come la scatola nera che si trova in fondo al
mare. Ci dice, allo stesso tempo, che cosa è accaduto, e dà qualche
spiegazionesullafittanebbiadella non politica in cui sta brancolando
l’Italia. Romano Prodi, nel suo ultimo periodo di governo, è entrato
da una porta socchiusa per un pugno di voti. È uscito quando amici e
alleati infidi, o incapaci di capire che stavano tramando la propria
fine, gli hanno aperto una botola. Lui, Prodi, è sempre stato
cocciuto, tenace, solitario. O almeno legato a pochi, lontano dai
molti che lo hanno sostenuto fino all’ultima ora dell’ultimo giorno.
Lavorava, lavorava. Purtroppo in silenzio. Lasciava un vuoto di
discrezione ritrosa. Forse è stato un gesto di istintiva modestia in
un mondo, l’Italia, di venditori? Ma in politica il vuoto è soltanto
vuoto. E si riempie subito. Da una parte di pochi sostenitori fedeli.
E dall’altra di manovre degli iperattivi   dediti alle manovre
continue. Ma il silenzio era di pietra. Persino il suo portavoce non
parlava mai. Al massimo una lettera di poche righe ai giornali. Romano
Prodi, laborioso e impegnato a spingere in salita un paese sull’orlo
di un dissestoincuipoiècaduto,èstato il caso più strano di non
comunicazione politica. Con la moglie, una coppia esemplare. Con gli
elettori un rapporto non consumato. Loro (gli elettori) aspettavano
fuori, senza legami e senza contatti. Non si affacciava mai nessuno
per dare una notizia o mantenere, almeno, un filo di contatto. Dentro,
lui lavorava, senza mai lasciarsi distrarre da frivolezze   come
discorsi ai cittadini, conversazioni in pubblico o conferenze stampa.
Lo vedevano in giro, a piedi o in bicicletta, un uomo semplice, alla
mano, per bene. E molto competente nel suo lavoro, un lavoro pazzesco,
in Italia, di riordino dei conti. Nessun imbarazzo, niente da
nascondere, reputazione impeccabile e stima nel mondo. Caso raro in
Italia. Non c’è niente di cui vergognarsi, lui e la moglie
indivisibili, laboriosi e quasi sempre per conto proprio. Come quei
vicini di casa di cui non puoi non dire bene, per poi concludere:
“Brave persone, tutte casa e lavoro. Però li conoscevo   poco. Molto
gentili ma con noi non si fermavano mai”. Una coppia perfetta in
strada, a Palazzo Chigi, sul treno verso casa, a Bologna. Routine
rigorosa. Ogni venerdì a casa. E poi bonariamente a passeggio nella
città-radice, in chiesa, sotto i portici, davanti al portone di casa.
A volte li si vedeva alla finestra. Di solito di persone così si dice:
“Sono di poche parole”. È un complimento. Ma in politica? Se il tono
della voce è sempre così quieto, quasi un sussurro, la gente piano
piano va via, nonostante la buona qualità delle cose mormorate. Quando
Prodi è uscito l’ultima volta dal governo e dalla politica, senza
colpa, senza partito, senza gli alleati che avevano politicamente
campato sulle sue spalle, non c’era nessuno. O meglio, dentro il
Senato il governo di Prodi è stato puntellato fino all’ultimo voto
dalla maggioranza di uno. C’era un sostegno rischioso ma costante dei
senatori a vita, vilipesi e insultati ogni giorno dalla violenza
berlusconiana. Ma anche quei senatori se ne sono andati   in silenzio.
Nessuno ha salutato nessuno. Poi nessuno si è voltato indietro. Tutti
si sono com-portati come se Prodi avesse sempre abitato a Bologna, una
coppia affiatata, discretamente occupata, ciascuno nel proprio lavoro.
Lui ha taciuto, gli ex amici tacciono. Il suo partito lo ha lasciato
andar   via, forse con una spinta. A volte lo cerca, in stato di
necessità, con finta festa e un certo imbarazzo. Eredi non ce ne sono,
né di lui né di altri, benché non siano finite le rivalità,
spesso
fondate sui ricordi. Per ora tutto avviene in un vuoto. Ecco
l’immagine di Prodi che va via. Si volta? Ritorna? Siamo ancora in
tempo utile? Insomma, mentre lui si allontana forse fino alla Cina, si
domandano in tanti se è “goodbye” o “arrivederci”. E non sono sic
uri
se, adesso, fa differenza. Fuori continua il silenzio. E un intenso
vociare di esaltazioni e denigrazioni per l’avversario di
Prodi,Berlusconi,ilsolochefanotizia. Intanto al voto per l’ex partito
di Prodi mancano milioni di elettori. La fine di Prodi è un pezzo di
storia mancante nel mosaico del nostro presente.

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