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VERGOGNA ANNUNCIATA - di Oliviero Beha

Von: ?rnesto (ernestoalto@libero.it) [Profil]
Datum: 09.06.2010 02:24
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Newsgroup: it.politica
VERGOGNA ANNUNCIATA  -    di Oliviero Beha

La tragedia del terremoto abruzzese passa con il tempo di
vergogna in vergogna. E si collega continuamente con le
intercettazioni che la legge-bavaglio di una politica svergognata sta
strenuamente combattendo.

E la tragedia, la vergogna, le intercettazioni, la legge-bavaglio
finiscono tutte insieme nel calderone di un Paese invivibile e
sbagliato, ovviamente a partire dalla testa. Che puzza, come per il
pesce. Flatus vocis di un atrobiliare? Vediamo.

Il 4 ottobre 1995, quindi quasi 15 anni fa, in una puntata di Radio
Zorro-3131 su Radio Uno mi occupai del Piano di Evacuazione per i
rischi di un'eruzione del Vesuvio preparato dalla Protezione civile.
Chiamai in diretta e a sorpresa i centralini dei comuni interessati e
quelli delle Regioni dove sarebbero dovuti finire gli sfollati secondo
il Piano. I primi mi risposero con sortite indimenticabili: ne ricordo
uno che in napoletano verace mi spiegò che “avrebbe preso a destra,
perché si fidava di più”. Totò allo stato puro. Comunque nessuno
sapeva nulla. Nelle regioni di accoglienza peggio che andar di notte:
sembrava loro un gioco telefonico, una sorta di “ho vinto qualche
cosa?”. Ignoranza totale.

Ho continuato a occuparmi negli anni di piani di evacuazione e
Protezione civile, senza segnali di reale miglioramento almeno nel
campo dell'informazione e della comunicazione, binomio particolarmente
delicato in frangenti simili. Poi come forse qualcuno ricorderà venne
chiusa a doppia mandata la trasmissione al servizio dei cittadini,
senza strascichi né “santorate”. Non fregò niente a nessuno. Ma val
e
la pena di ribadire che la vergogna annunciata dei morti e dei crolli
d'Abruzzo viene da lontano, da molto lontano. Adesso le
intercettazioni rivelano “gli sciacalli che ridono”, una specie di
italiani meritevoli di qualche onorificenza quirinalizia per aver reso
esplicito l'implicito. E del resto, nel contesto della “cricca”
balducciana, le telefonate pubblicate ieri   su rischi, prevenzione e
carte bollate subito prima e subito dopo il terremoto aquilano, la
dicono lunga, immagino anche ai magistrati inquirenti. E ribadisco che
con la nuova legge non lo avremmo saputo. Ma il bollettino di un Paese
a pezzi non è difficile da stilare. Solo a voler chiamare le cose con
il loro nome e tutt'insieme. C'è un deficit di cultura, di
trasparenza, di onestà e di controlli da parte della politica
territoriale. Si costruisce ovunque, specie dove non si dovrebbe e
potrebbe, e si costruisce male in barba a ogni criterio antisismico.
Non si investe sulle strutture deputate a studiare la situazione, né
si dà retta alle segnalazioni in anticipo, come evidenzia ciò che dice
il presidente dell'Istituto di Geofisica, Enzo Boschi. Ovviamente
Bertolaso gli si contrappone per salvare una ghirba già compromessa da
altre situazioni. Il punto è che fanno lavori diversi. Boschi studia,
previene, informa, come ha sempre fatto, carte alla mano. Ma nessuno
si fila né lui né quelli come lui, a scalare. Bertolaso mischia in
deroga un po' tutto, fruendo di quella sterminata franchigia che gli
ha garantito il potere politico per liberarsi di lacci e lacciuoli. Ma
non per le Grandi Opere o le Grandi Tragedie, meglio se preallarmate
inutilmente, bensì come sappiamo un po' per tutto, dai vantaggi ai
privilegi ai reati penali.

L'ideale politico di un premier cui alcuni ragazzi mesi fa a L'Aquila,
indossando magliette con scritta “meno male che Silvio c'è”, lo
festeggiarono dicendo letteralmente (fonte “Corriere della Sera”):
“Grazie per averci dato un terremoto così”. No comment, dunque.
Scegliete tra la credibilità di Boschi e quella di Bertolaso,
purtroppo a tragedia compiuta e continuata. Forse ci vorrebbe una
scossa in Piazza Montecitorio, ma come Boschi sa e forse Bertolaso
ormai dopo tanti anni suppone “è il luogo più antisismico di Roma, i
romani sapevano come e dove costruire”. La vergogna, pur se
annunciata, è più recente...

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