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Piercazzeggiando - di Marco Travaglio

Von: ?rnesto (ernestoalto@libero.it) [Profil]
Datum: 09.06.2010 02:19
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Newsgroup: it.politica
Piercazzeggiando  -    di Marco Travaglio

Ancora nulla di fatto per la seconda puntata della serie “Silenzi
e ambiguità dell’onorevole…” inaugurata dal Corriere apposta per Di
Pietro, chiamato a discolparsi per le case che non ha affittato e non
ha abitato, ma soprattutto per essersi laureato in quattro anni invece
di andare fuoricorso e per aver segnalato il luogo e i protettori
della latitanza del faccendiere Pazienza alle Seychelles anziché farsi
i fatti suoi. In compenso, al dossier del Corriere si appiglia un noto
statista, già portaborse di Bisaglia e Forlani, poi assurto nientemeno
che alla presidenza della Camera e ora finto oppositore del governo:
Pier Ferdinando Casini.

“Di Pietro – dice Piercasinando – è uno sciacallo che costruisce la
sua fortuna politica sulle disgrazie del Paese e su un moralismo che
non mi piace. Ci ha spiegato per anni, quando si parlava degli altri,
che un conto sono le verità processuali, un conto la necessità che un
politico sia al di sopra di ogni sospetto. Valuti Di Pietro se il suo
comportamento da magistrato e da politico è stato al di sopra di ogni
sospetto”.

Casomai Di Pietro volesse un aiutino per valutare il suo comportamento
da magistrato, ecco quel che gli scriveva sulla Stampa un certo Casini
il 24 marzo 1995:

“Caro Di Pietro, i tuoi articoli rivelano passione civile e senso
dell’opinione pubblica e mi inducono a darti un caloroso benvenuto. Ho
trovato nelle tue parole qualche assonanza con lo sforzo che stiamo
facendo per moderare i toni della contesa e superare le derive
ideologiche… Il mio benvenuto, perciò, è ancora più caloroso. Da pa
rte
mia ti esprimo consenso soprattutto   per il tuo rifiuto ‘della
politica urlata, insultata, violentata’. L’insieme delle tue
considerazioni segnala quanto sia indispensabile un lavoro comune per
riportare lo scontro politico su binari meno rissosi. Spero sia
l’inizio di un percorso. Noi del Ccd l’abbiamo avviato da tempo. Se è
lo stesso, ci incontreremo. Se sarà diverso, vale almeno la
constatazione di esserci trovati in sintonia sull’interesse
generale”.

E il 4 aprile ‘95:

“Spero che Di Pietro in politica contribuisca a saldare il rapporto
incrinato tra opinione pubblica e i suoi rappresentanti”.

E il 14 aprile ’95:

“Per Di Pietro ci vuole un ruolo di primo piano nell’alleanza di
centrodestra, la sua collocazione più naturale. Dovrebbe essere uno
dei leader della coalizione”.

Ma Piercazzeggiando è un tipo spiritoso: nel 2007 sfilò al Family Day
essendo molto affezionato alla famiglia al punto da averne due.
Quanto alle case, il Corriere potrebbe dedicare un bel servizio a quel
che scoprì L’espresso tre anni fa: Casini aveva acquistato assieme
all’ex moglie un intero palazzo in una delle zone più prestigiose di
Roma, intestando gli appartamenti alla sua prima signora, all’ex
suocera e alle due figlie di primo letto, il tutto “a prezzi di
saldo”.

Volendo, poi, si potrebbe dare un’occhiata a quel tabernacolo di
moralità che è l’Udc.

In Sicilia, per dire, il suo uomo è Totò Cuffaro, condannato in
appello per favoreggiamento alla mafia: nel 2006 Casini disse che non
avrebbe candidato “nessun inquisito tranne Cuffaro” perché “sulla s
ua
innocenza garantisco io”.

Siccome porta pure bene, Cuffaro fu condannato in primo grado per
favoreggiamento semplice e in secondo per favoreggiamento mafioso.
Ma il “garante” della sua innocenza è sempre lì a pontificare.

Lui che, da presidente della Camera, fece sapere urbi et orbi che
aveva telefonato a Dell’Utri “i sensi più profondi di stima e
amicizia” mentre il Tribunale di Palermo era in Camera di consiglio
per giudicarlo per mafia: fu poi condannato a 9 anni.

Poi c’è Lorenzo Cesa, il braccio destro di Pier. Nel ’93 fu arrestato
per le mazzette che incassava per conto del ministro Prandini, detto
“Prendini”. Appena giunto a Regina Coeli, firmò un verbale da far
impallidire Pietro Gambadilegno: “Intendo svuotare il sacco”.
Appena l’ha saputo, Casini l’ha promosso deputato e segretario
dell’Udc. E poi rieccolo a fare la morale agli incensurati.

Come diceva Longanesi, “credono che la morale sia la conclusione delle
favole”.

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