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I parlamentari italiani sono i meglio pagati di tutto l'Occidente

Von: delinus (delinus@msn.com) [Profil]
Datum: 25.05.2008 10:21
Message-ID: <edc6746f-54af-46df-aef0-25fabede4571@e53g2000hsa.googlegroups.com>
Newsgroup: it.politica
Hanno messo in agenda i rom, gli extracomunitari, i cittadini di
Chiaiano, i dipendenti pubblici... Ma, guarda un pò, si sono
dimenticati della Casta: cioè, di se stessi!


25/5/2008 (7:15) - LA CORSA DEI PRIVILEGI

La casta dello stipendio record

Solo il 64,6% è laureato, nella Prima Repubblica erano il 91,4%

Per i parlamentari italiani aumenti boom: 10% l'anno. E sono anche
meno i preparati

FABIO POZZO
La Casta peggiora, ma ha le tasche sempre più piene. In sessant’anni,
i nostri parlamentari sono diventati sempre meno preparati, istruiti e
impegnati, ma non per questo più poveri. Il loro calo di qualità è
stato inversamente proporzionale al loro reddito, che è invece
cresciuto di oltre il 10% l’anno. Contro l’1,5%, ad esempio, dei loro
colleghi Usa, rispetto ai quali guadagnano abbondantemente di più.

Gli italiani sono gli onorevoli più pagati dell’Occidente: una busta
di oltre 144 mila euro (più spese), contro gli 84.108 di un loro
collega tedesco, gli 81.600 di un inglese, i 62.779 di un francese, i
35.051 di uno spagnolo e i 7.369 di un polacco, fanalino di coda delle
indennità parlamentari in Europa.

Onorevoli portafogli
Entrare in Parlamento è un affare, secondo uno studio presentato a
Gaeta al 10° convegno europeo della Fondazione Rodolfo DeBenedetti,
titolato «Il mercato del lavoro dei politici», che ha analizzato le
carriere degli uomini politici italiani a partire dal secondo
Dopoguerra.

Il neoeletto vede il suo reddito lievitare del 77% già nel primo anno
di attività (rispetto all’anno precedente). E da questo momento in
poi, può dormire tranquillo. Il suo reddito lordo dal 1948 al 2006 ha
avuto un tasso di crescita medio annuo del 10% (l’indennità è
agganciata alla retribuzione dei magistrati, che è saltata verso
l’alto); dal 1985 al 2004 il suo reddito reale annuale è aumentato di
5-8 volte rispetto a quello di un operaio, di 3,8-6 rispetto a un
impiegato, di 3-4 volte più d’un dirigente. Dalla fine degli Anni
Novanta, inoltre, il 25% dei deputati guadagna un reddito
extraparlamentare superiore a quello della maggioranza dei dirigenti.

Un onorevole italiano mette in tasca un’indennità che, nel 2006, era
superiore di 35 mila euro rispetto a quella dei suoi colleghi Usa.
Eppure, nel 1948, i membri del Congresso degli Stati Uniti
guadagnavano molto di più rispetto ai nostri. Il gap è stato colmato
nel 1994: da allora, ci fanno un baffo. La spiegazione? Oltre al
lievitare dell’indennità, anche la possibilità di cumulare a
quest’ultima altri redditi (ma solo per i privati), che agli onorevoli
statunitensi è negata. «E’ giusto che il cumulo venga eliminato», ha

detto l’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, per il quale è
«inaccettabile» fare il parlamentare come scelta strumentale per
rendere più redditizio il lavoro esterno.

Politici di professione
Altra garanzia di guadagno, è la durata della carriera politica. Quasi
due deputati su tre restano in Parlamento per più d’una legislatura,
uno su dieci per più di 20 anni. La durata media è di 10,6. Con
eccezioni: domani Francesco Cossiga compie 50 anni di vita
parlamentare. Uscire dall’emiciclo, però, non significa abbandonare la
politica: vi resta uno su due. Solo il 6% va in pensione, mentre il 3%
finisce in carcere.

Più vecchi e meno istruiti
I deputati della Prima Repubblica (1948/94) entravano in Parlamento
con un’età media di 44,7 anni: nella Seconda di 48,1. Nella I
Legislatura (1948/53) il 91,4% era laureato, nella XV (2006/08) solo
il 64,6%. Negli Usa, la percentuale è invece aumentata, dall’88% al
94%.

Qualità a picco
Lo studio ha considerato il livello d’istruzione, il grado di
assenteismo e l’abilità intrinseca di generare reddito nel mercato del
lavoro. La combinazione di questi indicatori «mostra che il livello di
qualità media dei politici era maggiore nella Prima Repubblica». I
deputati, allora, erano più istruiti e più abili, mentre il grado
d’impegno in aula è comparabile.

Ciò è dovuto, secondo la ricerca, all’aumento del potere di selezione
delle segreterie dei partiti, rispetto agli elettori. Segreterie che
hanno portato in Parlamento, grazie al richiamo degli «stipendi»
elevati, deputati sempre meno preparati. Per ridurre questo effetto di
«selezione avversa», dice lo studio, si potrebbe adottare un sistema
elettorale maggioritario puro, nonché eliminare il cumulo dei redditi
e indicizzare l’indennità al tasso di crescita dell’economia. Ne
guadagnerebbe anche l’impegno parlamentare, visto che ogni 10 mila
euro di extra-reddito riduce dell’1% la partecipazione in aula.

da: www.lastampa.it

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