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Ecco i nomadi che girano con la Ferrari

Von: **POMERO** (padania.libera@federalismo.fiscale.subito.it) [Profil]
Datum: 17.05.2008 09:12
Message-ID: <xzvXj.312712$%k.407972@twister2.libero.it>
Newsgroup: it.politica
Gian Marco Chiocci - Luca Rocca

Usura, soprattutto. Ma anche spaccio di droga, truffa, estorsione,
riciclaggio. Così si presenta la parte meno nobile della famiglia
Casamonica, clan di 350 nomadi sinti radicato nella Capitale, censito
recentemente anche da una relazione della commissione parlamentare
Antimafia. Secondo l'analisi della Dia, i «rom de Roma» dall'imponente
potere economico, vivono in abitazioni lussuose, si spostano in auto di
grossa cilindrata, hanno consistenti conti correnti, e soprattutto investono
ogni provento illecito nel settore immobiliare. Negli ultimi maxi-sequestri,
nonostante le dichiarazioni dei redditi dei Casamonica sfiorino la soglia di
povertà, la Dia ha messo i sigilli a beni per un valore di oltre 85milioni
di euro, ha confiscato terreni edificabili, ville con palme e piscine,
stabili sul golfo degli Aranci, 33 cavalli da corsa, oltre 200 conti
correnti e 75 autovetture di lusso, tra cui Ferrari, Rolls Royce, Bentley,
decine di Bmw e Mercedes. Ad uno dei patriarchi rom, la struttura
investigativa antimafia ha poi requisito una villa in costruzione di venti
stanze (1500 metri quadrati) «difesa» da microcamere che rimandavano le
immagini su schermi al plasma piazzati in cucina, in camera da letto, nella
toilette. Va anche detto, però, che a forza di ricorsi e controricorsi,
molti dei beni sequestrati in corso d'opera sono tornati nella disponibilità
dei titolari.

Seguendo i flussi finanziari della holding criminale, la Dia è finita nel
Principato di Monaco dove ha individuato una società sospetta (ritenuta la
«cassaforte» del clan) terminale dei milioni di euro frutto di attività
riconducibili al narcotraffico. L'ultimo assalto alla Famiglia l'ha portato
il 10 aprile scorso la Dda di Roma arrestando quattro componenti dell'organizzazione
sulla scia di un'analoga inchiesta della procura di Viterbo. All'origine
degli accertamenti, la denuncia di un imprenditore ripetutamente minacciato
di morte («o paghi, o la tua vita finisce qui») per un prestito di 40mila
euro lievitato in pochi mesi, con interessi stellari, a 200mila euro. Negli
elaborati della Dia e dell'«Osservatorio tecnico scientifico per la
sicurezza del Lazio», i nullatenenti Casamonica si dividono il mercato
regionale del crimine con i referenti in loco di Cosa nostra, 'ndrangheta e
camorra.

Il territorio di riferimento della famiglia spazia dai quartieri
Appio-Tuscolano all'Anagnina, da Tor Bella Monaca fino all'alta Ciociaria.
Spulciando nelle informative si scopre inoltre che la dinastia dei
Casamonica inizia a darsi da fare col commercio dei cavalli ma in breve il
salto di qualità è tale da far rabbrividire gli investigatori più
scettici.
I milioni di lire diventano miliardi, le cifre di oggi sono da capogiro.
Alle cronache i Casamonica si affacciano negli anni Ottanta quando sei
componenti della famiglia finiscono dentro per aver taglieggiato un
commercialista. Successivamente vengono tirati in ballo per il sequestro
della moglie di un ingegnere elettronico avvenuto a Marino, ai Castelli
romani.

Ma il primo, durissimo, colpo, il clan lo incassa nei primi anni Novanta col
sequestro di un gigantesco parco-auto con vetture di prestigio avendo messo
le mani, prima degli altri, sul mercato delle «importazioni parallele» e il
business sull'Iva non pagata. A ruota seguono una serie di misure di
prevenzione; nel 1995 per un miliardo di lire (certificati di deposito e
gioielli) e nel 1996 per oltre cinque miliardi (frutto di estorsioni e
truffe col bancomat). La pressione degli organi investigativi si fa più
incalzante nel 1998 quando la Sezione Narcotici diretta dal mitico Francesco
Di Maio irrompe nel residence di Casal Morena, arredato pacchianamente come
le ville dei Soprano, per arrestare il ricercatissimo Giuseppe nascosto in
garage tra due Ferrari.

Il gioco a guardie e ladri non si ferma praticamente mai. Ogni anno qualcuno
del clan fa parlare di sé, anche solo se si tratta di picchiare i vigili
urbani per evitare l'abbattimento di ville abusive al rione Osteria del
Curato. Si parla molto dei Casamonica quando l'Interpol rintraccia Raffaele
Purpo, detto «il mafia», considerato il collettore del narcotraffico per i
nomadi romani. Quando Guerino finisce in manette mentre chiede il pizzo alla
responsabile dello spettacolo estivo «Dietro le mura». Quando Raffaele,
latitante per reati d'usura, viene arrestato a Praga dove s'era rifugiato
insieme ai figli sottratti alla madre. O quando l'ultimo della serie,
Claudio, a febbraio è costretto a ridimensionare le mire espanionistiche
della famiglia nella Tuscia: i carabinieri lo braccano e lo intercettano per
mesi. In conferenza stampa diranno: «Era un capoclan». L'ennesimo.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID&2083&START=1&2col



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