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chi glielo spiega a felix adesso

Von: GiuseppeDini (vvene2@libero.it) [Profil]
Datum: 07.11.2009 17:29
Message-ID: <4af5a05d$0$1415$4fafbaef@reader4.news.tin.it>
Newsgroup: it.media.tv
che è acclarato che occorrerebbe investire in una migliore istruzione?


Studiare rende più di Bot e azioni
Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è dell'8,9%


ROMA - Macché Bot o azioni. Per avere un buon ritorno nell'investimento
è meglio puntare sull'istruzione: il rendimento si attesterà appena
sotto la soglia del 9%, l'8,9% per l'esattezza, mentre per azioni e
titoli obbligazionari il ritorno è ora bassissimo. A spiegarlo, conti e
tabelle alla mano, è uno studio della Banca d'Italia: "l'istruzione -
si legge nella ricerca - è un investimento molto redditizio dal punto
di vista individuale".

Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti
dell'8,9%, e varia tra l'8,4% e il 9,1% delle diverse macro-regioni:
studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud
(9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato
ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo
studio di Bankitalia, la media annuale del rendimento reale lordo di un
investimento azionario era del 5,2%, la media del rendimento dei titoli
non azionari (dai Bot ai bond societari) dell'1,9% e quello del
portafoglio di un investitore "tipo" del 3,6%.

DA INVESTIMENTI A SCUOLA RITORNO IN TASSE DEL 4% - Investire risorse
pubbliche in istruzione conviene allo Stato. Garantisce ritorni
complessivi pari al 7% circa dell'investimento iniziale. Ma
soprattutto, in tempi di vacche magre per i conti pubblici, consente di
aumentare gli incassi fiscali: il rendimento fiscale in maggiori tasse
è pari al 3,9-4,8% di quanto investito. E' quanto riporta lo studio di
Bankitalia sui rendimenti dell'istruzione. Secondo i calcoli di
Bankitalia, il ritorno sociale degli investimenti in capitale umano può
essere differente anche tra le varie zone: la media italiana del 7%
sale fino all'8% del Sud: un rendimento considerato "superiore a quello
derivante in infrastrutture". Se si considerano invece i "rendimenti
fiscali" dell'istruzione, ovvero il rendimento per lo Stato ottenuto
confrontando l'ammontare di spesa pubblica necessaria a incrementare il
livello di istruzione con i benefici che vengono dal maggior gettito
fiscale e dai minori costi per l'assistenza sociale ai disoccupati,
allora la convenienza di ogni euro investito in cultura balza ancor di
più agli occhi: il vantaggio per le casse dello Stato può essere
valutato tra il 3,9 e il 4,8%. "Nel lungo periodo - si legge a mò di
conclusione nello studio di Palazzo Koch - la maggior spesa pubblica
necessaria a finanziare un aumento del livello di istruzione sarebbe
più che compensata, specie al Sud, dall'aumento delle entrate fiscali,
a parità di struttura di prelievo, e dai minori costi derivanti
dall'aumento del tasso di occupazione".

http://tinyurl.com/povero-felix

--

Giuseppe



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