nntp2http.com
Posting
Suche
Optionen
Hilfe & Kontakt

Agguato a Raitre: Il piano di Mr B. per zittirla [di Sara Nicoli da "il fatto quotidiano"]

Von: L (parmenide_2002@yahoo.it) [Profil]
Datum: 06.11.2009 10:24
Message-ID: <4AF3EB1B.3B43A152@yahoo.it>
Newsgroup: it.media.tv it.politica it.cultura.filosofia
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog–578

(per chi volesse un link breve)
www.antefatto.it

++
cit on
++

Agguato a Raitre

5 novembre 2009
Il piano di B. per zittirla: boom di programmi regionali.
Floris, Dandini e Fazio finiranno in un angolo.
di Sara Nicoli

Basta avere le idee chiare. E Berlusconi sulla Rai le ha chiarissime.
L'ultimo intervento a gamba tesa in diretta a Ballarò ne è stata
l'ennesima dimostrazione, con un attacco diretto al conduttore e alla
rete "piena di comunisti". Ma dietro le battute e le aggressioni, c'è un
disegno politico preciso che, specie negli ultimi tempi, è diventato una
sorta di ossessione per il Cavaliere: mettere Raitre nelle condizioni di
non nuocere. Giovedì prossimo, intanto, è previsto un cambio al vertice
della rete, Antonio Di Bella dovrebbe prendere il posto di Paolo
Ruffini, ma la poltrona di direttore, nel quadro della normalizzazione
che vorrebbe Berlusconi c'entra fino ad un certo punto.

L'idea di "come" raggiungere l'obiettivo agognato da Berlusconi sarebbe
maturata nella mente di Paolo Romani, vice ministro dello Sviluppo
Economico da sempre longa manus berlusconiana sulla comunicazione.
Romani, in un colloquio con il premier di qualche mese fa, avrebbe
cercato di calmare l'animosità di Berlusconi nei confronti dei programmi
"avversari" (non solo Floris, ma anche la Dandini e Fazio) spiegando che
l'unico modo per tacitare definitivamente quelle voci era di utilizzare
l'unica arma che il governo ha per tenere sotto pressione il servizio
pubblico:

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
agire *cambiando alcune norme del contratto di servizio* e puntando su
quei programmi che sono finanziati solo dal canone. Lì per lì Berlusconi
avrebbe scosso la testa, ma poi la cosa è stata spiegata con
l'introduzione di una formula magica. *La regionalizzazione di Raitre*.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


Il piano è noto da tempo in Rai, ma la gestione Ruffini ha fatto sì che
quest'ipotesi di rete federale non abbia mai avuto modo di mettere
radici. Solo di recente, nell'ultima parte della gestione-Cappon, la Rai
ha dato il via a Buongiorno Regione, il tg regionale in onda all'alba
che insiste sulla terza rete, senza tuttavia snaturarne l'identità.
Quello che ha in mente questo governo invece è ben altro. Si tratta di
prendere il palinsesto di Raitre e "occupare" la maggior parte degli
spazi sensibili (perché di grande appeal di pubblico e,
conseguentemente, di pubblicità) con programmi di forte connotazione
regionalistica o di servizio per il cittadino utente.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Questa trasformazione non avverrebbe, secondo le indicazioni del
governo, in modo repentino ma assai graduale, con l'obiettivo ultimo di
far restare della Raitre che conosciamo oggi solo due, al massimo tre
prime serate blindatissime e connotate da programmi più vicini a Mi
manda Raitre che a Ballarò o, peggio, a Fazio.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

A parere di Romani, ma anche del ministro *Claudio Scajola*, titolare
dello Sviluppo Economico da cui dipende la stesura finale del contratto
con la Rai, questa trasformazione di Raitre dovrebbe essere uno dei
capisaldi del nuovo contratto di servizio (che entrerà in vigore a
gennaio e del quale, per adesso, sono state approvate dall'Agcom solo le
linee guida), ma è inutile dire che la sola idea ha trovato forti
resistenze in azienda. Non solo sul piano politico, ma anche su quello
delle risorse economiche.

La regionalizzazione di una rete Rai, nello specifico di Raitre,
comporterebbe un'espansione dei programmi che sono finanziati solo
attraverso il canone (che, com'è noto, è pagato da un terzo degli
italiani), e una netta contrazione di quelli finanziati solo dalla
pubblicità, con un ovvio abbattimento degli introiti da spot che per
altro sono stati soggetti, con la crisi, ad una forte contrazione
(l'azienda potrebbe infatti avere, entro il 2012, un buco di 600 milioni
di euro).

Basti pensare che quest'anno l'azienda ha dovuto coprire con 300 milioni
di euro derivanti da spot introiti non pervenuti a copertura di costi
per programmi solo finanziati da canone (In mezz'ora di Lucia
Annunziata, tanto per fare un esempio, è un programma finanziato dal
canone che costa 26 mila euro a puntata tutto compreso). Insomma, i
desideri del Cavaliere si scontrerebbero con la stessa sopravvivenza
della Rai, ma anche su questo il premier avrebbe in serbo un
"predellino" mediatico. Infatti, nonostante una parte della maggioranza,
con in testa Fini e Tremonti, stiano spingendo per dare il via ad una
leggina che consentirebbe alla Rai di avere risorse certe grazie alla
parcellizzazione del canone all'interno della bolletta della luce
(pagare meno, ma pagare tutti), il rischio è che invece la tv pubblica
sprofondi nel baratro economico, lasciando magari a B. - sulla falsa
riga di quanto avvenne nel '94 con il decreto Salva Rai - la possibilità
di un intervento “salvifico”, sul modello - Alitalia. E chi poi avrebbe
più il coraggio di parlare del suo, personalissimo, conflitto
d'interessi?

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009

++
cit off
++



Commento:

Il futuro è sempre oltre la nostra fantasia ..



Saluti felicità,

L

[ Auf dieses Posting antworten ]