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Un tuffo nel passato

Von: Baku (baku@baku.it) [Profil]
Datum: 06.07.2008 18:55
Message-ID: <xO6ck.11962$f86.5747@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.media.tv
rileggere certe cose a posteriori fa sorridere




Carfagna: «Silvio buono e galante, ma dico basta ai pettegolezzi»
«E' triste finire sul New York Times come presunta amante. Questa storia mi
ha segnata»



MILANO - Onorevole Carfagna, da dove si può partire? Forse da quella sua
foto apparsa in prima pagina sul New York Times: lei che sorride in Aula
accanto a Silvio Berlusconi.
«Quella foto... Già. Una cosa che può anche far piacere. Tutti sognano
di
essere citati un giorno dal New York Times, magari per un provvedimento di
legge. E invece è triste finirci per una robetta di piccolo cabotaggio.
Finirci perché è scattata la caccia all'amante del politico famoso. E tu sei
giovane, carina, come aggravante vieni dal mondo dello spettacolo, e quindi
sei liquidata come "valletta". E in quella parola c'è tutto il
pregiudizio
italiano sulle donne di spettacolo. Per loro esiste la presunzione di
colpevolezza: dimostrare ogni volta di essere serie. Di non essere donne
facili».

Mara Carfagna, alle interviste a tutta pagina, finora ha preferito il
silenzio. «Per carattere», spiega lei. E perché nel pieno della
polemica,
periodo «in cui sui giornali era un fiorire di foto scosciate», la deputata
di Forza Italia, 31 anni compiuti lo scorso dicembre, aveva un solo
obiettivo: «Resistere al polverone. Ma ora ho deciso di parlare perché ho
incrociato troppi sguardi misti di morbosità e disapprovazione».

Mara Carfagna (Olycom)
Come sono stati i giorni successivi alla lettera di Veronica Lario a
Repubblica?
«Complicati. E tristi. È triste essere attaccata perché sei carina e
fai
politica per il Polo».
Eppure ha fatto tv...
«Lo so, si fa fatica a credere che non ami i riflettori. Ma è la
verità.
Sono finita mio malgrado sui giornali. Per una battuta galante...».

«Se non fossi già sposato la sposerei subito»: glielo ha detto Silvio
Berlusconi.
«Sì, una battuta galante, da un uomo galante. Punto. Lui è una persona
gentile. Lo stimo immensamente. È buonissimo, e non riesce a sottrarsi
dall'aiutare qualcuno. Su quella battuta, però, i giornali ci hanno ricamato
amplificandola».

E lei è finita nella top ten delle presunte amanti del Cavaliere.
«Alle donne, in politica, sono cose che capitano. Io, però, ho scelto il
silenzio».

Non tutti come lei: Michela Brambilla ha rilasciato sul tema un'intervista a
tutta pagina a La Stampa.
«Per fortuna non siamo tutte uguali. In quei giorni, però, ho pensato che i
giornali davano ai lettori ciò che i lettori chiedevano: pettegolezzi».

Solidarietà?
«Tanta, anche nel mio partito. Certo, quella storia ha scombussolato il mio
lavoro. Ma fa nulla, mi rimbocco le maniche e vado dritta per la mia
strada».

La sua famiglia cosa le ha detto?
«A mio padre ha dato fastidio, ma si è limitato a dirmi: "Basta
conoscerti
per smontare qualunque pettegolezzo". Sa, la mia è una famiglia meridionale
tradizionale e anticomunista da generazioni. Mio padre non voleva che
entrassi nel mondo dello spettacolo. Ho avuto un'educazione rigidissima:
scuola di danza, conservatorio fino all'ottavo anno, inglese... E anche in
tv, ho sempre fatto scelte fuori dagli schemi».

Ad esempio?
«Sì alla Domenica del villaggio e no a Controcampo: stare sullo sgabello per
tre ore con le gambe accavallate proprio non mi andava».

Perché poi è entrata in politica?
«Mi ha convinto mio padre. E ho deciso dopo mesi di riflessione sofferta:
temevo di non essere presa sul serio. All'inizio ho incontrato molte
diffidenze, e sono entrata in punta di piedi. Lavorando con umiltà. Ora mi
apprezzano in molti. Mi sto specializzando sui temi della famiglia, tanto
che domani faccio un convegno a Roma. Perché io, quei pregiudizi, li voglio
abbattere».

Angela Frenda
(14 febbraio 2007)

Fonte articolo: Corriere della sera


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