nntp2http.com
Posting
Suche
Optionen
Hilfe & Kontakt

G8, alla Diaz fu macelleria italiana

Von: pirex (mokena@pakita.sus) [Profil]
Datum: 06.07.2008 23:45
Message-ID: <r2bck.111458$FR.368945@twister1.libero.it>
Newsgroup: it.media.tv
G8, alla Diaz fu macelleria italiana
G8, Genova senza voce
di Angelo Pagliaro
foto internet
07/07/2008


"L'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova
è stato un massacro".
Più di ogni altra affermazione giornalistica questa dichiarazione,
rilasciata dal pm Francesco Cardona Albini al'inizio della sua requisitoria
nel processo che si svolge nell'aula bunker del tribunale di Genova, città
insignita di medaglia d'oro al valor militare per la guerra di liberazione
dal nazi-fascismo, dà il senso della gravità di quanto accaduto ad opera
delle forze dell'ordine di una nazione che si definisce democratica ed
antifascista.
Poliziotti, carabinieri, polizia penitenziaria e tanti altri, mai
identificati, si sono accaniti senza pietà massacrando, con una violenza
inaudita, cittadini di varie nazionalità che cercavano di riposare nei loro
sacchi a pelo.
Il pm genovese ha ricostruito anche cosa è accaduto fuori della scuola Diaz
prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentavano di
fuggire alla "caccia" della polizia.

Tra i malcapitati il giornalista inglese Mark Cowell, salvato in extremis da
un poliziotto, che ha riferito: "Mi sembrava di essere un pallone a cui
ognuno voleva dare un calcio".
Il giornalista ha testimoniato, inoltre, di aver riconosciuto dei
carabinieri presenti davanti alla scuola prima dell'arrivo della polizia e
di aver riportato, durante il massacro, la rottura della mascella e di tutti
i denti.
"La sera del 21 luglio in via Cesare Battisti e nelle vie limitrofe alla
scuola - ha ribadito il pm Cardona Albini - non vigeva neppure il codice
penale".
Tra i 29 imputati figurano alti vertici della polizia quali Francesco
Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e
vice direttore dell'Ucigos, e Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco,
Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, Vincenzo Canterini, comandante
del VII Nucleo sperimentale del I Reparto Mobile di Roma.

Come finirà questo ennesimo processo nessuno lo può dire con certezza in
quanto, se venisse approvato dalla Camera l'emendamento al decreto
sicurezza, si rischia persino lo stop. Secondo fonti giudiziarie la
contestazione ad alcuni imputati (il vicequestore Pietro Troiani e l'autista
Michele Burgio che secondo l'accusa portarono le due molotov dentro la
scuola) del reato di porto d'armi da guerra consente la prosecuzione del
processo perché prevede pene maggiori, salvo stralciare la posizione degli
stessi.
Il 10 luglio i pm formuleranno le richieste di condanna.

Secondo l'eurodeputato Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum
nella calda estate genovese del 2001, "è fondamentale che il processo sulle
violenze alla Diaz si concluda e non venga sospeso a causa della salva
premier.
Al tempo il governo Berlusconi fu complice delle violenze e oggi cerca di
bloccare il processo".

Il pm Francesco Cardona Albini ha quindi citato il prefetto Ansoino
Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo
La Barbera, il quale nella sua deposizione spiegò che all'origine della
perquisizione nella scuola Diaz vi fu la ricerca da parte delle forze
dell'ordine del riscatto del loro operato e della loro immagine offuscata
dai disordini e dalla morte di Carlo Giuliani.
Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a
Genova. Altro che un'azione irresponsabile ed inutile decisa da alcuni
funzionari di polizia.
La verità su tutti i fatti accaduti a Genova in quei giorni è solo
all'inizio e non siamo sicuri che, dopo sette anni, possa venire alla luce.
Troppo pochi per un paese che ancora non sa quasi nulla delle stragi che ne
hanno condizionato la sua triste storia.

http://www.rivistaonline.com/Rivista/Inchiesta.aspx?id'



[ Auf dieses Posting antworten ]

Antworten