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Dagospia sul gnoccagate

Von: Baku (baku@baku.it) [Profil]
Datum: 05.07.2008 19:56
Message-ID: <5CObk.11321$f86.1422@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.media.tv
Ci voleva un articolone di Repubblica (by Cresto-Dina, vice direttore) per
annunciare che Veronica non farà nessuna lettera-comunicato-intervista sul
gnocca-gate più spettegolato e meno pubblicato? Mah. Le intercettazioni di
Silvio hard-core erano - dicono gli "addetti ai livori" - nelle manine del
Gruppo Espresso e in quelle di Paolino Mieli.

Quest'ultimo "a titolo personale", se si può dire, vale a dire non le
avrebbe mai portate a via Solferino e consegnate al redazione. Le ha tenute
gelosamente per sé e solo da qualche allusione maliziosa e fotina birichina
si è capito che il direttore del Corriere conosce - e bene - il contenuto
delle chiacchiere a ruota arrapata dell'infojato Cavaliere.

Per quanto riguarda 'La Repubblica' e 'L'espresso' si è capito ieri,
leggendo il pezzo "riassuntivo" delle prodezze & nefandezze intercettate, a
cura del vice direttore Giuseppe D'Avanzo, che gli hard-core-files non
sarebbero mai state pubblicati - e oggi Curzio Maltese lo scrive: "la festa
appena iniziata è già finita".

Bene. Come mai non è arrivata la spallata di carta al governo berluscone?
(Ma fino al giorno 8 luglio tutto potrebbe succedere, in base a ciò che
sentenzierà il gup di Napoli). Intanto perché, la legge vieta di
intercettare due deputati della Repubblica (senza previa autorizzazione del
Parlamento).

Secondo punto: lo studio legale del Gruppo Espresso (Ripa di Meana) avrebbe
formulato - dicono - parere negativo sulla pubblicazione. Forse sono troppo
"intime" le conversazioni, comunque se pubblicate scatenerebbero un'apocalisse
su De Benedetti e compagni. E dato che in italia, il più pulito ha una rogna
così, come ha ricordato Cossiga alludendo alla fedeltà coniugale di
Scalfari, insomma mejo abbassare penna e saracinesca.


E torniamo al silenzio di Veronica, di cui Dagospia è stato il primo a
scriverne. Ora va da sé che ciò che scriviamo sono solo indiscrezioni di cui
non abbiamo nessuna conferma ma le fonti son ben autorevoli.

Quindi, la bomba: Lady Lario, appena sbarcata alla Malpensa, avrebbe
contattato i suoi legali. Infatti, sotto il primo strato di orgoglio ferito
di Veronica batte sempre la ferita della divisione dell'impero
berlusconiano. Secondo gli "addetti ai livori", in parole povere, il reale
motivo della crisi eterna tra Silvio e la moglie avrebbe origine dalla
diversità di opinione sul frazionamento del patrimonio billionaire tra i 5
figli.

Ora il frutto di primo letto della carica fecondativa del Cavaliere sono
Marina (capo della Mondadori) e Piersilvio (capo di Mediaset), quelli
sfornati dai lombi della Lario sono invece tre: Luigi, Barbara ed Eleonora.
Che per ora, vista anche l'età, non ricoprono nulla di importante se non il
ruolo di consigliere.

Ora se la matematica non è un'opinione si prende il montepremi dei sudori
del Cav infojato e lo si divide per 5: 20% ciascheduno. Facile, no? Invece,
qui sta il casino: dividendo così i tre pargoli di Veronica avrebbero in
mano il 60% dell'impero, ergo la maggioranza e Silvio non lo trova
opportuno, per non dire ingiusto. Lui vuole dividere a metà: 50% a Marina e
Piersilvio e l'altra metà ai tre pargoli di secondo letto. Ma da questo
orecchio Veronica non ci sente.

Certo, con una separazione per colpa, la situazione si ribalterebbe a suo
favore, e con le chiacchiere hard-core di Silvio sarebbe una passeggiata. Ma
quelle maledette intercettazione non intendono uscire e una separazione
consensuale porterebbe solo a un accordo famigliare (50% e 50%). Salvo
errori, orrori e omissioni, così raccontano.


Dagospia 05 Luglio 2008


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