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Travaglio risponde a D'Avanzo

Von: callo (spam@scassa.it) [Profil]
Datum: 15.05.2008 11:30
Message-ID: <482c02bf$0$29602$4fafbaef@reader1.news.tin.it>
Newsgroup: it.media.tv

15 Mag. - Marco Travaglio, dalle pagine di Repubblica, risponde a D'Avanzo.
"Caro Direttore, D'Avanzo è liberissimo di ritenere che i cittadini non
debbano sapere chi è il presidente del Senato. Io invece penso che debbano
sapere tutto.
travagliomarco280x200.jpg Che sia nostro dovere informarli del fatto che
stava in società con due personaggi poi condannati per mafia, che si
occupava di urbanistica come consulente del comune di Villabate, controllato
dal clan Mandalà, anche dopo l'arresto del figlio del boss e subito prima
dello scioglimento per mafia.
Perciò l'ho scritto (dopo valorosi colleghi come Lillo, Abbate e Gomez) e
l'ho detto in tv presentando il mio libro. Anche perché la Procura di
Palermo sta ancora vagliando le dichiarazioni rese nel 2007 dal pentito
Francesco Campanella, già presidente del consiglio comunale di Villabate e
uomo del clan Mandalà, sul piano regolatore che, a suo dire, il boss aveva
"concordato con La Loggia e Schifani" (Ansa, 10 febbraio 2007).
Ciò che non è consentito a nessuno, nemmeno a D'Avanzo è imbastire
una
ripugnante equazioni fra le frequentazioni palermitane del palermitano
Schifani e una calunnia ai miei danni che -scopro ora- sarebbe stata diffusa
via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l'imprenditore Michele
Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un
albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente
falsa e chi l'ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.
Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un'alzata di spalle,
limitandomi ad una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a
quando diventerò presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da
nascondere e D'Avanzo sta cercando - con miseri risultati- di minare la
fiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza
professionale, eccomi qui pronto a denudarmi. Se questo maestro di
giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle
infamie, magari rivolgendosi all'albergo o dandomi un colpo di telefono,
avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso
nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non
essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre
pagato le mie vacanze fino all'ultimo centesimo (con carta di credito,
D'Avanzo può controllare); c) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a
Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure
collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un
residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino. Il primo anno
trascorsi due settimane nell'albergo con la mia famiglia, e al momento di
pagare il conto mi accorsi che la cifra era il doppio della tariffa
pattuita: pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a
Ciuro, il quale mi spiegò che c'era stato un equivoco e che sarebbe stato
presto sistemato (cosa che poi non avvenne). L'anno seguente affittai per
una settimana un bungalow ad Altavilla, pagando ovviamente la pigione al
proprietario. Ma i precedenti affittuari si erano portati via tutto, così i
vicini, compresa la signora Ciuro, ci prestarono un paio di cuscini,
stoviglie, pentole e una caffettiera. Di qui la telefonata in cui parlo a
Ciuro di "cuscini". Ecco tutto. Che c'entri questo con le amicizie mafiose
di Schifani, francamente mi sfugge. Qualcuno può seriamente pensare che,
come insinua D'Avanzo, quella vacanza fantozziana potrebbe rendermi anche
solo teoricamente ricattabile da parte della mafia o addirittura
protagonista di "una consapevole amicizia mafiosa"? Diversamente da
Schifani, non solo sono un privato cittadino. Non solo non sono mai stato
socio nè consulente di personaggi e di comuni poi risultati mafiosi. Ma non
ho mai visto nè conosciuto mafiosi, nè prima nè dopo la condanna.
Chiaro? Se
poi questo è il prezzo che si deve pagare, in Italia, per raccontare la
verità sul presidente del Senato, sono felice di averlo pagato.
Ps. Su una cosa sola D'Avanzo ha ragione. Tra i miei ex direttori, ho
dimenticato quello del "Borghese": Daniele Vimercati. Era uno splendido e
libero giornalista. Purtroppo non c'è più, l'ha portato via a 43 anni una
leucemia fulminante. Mi manca molto. (Marco Travaglio).

D'Avanzo:
Nessuno ha mai messo in dubbio l'onorabilità di Travaglio. Nessuno ha voluto
sollevare una noiosa e irrilevante polemica personale. Si è voluto soltanto
ragionare senza ipocrisie su un metodo giornalistico che, con niente o poco,
può distruggere la reputazione di chiunque. Era un memento a Travaglio e a
noi stessi ad usare con prudenza, armati di niente o poco, la parola
"verità" (evocata, purtroppo anche oggi). E prima di mettere punto: ma
davvero c'è qualcuno che in buona fede, può pensare che Repubblica faccia
sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri? (g.d'a.)


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