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La mia esperienza e qualche considerazione.....

Von: Paolo (pa...@hotmail.it) [Profil]
Datum: 06.07.2008 11:35
Message-ID: <151Z53Z254Z82Y1215337020X29106@usenet.libero.it>
Followup-to: it.istruzione.scuola
Newsgroup: it.istruzione.scuola
Un saluto a tutti gli iscritti del NG,

mi chiamo Paolo, ho 31 anni e tre anni fa ho realizzato il mio grande sogno
nel cassetto: ho aperto un centro di formazione scolastica. Vivo al Sud,
dove la crisi economica è forse più opprimente che in altri parti d'Italia,
ma devo dire che dopo tre anni il mio centro gode di ottima salute.

Quali possono essere i motivi di questo successo mio e dei miei colleghi? In
tutta umiltà, credo che i motivi siano sostanzialmente due: la nostra
competenza, cioè la competenza di gente che nella propria vita ha studiato
seriamente, e la grande passione per l'insegnamento che ci contraddistingue,
nonchè le capacità di comunicare e di relazionarci con i ragazzi.

Purtroppo anche noi siamo stati "vittime" in principio del Grande
Pregiudizio che devono subire tutte le realtà formative come la nostra.....
Cepu purtroppo ha sputtanato il mercato della formazione privata. Un mercato
fatto di gente a volte seria, a volte farfallona e ciarlatana.
Vi posto questa mia esperienza lavorativa personale perchè spesso vi ho
lurkati sul NG e ho letto con mio grande dispiacere il senso di precarietà
che attanaglia molti di coloro che hanno creduto nella SSIS o che l'hanno
frequentata sotto "costrizione legale", essendo forse l'unica vera strada
per entrare nel mondo della scuola. Volevo semplicemente dirvi (spero senza
urtare la vostra sensibilità): NON MOLLATE!!!!!

Insegnare è uno stile di vita. Insegnare è passione. Insegnare è far
vivere
in qualcun altro un pezzo di te.
Io non potrei vivere senza insegnare. E' un'esperienza di vita più che di
lavoro. Certo, io ho coniugato il mio lavoro con la mia più grande passione,
ma ho il pensiero rivolto a quei tantissimi miei coetanei e non che vivono
una situazione difficile. So che per voi conterà pochissimo o proprio
niente, ma mi sento vicino a voi e alle vostre vicissitudini personali.

Io però vorrei fare alcune considerazioni sulla situazione attuale
prospettata dal "famoso" ministro Brunetta che ha dichiarato guerra agli
sprechi nel settore pubblico, scuola inclusa.
Premesso che è assolutamente sbagliato paragonare settori pubblici tra loro
molto diversi, Brunetta ha a mio avviso ragione quando afferma che certi
privilegi tipici del settore pubblico devono essere ridimensionati.
Brunetta ha indicato nella scuola un luogo dove molte risorse umane sono
sprecate e quindi ha auspicato (ricordate che tra il dire e il fare....) un
taglio netto del corpo docente.

Brunetta dovrebbe però assumersi la responsabilità di dare una risposta a
tutti gli abilitati SSIS che ora vivono nel limbo e che domani potrebbero
essere ancora più nella disperazione della precarietà.
Troppo semplicistico parlare di tagli. Si sta parlando di persone con
aspirazioni, persone che hanno creduto in un'abilitazione per intraprendere
una professione. Queste persone meritano una risposta e una risoluzione ai
loro problemi.

Io però vorrei anche vedere la questione dall'altro lato della medaglia. Io
non credo che attualmente le cose nella scuola vadano bene. Non mi piacciono
gli attuali criteri di selezione del personale docente, non mi piace
l'organizzazione delle attività scolastiche. Insomma, per me la scuola
pubblica andrebbe radicalmente riformata.

Anzitutto partiamo dal criterio meritocratico: è un dato di fatto
inconfutabile che oggi la scuola è diventata per molti una sorta di ufficio
di collocamento per gente che vuole prendere uno stipendio e campare (sia
chiaro... ASPIRAZIONE LEGITTIMA). In questo modo si è svilita la funzione
della scuola. Prima vi ho detto quali sono le motivazioni che mi spingono ad
insegnare. Motivazioni fatte di passione per l'insegnamento, vera e propria
mission di vita. Ecco, ora forse mi attirerò critiche, ma io sogno un mondo
della scuola pubblica dove TUTTI E PROPRIO TUTTI i docenti siano persone in
grado di insegnare qualcosa, anche in un contesto sociale altamente
degradato come quello con cui devono fare i conti ogni santo giorno in
classe.

Questo forse è stato uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere la carriera
privata e non quella pubblica. Io sono arrivato a selezionare la clientela e
a scartare aprioristicamente i figli di papà, i viziati, i cannati, insomma
la gente demotivata. Sono brutale con le famiglie che vengono da me. Chiedo
sempre ai ragazzi: che motivazioni avete? E ai loro genitori dico sempre:
dovete darmi carta bianca per insegnare. Non voglio nessuna ingerenza nel
mio lavoro. Prendere o lasciare.
E' chiaro che questo ha rallentato un attimino il boom economico del mio
centro. Avrei potuto strizzare l'occhio al mercato e fare ciò che fa Cepu e
simili. Ma a questo punto che senso aveva per me aprire un centro privato?
Io l'ho fatto per poter svolgere il mio lavoro alle mie condizioni. E questo
metodo alla fine ha pagato. Ho sudato, ma ce l'ho fatta.

Egoisticamente potrei anche dire che prospero grazie all'inefficacia
(chiamiamola così per non offendere nessuno) di numerosi docenti della
scuola pubblica. Ma io non voglio pensare egoisticamente, voglio pensare al
bene dei ragazzi che vorrei fossero formati adeguatamente.

Brunetta ha sbagliato nel metodo, ma forse non nel concetto alla base di
esso: la scuola non deve più rappresentare l'ufficio smaltimento
disoccupati. I dirigenti scolastici, se vera autonomia deve essere,
dovrebbero essere messi nelle condizioni di selezionare il proprio corpo
docenti, al fine di rendere la propria scuola più prestigiosa possibile.
In un istituto tecnico industriale della mia città, per una coincidenza
grazie a Dio fortuita, c'è una classe docente davvero in gamba. Il risultato
è che in quella scuola si lavora alla grande, le classi apprendono e i
diplomati che escono da quella scuola spesso non hanno neppure bisogno di
proseguire gli studi (anche se secondo me sbagliano) perchè c'è un mercato
di sbocco di elettrotecnici o periti meccanici nella zona industriale della
mia città.

La scuola più efficace parte da un diverso metodo di reclutamento del corpo
docente. Severissimo e intransigente. Chi vale, insegna. Chi non vale, a
casa. Sono forse troppo brutale? :-) Perdonatemi.

Io, nel mio piccolo centro di formazione, faccio così. Chi si candida ad
insegnare da me deve sostenere test scritti e orali di difficoltà
oggettivamente piuttosto elevata. Tutti nella mia città sanno bene che chi
insegna da me, ha le palle grosse così. Questo, insieme ai motivi citati in
precedenza, ha causato il successo della mia attività.

Ma perchè io lo posso fare e la scuola pubblica no? Domanda retorica, ma
spero possa suscitare un costruttivo dibattito tra noi sui temi da me
affrontati.

Grazie dell'attenzione e scusate per il post un pò troppo lungo ;-)
Paolo



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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

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