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Re: Limitazione correnti prese bivalenti e norme CEI 64 8

Von: ambro (am@virgilio.it) [Profil]
Datum: 06.05.2008 14:41
Message-ID: <482051be$0$29598$4fafbaef@reader1.news.tin.it>
Newsgroup: it.industria.elettrotecnica.normative
RLDeboni wrote:


> Le colpe dell'impiantista sono riferite alle parti fisse dell'impianto,
> quelle che l'impiantista ha acquistato ed installato per conto del
> cliente.
Allora, siamo arrivati al punto che la responsabilità dell'impiantista si
ferma al componente che lui ha installato. Se il costruttore dichiara che
quel componente è caratterizzato da una corrente nominale di 16 A e viene
protetto con un interruttore di 16 A, mi sembra che non ci siano colpe per
l'impiantista.

> Scusate la domanda che forse pare un po' ottusa: "Che interesse ha
> l'impiantista ad insistere ad installare un magnetotermico da 16A sulle
> prese bipasso qualora saltasse fuori che ha una corresponsabilita' in
> caso di incidenti ?"
>

Non mi sembra che, per il problema in oggetto, l'installatore sia imputapile
di negligenza, imperizia od altro, certo il CTU sei tu...

Ma torniamo alla tecnica, oggi l'alternativa qual'è: realizzare due circuiti
prese uno da 10 ed uno da 16, con un aumento inutile dei costi, e non è
detto che aumenti la sicurezza, anzi... più componenti installi, maggiore è
il rischio residuo; oppure realizzare un circuito con prese monopasso da 16
A  e dotare l'utente di riduzioni 16/10 A, componenti marchiati IMQ quindi
tutto in regola, ma non hai risolto i tuoi problemi, ed anche in questo
caso aggiungi un componente che fa aumentare il rischio.
In funzione di quanto oggi il mercato propone, la soluzione bipresa su
circuito da 16 A, è un buon compromesso tra sicurezza, funzionalità ed
economia, e non mi sembra che sia solamente il mio pensiero e di pochi
altri...

ambro

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