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Incomplete le risposte del governo italiano ai 20 quesiti Ue sulla tv

Von: nemo (nemo@nemo.it.invalid) [Profil]
Datum: 05.07.2008 16:28
Message-ID: <486f8509$0$40315$4fafbaef@reader5.news.tin.it>
Newsgroup: it.media.tv.digitale.terrestre it.hobby.satellite-tv.digitale
Sono "incomplete" le risposte del governo italiano ai 20 quesiti che il
commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, aveva inviato recentemente a
Roma per chiedere delucidazioni sulle modifiche apportate al regime
televisivo nazionale con le misure legislative approvate il 6 giugno scorso.
Lo riferisce, oggi da Bruxelles, il portavoce della Kroes, Jonathan Todd.
"Le informazioni che abbiamo ricevuto sono incomplete, mancano ancora le
risposte a una parte dei 20 quesiti. Non possiamo ancora dire - ha affermato
Todd - se con la nuova legislazione si pone rimedio alle violazioni alla
normativa comunitaria" che erano state riscontrate nella Legge Gasparri.
"Attendiamo, dunque, dal governo italiano le informazioni mancanti", ha
concluso il portavoce. In mancanza di spiegazioni soddisfacenti, alla
Commissione non resterebbe che deferire l'Italia in Corte di Giustizia,
visto che la procedura d'infrazione è ferma al secondo stadio (il "parere
motivato") dal 18 luglio 2007.
Nei venti quesiti della Kroes al governo si chiedeva di chiarire quale sia
l'attuale distribuzione delle frequenze nel settore delle emittenti Tv in
Italia, quale sarà la situazione dopo il passaggio al digitale terrestre, e
se sia sufficiente l'obbligo, per Rai e Mediaset, di lasciare libero il 40%
della capacità trasmissiva ad altri operatori, per evitare che il duopolio
Rai-Mediaset finora esistente nell'analogico si riproduca anche nel digitale
terrestre.
La Commissione voleva anche sapere come e quando l'Italia "porrà fine"
alla
situazione anomala di una rete Tv (Rete4) che, sebbene priva della
concessione, è stata autorizzata a continuare a a trasmettere.
Con un chiaro riferimento a Rete4, l'Antitrust comunitario chiedeva
"informazioni sulle emittenti nazionali 'legittimamente operanti ai sensi
della normativa vigente', e che non si sono classificate in posizione utile
nella graduatoria per l'attribuzione di concessioni per la radiodiffusione
televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale, sancita con il
decreto ministeriale del 28 luglio 1999.
"Oltre ad identificare tali emittenti - si leggeva nel quesito n.5 -, si
prega di fornire chiarimenti sul titolo normativo che consente loro di
continuare le trasmissioni di radiodiffusione televisiva analogica".
Le domande di Bruxelles diventavano ancora più stringenti al punto
successivo: "Qualora si dovesse ritenere che sia ancora in vigore
l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli
operatori che non sono titolari di una concessione analogica (ossia Rete4,
ndr), si prega di indicare - si leggeva nel quesito n. 6 - quali eventuali
misure le autorità italiane intendono adottare per porre fine a tale
autorizzazione".
I venti quesiti sono stati inviati a Roma a seguito a un incontro avvenuto
il 18 giugno a Bruxelles fra emissari del governo italiano e funzionari dei
servizi della Concorrenza della Commissione, e riguardano in particolare gli
effetti della legge 201 del 6 giugno scorso (lungamente oggetto di polemiche
durante il dibattito parlamentare per l'approvazione, a causa
dell'emendamento detto 'salva Rete4') sull'attuale regolamentazione del
sistema radiotelevisivo nazionale. L'Italia aveva tempo fino al 27 giugno
per rispondere.
La procedura d'infrazione nei confronti della Legge Gasparri era stata
aperta dall'Esecutivo comunitario il 25 luglio del 2006, con l'accusa allo
Stato italiano di aver introdotto "restrizioni ingiustificate alla
prestazione di servizi di radiotelediffusione" e di attribuire "vantaggi
agli operatori analogici esistenti".
Di fronte all'insoddisfacente risposta italiana, il 18 luglio 2007 la
Commissione aveva emesso un 'parere motivato', secondo stadio della
procedura d'infrazione. In teoria l'Italia aveva due mesi per rispondere, ma
Bruxelles ha fermato l'orologio, in attesa delle modifiche del regime
radiotelevisivo che dovevano essere introdotte con la Legge Gentiloni, e
successivamente, dopo le elezioni, per dare il tempo al nuovo governo e al
nuovo Parlamento di occuparsi della vicenda. Così è passato un anno.
Ora, prima di giungere al deferimento in Corte di Giustizia, il commissario
europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes, e i suoi servizi vogliono capire la
portata delle modifiche introdotte alla Legge Gasparri con le misure
legislative approvate il 6 giugno scorso dalla nuova maggioranza. Bruxelles
sospetta fortemente che, nonostante le modifiche, il passaggio al digitale
possa perpetrare anche in futuro l'attuale duopolio Rai-Mediaset, e chiudere
ancora di più le possibilità di accesso al mercato di eventuali nuovi
operatori, invece di liberare margini e frequenze per favorirne l'arrivo.
Intanto, il 31 gennaio scorso la Corte europea di Giustizia ha emesso una
sentenza sulla vicenda Europa7 in cui si sostengono le ragioni
dell'emittente di Francesco di Stefano (che aveva vinto una concessione ma a
cui non sono mai state assegnate le frequenze analogiche per trasmettere) e
si condanna il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive,
perché, afferma la sentenza, "non rispetta il principio della libera
prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi,
trasparenti, non discriminatori e proporzionati".
Uno dei 20 quesiti della Commissione, il n.18, si riferisce esplicitamente
alla necessità di dare esecuzione a questo verdetto. L'Esecutivo Ue chiedeva
precisamente "come intendono le autorità italiane ottemperare alla sentenza
della Corte di Giustizia del 31 gennaio 2008 (causa C-380/05)", ovvero
evitare l'adozione di norme che perpetuino l'attuale situazione, in cui "un
operatore titolare di una concessione (Europa7, ndr) si trovi
nell'impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione
assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e
proporzionati".
Se il governo non risponderà in modo soddisfacente, la Commissione potrà
iniziare una nuova procedura d'infrazione per inadempimento, e chiedere alla
Corte, in caso di seconda condanna, di infliggere delle multe giornaliere
all'Italia fino a quando non si sarà messa in regola.

Apcom



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