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Il concetto USENET di moderazione

Von: Gruppo Coordinamento NEWS-IT (gcn@news.nic.it) [Profil]
Datum: 14.01.2010 04:47
Message-ID: <moderaz-faq-1-1263440821@erode.bofh.it>
Followup-to: it.news.moderazione
Newsgroup: it.news.moderazione it.news.aiuto it.news.gruppi it.faq
Posting-Frequency: posted on the 14th of each month


Filosofia della moderazione Usenet

Il concetto di moderazione pervade Usenet, a torto o ragione, e non
sempre tutti sono d'accordo su cosa essa sia in realtà. Anzi,
diciamola tutta: ciascuno ha un'idea differente del suo significato, e
va così a finire che iniziano discussioni su discussioni. Non che ci
sia nulla di male: il vero guaio è che queste discussioni generalmente
non terminano più!

Questo testo cerca di mettere una volta per tutte in chiaro il
pensiero "filosofico" del GCN a proposito della moderazione. Come
sempre, nessuno di noi pretende che queste elucubrazioni siano la
verità assoluta e immutabile: però dovreste ricordarvi che Usenet è
un'anarchia dittatoriale, e nel nostro orticello (it.*, appunto) i
dittatori siamo noi. Insomma, nei gruppi it.* questa è la verità
assoluta: non è necessariamente immutabile, ma non contate su
possibili cambiamenti.

Moderazione = censura. Sì, ma...

Diciamolo subito, per sgombrare il campo da eventuali sofismi:
sappiamo bene che la moderazione, intesa in senso Usenet, è una forma
di censura. Ma questo è implicito nel concetto di moderazione: che
cioè una o più persone decidano quali degli articoli che sono inviati
a un gruppo di discussione siano visionati da tutti. Se esiste una
possibilità di scelta, è ovvio che ci sarà anche la
possibilità che
qualche articolo non venga approvato... cioè, venga censurato.

Se, tanto per fare un esempio, abbiamo un gruppo dedicato alla
presentazione di sonetti, e qualcuno prova a postare la solita catena
di Sant'Antonio "Make Money Fast" (una delle 100 copie identiche che
appaiono ogni giorno, non una versione ad hoc in forma di sonetto!),
penso che il 99.9% della gente concordi che in questo caso la
censura... pardon, la moderazione sia una buona cosa: l'unico a non
essere d'accordo è probabilmente chi l'articolo l'ha spedito! Ma
sappiamo tutti che in pratica non capitano sempre esempi così chiari:
capita spesso che il moderatore sia un ducetto, che approva o rifiuta
articoli a seconda se chi li ha scritti gli è simpatico oppure
antipatico. E questo non è bello, direbbero quasi tutti: di nuovo,
tranne gli amici del moderatore.

Come comportarsi con la moderazione

A volte è possibile trovare dei criteri oggettivi per stabilire se un
articolo è approvabile oppure no: nell'esempio sopra, è facile
stabilire se un testo è un sonetto oppure no. Il GCN ha fatto delle
scelte di questo tipo sull'intera gerarchia it.*: vengono
automaticamente cancellati gli attachment nei gruppi non it.binari.*
(un attachment è riconoscibile perchè viene salvato in formato base64,
uuencode oppure BinHex), ed è stato stabilito che messaggi in
crosspost che abbiano più di tre gruppi come followup verranno
anch'essi cancellati. Vediamo ora alcune scelte logicamente
percorribili da utilizzare per i casi soggettivi, in modo da trovare
d'accordo la maggior parte delle persone.

La soluzione più manichea consiste nell'abolire completamente la
moderazione: chiunque può scrivere qualunque cosa ovunque egli voglia.
I gruppi alt.* sono nati in fin dei conti così, anche se adesso alcuni
di essi sono moderati. Un'altra soluzione è istituire una sorta di
giudizio di secondo grado. Se qualcuno trova che l'operato di un
moderatore è ingiusto, il caso viene portato a un livello superiore,
di coordinamento, che decide il da farsi: se i reclami sono fondati,
il moderatore può essere rimosso dall'incarico. Questo capita ad
esempio in Fidonet; qualcosa di simile succede anche nella gerarchia
net.* (Usenet II), dove ai siti che non rispettano le regole della
gerarchia viene direttamente tolta la connessione col resto della rete
(anche se questo è facilitato dal fatto che molte di queste regole
sono facilmente verificabili in maniera oggettiva).

Entrambe le soluzioni sono perfettamente accettabili: scegliere una o
l'altra dipende dalla filosofia che si vuole adottare. Nel primo caso,
si vuole rispettare alla lettera la libertà di espressione, e per
salvaguardare il principio si accetta che qualcuno possa abusare di
questa libertà; nel secondo, si parte dal principio che la libertà di
espressione rimane a livello più generico, ad esempio la gerarchia
tutta, e si sposta l'attenzione dal singolo moderatore al gruppo di
controllo. La speranza è naturalmente che tale gruppo sia
sufficientemente carismatico per essere visto come super partes.

La posizione del GCN

La soluzione che abbiamo deciso di usare per i gruppi moderati della
gerarchia it.* è ancora diversa, e la potremmo definire del "lasciar
fare". In pratica, non ci curiamo di quali sono le scelte del singolo
moderatore: in un certo senso, diciamo che subappaltiamo loro un pezzo
del nostro orticello. Tutto quello che controlliamo è che il manifesto
del gruppo concordi con nome e titolo, gli unici dati per così dire
"ufficiali". In realtà, questo sistema non è tutta quella
novità:
nelle gerarchie principali mondiali, in effetti, capita proprio così.
Tale scelta ci permette di evitare la fatica di giudicare l'operato
del moderatore: il guaio è che occorre decidere cosa fare fare quando
il moderatore si mette contro buona parte dei possibili partecipanti
al "suo" gruppo, il che non è bello per la gerarchia tutta.

Di nuovo, noi non facciamo nulla per conto nostro: ci limitiamo a
lasciare possibile, con le solite regole della gerarchia it.*, che
venga creato un gruppo sullo stesso argomento non moderato, oppure
moderato da altre persone. Sappiamo certo che questa non è la
soluzione ideale: si rischia di dividere in più fazioni gli
interessati a un certo argomento. D'altra parte, pensate forse che se
la situazione è degenerata a tal punto da richiedere due newsgroup
paralleli, ci sia tutta quella possibilità di dialogo tra i due
gruppi?

In realtà, se il proponente di un gruppo moderato vuole essere
democratico ad ogni costo, una soluzione c'è: scrivere un manifesto
per il gruppo che preveda minuziosamente il comportamento del
moderatore, e dia esplicitamente al GCN il ruolo di arbitro in caso di
problemi. In tal caso, il GCN si impegna a verificare che il manifesto
sia rispettato: non vale più la regola che il manifesto può essere
modificato dal moderatore a piacere. Moderatore avvisato... Una
soluzione meno drastica ma applicabile con maggior facilità è quella
di definire un gruppetto di moderatori, insieme a una procedura per
accettarne di nuovi e "licenziare" chi va contro la maggioranza.
Questa "moderazione per comitato" è già usata in alcuni gruppi
delle
Big 8: non protegge dal rischio dell'avere due fazioni in lotta, ma
perlomeno limita i danni fatti dai moderatori impazziti.

In ogni caso, il miglior moderatore è quello che riesce a conquistarsi
la fiducia di chi frequenta il gruppo. Spesso non è così difficile:
basta pensare due volte prima di fare una scelta...

versione 1.02 - 9 maggio 1998, .mau.

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