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Interstellar Overdrive per Ummagumma

X-FaceVon: Valerio HT (something_else_larkstongues757_zga@despammed.com) [Profil]
Datum: 02.10.2009 07:52
Message-ID: <xvxf91i01619.dlg@news.asos.atem.irrlicht.zeit>
Newsgroup: it.fan.musica.pink-floyd
Sono riuscito ad ascoltare, tramite un amico perennemente a caccia
degli inediti dei Pink Floyd, le registrazioni originali fatte nei
concerti, che poi sono state utilizzate per il disco "live" di
Ummagumma. Si noti che è una cosa diversa dalla preannunciata
edizione per il quarantennale di Ummagumma con due pezzi aggiunti.
Anche se uno di quei due pezzi dovrebbe proprio essere l'Interstellar
Overdrive che ho ascoltato io. E' tratto dalla esibizione a Manchester
del 2 maggio 1969, al "College of Commerce". A quanto ho inteso,
la gran maggioranza del materiale "live" di Ummagumma proviene
da quel concerto, mentre quello del 27 aprile al Mother's Club di
Birmingham è stato usato in sostanza per qualche parte di
A Saucerful Of Secrets, che in studio è stata "rimontata" usando
spezzoni dei due concerti, eliminando la voce originale di Gilmour
e reincidendola in studio (... ecco perché quella versione di ASOS
su Ummagumma mi ha sempre dato un certo senso di "non-linearità";
beninteso è da decenni che sapevo che l'ASOS "live" di Ummagumma
era frutto di un montaggio... anche se di spezzoni registrati in
concerto, voce esclusa, ma tale cosa vale anche per *tutti* gli
altri pezzi di Ummagumma "live": le voci sono in tutti casi state
sostituite dalla reincisione delle stesse effettuata in studio).
Tuttavia, l'impressione data dall'ascolto della registrazione si presume
"originale" di A Saucerful Of Secrets è che essa sia relativa ad un
unico concerto, non saprei se quello del 27 aprile a Birmingham o
quello del 2 maggio 1969 a Manchester... e le durate sia del pezzo
intero che delle sue sottoparti proprio non coincidono: l'ASOS presente
su Ummagumma dura 12'48", quello che ho ascoltato circa 14 minuti e
mezzo. E qualche differenza nelle esecuzioni strumentali l'ho sentita
bene: probabilmente quelle parti "tagliate" via dalla versione incisa
e (parzialmente?) sostituite con spezzoni di registrazione dell'altro
concerto.

Ma veniamo al soggetto di tale post, ossia Interstellar Overdrive.
L'ho potuto ascoltare solamente un paio di volte, come gli altri
pezzi, però ho annotato qualcosa al secondo ascolto, diciamo
qualche breve appunto su carta frettolosamente scritto.
Credo comunque che possa essere sufficiente per descrivere
le prime impressioni.

L'avvio del pezzo avviene con il Farfisa di Wright e non con la
chitarra. Si tratta di un'apertura nello stile tipico dei background
sonori dei film di fantascienza ad argomento spaziale degli anni
'50 e '60, eterica e dilatata, a cui fa seguito il basso di Waters,
che per primo esegue il tema originale di partenza del pezzo,
segue poo Gilmour e infine Mason, il quale appare un poco
"spostato di fase", anche se poi si riaggiusta. Il pezzo è piuttosto
diverso dalla versione ben nota di "The Piper at the gates of dawn",
con inserimenti di idee che poi i Pink Floyd avrebbero riutilizzate
per altri pezzi. A 4 minuti 32 secondi c'è l'inizio di un battito che
ricorda la partenza ritmica di "Time", e in una parte dopo i 7 minuti
e mezzo si "scorge" Up The Khyber. Ma la l'anticipazione più evidente
è quella che inizia poco prima dei 10 minuti: è un'idea di Wright da
lui utilizzata su Sysyphus, e, in una sua variazione e in altro
contesto, anche su "Quicksilver". Nel finale il tema conduttore è
eseguito da Waters al basso, mentre Gilmour s'incarica di produrre
vari glissati ed effettucci, con un Mason lievemente fiacco ed un
Waters che invece "tiene" abbastanza bene in una parte (peraltro
semplice) di solito eseguita alla chitarra solista (certamente un Les
Claypool avrebbe fatto ben altro, ma il paragone sarebbe veramente
irreale...); tuttavia  nell'insieme il risultato manca un po' di
tensione: probabilmente si trattava di un esperimento, non privo
d'interesse ma forse lievemente difettoso come "grinta" e "pienezza".
Però sicuramente merita di essere ascoltato.
E' anche un esempio molto significativo di come i Pink Floyd
utilizzassero all'interno di un pezzo delle idee originali (se il pezzo
lo era) oppure delle variazioni (che sempre nuove idee sono, ma
all'interno di un pezzo originariamente privo di queste), che poi
avrebbero riutilizzato in altri pezzi in futuro (talvolta prendendoli
tali e quali, più spesso rielaborando le idee originali).

Il perché non sia stato inserito anche Interstellar Overdrive nel
disco in studio di Ummagumma, a parte altre considerazioni
che ho letto, fra cui una relativa a presunti problemi coi diritti
discografici o editoriali (in realtà inesistenti, altrimenti gli stessi
problemi li avrebbero avuti anche tutti gli altri pezzi del disco...),
per uno che abbia iniziato la sua collezione di album coi Long Playing
di vinile, è una domanda che ha senso solamente se ci si domanda
perché è stato escluso proprio Interstellar Overdrive invece di un
altro pezzo. Ricordo che nel 1969 si parla di LP in vinile, e di
macchine di stampa che a malapena riuscivano a poter incidere
30 minuti su di un unico lato: anche nella combinazione più
"equilibrata" o meglio meno squilibrata, si sarebbe dovuto mettere
IO come terzo pezzo della prima facciata, andando così oltre a
30 minuti e mezzo di lunghezza totale del pezzi, con due solchi
divisori. Tecnicamente era possibile, ma, in pratica, si dovevano
restringere i solchi, e con le macchine di stampa di allora cio'
produceva un consistente degrado nella dinamica del suono, nella
linearità della risposta in frequenza, ed un peggioramento del rapporto
Signal/Noise nonché di vari tipi di distorsione. E' vero che essendo
il suono per la stragrande maggioranza realmente quello registrato
nei concerti, già di per sè non era indenne da difetti, ma reputo
una scelta sensata quella di non peggiorarlo ulteriormente.
Tale problema NON esiste per i CD, naturalmente, ma nel 1969
i CD erano solamente una idea nella mente di un solitario
ricercatore, peraltro non autore concreto della suddetta invenzione,
presentata da Sony e Philips nel 1980 e giunta a maturazione sul mercato
alcuni anni dopo. La durata "tipica" di un album LP in vinile era di
circa 40 minuti per disco, ovviamente 20 minuti per facciata: sono
nozioni che qualunque discreto appassionato di musica che abbia
più di 40 anni conosce benissimo, anche se non tutti sanno esattamente
il perché di quei limiti nella stampa dei microsolchi: è un fenomeno
fisico neppure tanto complesso.

La versione di IO che ho sentito puo' essere considerata storicamente
interessante perché particolarmente rappresentativa del processo
di elaborazione e rielaborazione di pezzi e idee da parte dei Pink
Floyd: forse però non è stata reputata particolarmente rappresentativa
del pezzo stesso, e probabilmente si è valutata come un po' inferiore a
livello di performance rispetto agli altri pezzi scelti per Ummagumma
live, o magari entrambe le cose. Oggi però quella versione, per uno
studioso di musica e storia del gruppo, appare molto più interessante di
quanto forse poteva sembrare nel 1969, nonostante qualche difetto sopra
descritto.
E, cosa non trascurabile, è anche più varia e ricca di spunti della IO
"ufficiale" di The Piper, seppure con minore energia e continuità; la
qual cosa già giustificherebbe in pieno una sua edizione su di un album
ufficiale (non la minore energia, la varietà di spunti, intendevo...
:-)  ).

Bene, il rapportino su Interstellar Overdrive registrato per Ummagumma
ma poi escluso termina qui, anche perché non ho potuto approfondire
l'analisi del pezzo con soli due ascolti, e materialmente non ho il
disco che ho ascoltato. Pensavo che, comunque, anche queste pur
limitate osservazioni che ho qui esposto potrebbero interessare a
qualcuno. Se effettivamente uscirà una edizione speciale di Ummagumma
per il suo quarantesimo anniversario (ricordo che è uscito nei negozi
effettivamente il 25 ottobre 1969, perlomeno in Gran Bretagna), in
supporto doppio CD si può benissimo permettere d'includere anche
tale versione di Interstellar Overdrive: poiché ovviamente conto di
acquistarlo appena disponibile, sarà interessante verificare se la
masterizzazione su tale edizione speciale rimanga fedele alla
registrazione originale (ammesso che io me la ricordi ancora
abbastanza bene quando uscirà effettivamente l'album...).
E gli altri pezzi, rimarranno le masterizzazioni di Ummagumma
oppure no? In realtà, per quanto ne so, sino ad Atom Heart Mother
i nastri originali delle registrazioni dei Pink Floyd sono andati
cancellati e riutilizzati... e quindi non si possono avere
degli effettivi rimissaggi, ma al massimo applicare alcuni trucchetti
digitali per enfatizzare qualche strumento o fonte sonora in qualche
parte, o per dare maggiore spazialità.

Se i miei scarsi appunti e la mia non troppo affidabile memoria
me lo consentono, magari posterò qualcosa anche sugli altri pezzi
ascoltati... se invece nessuno risponde a questo post, non posterò
un belino!   :-P

Saluti
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* it.fan.musica.pink-floyd *
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