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A proposito di "Eskimo" e del 68 (post estemporaneo)

Von: Riccardo Venturi (k.riccardo@spammairbudelloditumagmail.com) [Profil]
Datum: 07.05.2008 17:22
Message-ID: <blh324tqsu8uhpf54vd8gt6uk3sks2e5fs@4ax.com>
Newsgroup: it.fan.musica.guccini
Stiano tranquilli tutti: nessuna intenzione di ricominciare a postare
qui dentro. Solo una cosa estemporanea che magari (boh!) può
interessare a qualcuno.

In realtà non sarebbe nemmeno un post, ma una pagina di "Canzoni
contro la guerra" (sic) dedicata a "Eskimo", che ho appena cominciato
a redigere:

http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra/canzone.php?lang=it&idt80

Però ho scritto un commento introduttorio, che ricopio qui sotto.
Tanto di meglio da fare, oggi, non ho nulla. Nessuna pretesa di
originalità, anzi, piena coscienza di avere scritto una discreta
caterva di ovvietà (se non addirittura di banalità). Buona lettura a
chi vuole, un saluto a chi si vuol fare salutare, e arrivederci a
chissà quando.

Avvertenza ovvia: nel testo ci sono riferimenti interni al sito
"Canzoni contro la guerra" che non sono stati eliminati. E' un
semplice copia-incolla.
________________________________________________________________

Chi leggerà queste righe penserà, forse: "Ecco, ci sono cascati pure
loro". Nella mania degli "-ennali", nel trentennale del '77, nel
quarantennale del '68. In effetti, in quest'anno di grazia 2008, che
rischia di passare alla storia come tra i più fascisti della nostra
storia, è tutto un gran fiorire di sessantottate & sessantottaggini su
quell'anno "che ha cambiato il mondo". Giuro solennemente che non è
mia intenzione unirmi a questo coro -anzi, visto il cantautore
protagonista di questa pagina, "scusate, non mi lego a questa
schiera". Stavo sonnecchiando nel mio candido lettino, quando una voce
(sempre per restare in tema) mi ha detto: Riccardo! Svegliati, sono il
tuo Dio. Solo che, essendo noto al mio Dio che non sono granché adatto
a parlare di Genesi, mi ha proposto una specie di sproloquio
sessantottardo; anno in cui, è bene farlo presente, avevo la veneranda
età di anni cinque.

Viste le premesse, ho pensato di ricorrere a "Eskimo" di Francesco
Guccini. In realtà, di canzoni -contro la guerra e di altra natura-
nate intorno al '68, in tutti i paesi, in questo sito ce ne sono
letteralmente a centinaia; però "Eskimo", anche per la sua
notorietà,
almeno limitatamente all'atmosfera italiana (più che agli avvenimenti,
che anzi sembrano accuratamente evitati da Guccini in questa canzone
dichiaratamente personalistica) può essere considerata una specie di
"summa", un discreto Bignami di tutto quel che dev'essere stato
quell'anno (e dintorni) nel nostro paese. Dico "dev'essere stato",
perché a cinque anni d'età io mi ricordo di corse per i campi
all'Isola d'Elba e poco altro di più.

Eppure, anche nella sua particolare dimensione, "Eskimo" è una canzone
che riesce a rendere bene tutte le principali tematiche di quel
periodo. Scritta in un altro "-ennale" (è del 1978, quindi un
decennale, ma molto più recente, presente e vissuto di questo), era a
volte preceduta, durante le esecuzioni dal vivo, da uno dei più
classici sproloqui gucciniani in cui il "Vate" avvertiva che, in
Italia, il '68 era in realtà avvenuto nel '69. Questo è vero soltanto
in parte; in realtà, si può dire con altrettanti buoni motivi che il
'68, in Italia, sia cominciato addirittura prima che in Francia, prima
del maggio. I francesi, con la loro innata capacità di
"nazionalizzare" ogni cosa, pure le rivolte, tendono ad ignorare cosa
è avvenuto negli altri paesi; ma il '68 italiano, oltre ad avere avuto
tra i suoi avvenimenti decisivi proprio quell'anno, è iniziato ben
prima. E' iniziato con la Lettera alla professoressa di Don Milani, è
iniziato con la "Zanzara" del liceo Parini, è iniziato con l'Alluvione
di Firenze e con gli "angeli del fango", è iniziato con la
mobilitazione contro il colpo di stato dei Colonnelli in Grecia il 21
aprile 1967, è iniziato con un sacco di cose. Lo sproloquio gucciniano
è quindi, come detto, motivato solo in parte, oppure motivato
dall'intenzione di fare una "boutade" che pure qualche fondo di verità
ce lo ha. Magari, un po' d'inizio anticipato è dovuto anche a Guccini,
che nel 1964 scrive Auschwitz, nel '67 L'atomica cinese e, nel '65,
Dio è morto, canzone poi autocitata nel testo di "Eskimo". Sì,
qualche
granello al '68 l'ha portato pure il Guccini.

A mio parere, uno dei più grossi errori che sono stati commessi nei
confronti del modenese/pavanese è stato quello di considerarlo un
cantautore "politico". Guccini è un contastorie (la "o" non
è un
refuso). Contando (e cantando, certo) le sue storie, Guccini si è
sempre messo dalla propria parte, quella del proprio "io", senza
sconfinare praticamente mai nel collettivo (con qualche rarissima
eccezione). Qualche indulgenza al periodo, certo, i pugni chiusi, il
suo presupposto anarchismo, le locomotive e le foto col cappellaccio.
C'è poi la Canzone di notte n°2, forse un autentico "unicum" nella
sua
carriera. Ma Guccini dev'essere venuto al mondo per raccontare, e
nessuno può imputargli di aver mai fatto qualcosa di diverso. A volte
lo ha fatto meravigliosamente, a volte bene, a volte così e così, a
volte male e a volte persino in modo pessimo. Però raccontato ha
sempre; così in "Eskimo", in cui, attraverso la sua storia e i suoi
ricordi, traccia un ritratto. I "ritratti" di Guccini non sono quelli
del suo più recente (e a mio parere bruttissimo) album; sono quelli
che ha fatto ben prima, anche in canzoni cosiddette "minori" (e
questa, però, è probabilmente tra le maggiori).

Un ritratto che non parte nemmeno dal '68 e dal suo eskimo-simbolo, ma
da ben prima. 1978, "Vent'anni fa o giù di lì": si va addirittura
al
'58, ai primissimi anni '60. Il racconto di quando aveva diciotto o
vent'anni. Un racconto di una Bologna irrimediabilmente scomparsa
(come ha fatto in altre canzoni), e un racconto che -diciamocelo
francamente- è occupato in buona parte dal sesso. Gli anni della
liberazione sessuale, soprattutto da parte delle donne, degli amori
fatti "alla boia d'un giuda", eccetera. Ecco che si arriva al fatidico
'68, quando "scoppia finalmente la rivolta": il ritratto viene fatto
con poche pennellate, l'ovvio Dylan, i Provos olandesi, l'LSD. Ma una
caratteristica di Guccini sono le sue brevi folgorazioni. Un verso,
anzi un mezzo verso, poche parole. "Ma avevo la rivolta fra le dita".
A rigore, tutta la canzone è qui. Tutto quel che sono stati quegli
anni, è in quelle parole. La "rivolta fra le dita" che sembra sposarsi
a meraviglia col "potere scagliato dalle mani" di Fabrizio de André.

Quel che poi è stato dopo, interessa relativamente. Che cosa ne sia
stato veramente del '68, se abbia o meno "cambiato il mondo"…vengono
quasi a mente i "quattro amici al bar" di Gino Paoli che "volevano
cambiare il mondo", e anche la perfida parodia di Elio e le Storie
Tese in stile "anniottanta", "eravamo quattro amici al bar che
volevano cambiare il bar". Non voglio proprio "quarantennalizzare" un
bel niente. La rivolta fra le dita, boh, magari qualcuno se la sente
ancora; ma ha da fare i conti con quel che Guccini ha evitato di
raccontare, ha a che fare con la repressione, con le galere, con la
morte, con l'eroina messa in circolazione per distruggere una
generazione, una rivolta e le sue dita. Interessa poco anche quel che
è stato di Guccini, ché in fondo sono esclusivamente affari suoi.
Interessa molto, invece, ritrovare in questa canzone, anzi in questa
storia, quel voler essere "forever young"  che sembra essersi perso;
ma forse non si è perso. Si è soltanto nascosto. Sta a tutti noi
ritrovarlo.


(Salut)



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