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In Galles

Von: Riccardo Venturi (venturik@spammairbudelloditumakatamail.com) [Profil]
Datum: 19.01.2007 22:40
Message-ID: <nqb2r2pl1sp7h04n8nke6fvpe55u5v22du@4ax.com>
Newsgroup: it.fan.musica.guccini
Di quartieri, oramai, ne ho visti parecchi. Ne ho visti, e ne ho
vissuti. Non starò a farne l'elenco, ché non vorrebbe dire nulla; chi
mi conosce sa quanto sono stato, e sono tuttora, legato al mio vecchio
quartiere livornese. Nessuno può invece sapere in quale strano modo mi
sia legato al quartiere di Friburgo dove ho vissuto questi ultimi
anni, fino a pochi mesi fa. Ma ce ne sono altri. Certuni di Genova.
Alcuni persino solo intravisti, come San Lorenzo a Roma, o come un
piccolo quartiere della parte vecchia di Valenciennes attorno alla
place de Neufbourg.

E' andata a finire che il quartiere di cui ho sempre fatto meno parte,
è proprio quello di Firenze in cui vivo. Quartiere dove sono tornato
periodicamente. Quartiere dal quale ho sempre voluto partire.
Quartiere che ho sempre detestato profondamente.

A questo punto bisognerebbe che spiegassi che sono un abitudinario. Lo
ero da ragazzo, e lo sono diventato ancor di più coll'avanzare
dell'età. Mi piace fare sempre gli stessi percorsi. Fermarmi ad
osservare sempre le stesse cose, che poi non sono mai uguali.
Osservare i pur minimi cambiamenti, prendendoli spesso come coltellate
ad un particolare organo interno, quello della percezione che lega ad
un luogo, il quale non credo trovi molto spazio nei manuali di
chirurgia. Certo che, comunque, deve esistere; io ce l'ho, e spesso mi
fa un male boia. A Friburgo c'era un palazzo qualsiasi dove abitava lo
"sceriffo"; un omone con la barba che non diceva mai una parola, e che
andava in giro col cinturone e il cappello Stetson. Sul suo terrazzo,
all'ultimo piano, c'erano un ombrellone e non so quante bandiere
americane. L'ultima volta che ci sono stato hanno espulso gli
inquilini. Il palazzo deve essere demolito. Porte e finestre sbarrate.
Niente più bandiere americane sul terrazzo. Lo "sceriffo" lo avranno
spedito chissà dove. Non lo vedrò mai più.

E così, dicevo di questo quartiere di Firenze. Non lo avevo mai
sottoposto alla mia prova del nove. I giri notturni. A Firenze ero
sempre andato altrove, a farmeli. Ci ho voluto provare. Ho voluto
vedere se questo quartiere poteva avere una chance; e ne è venuta
fuori una cosa un po' particolare. Mi sono convinto di essere in
Galles. Scivolando fuori di casa ad ore impensabili, facendo
attenzione a non svegliar nessuno, senza sciacquarsi neanche la faccia
e tornando nel medesimo silenzio dopo aver dilatato le pupille ai
particolari che solo la notte rivela.

Ora, io in Galles non ci sono mai stato. Del Galles so che ci era nato
Dylan Thomas. Che vi si parla una lingua impossibile. Che c'erano i
minatori. Ma la notte di Coverciano mi ha spedito in Galles.

Per essere in Galles ci vogliono quantomeno una ciminiera e dei
mattoni rossi. Ho scovato entrambe le cose in una stradina fra la Coop
e via Manni, via del Clasio si chiama, dedicata a un "favolista" (così
c'è scritto sulla targa stradale). All'angolo con un'altra stradina
dedicata a un "diarista", tale Bargeo, c'è un terreno mezzo
abbandonato, un "terrain vague" dove, un tempo, sorgeva un laboratorio
farmaceutico. Con la ciminiera. In mattoni rossi. E la costruzione. Le
erbacce. Sul muro esterno, qualche tempo fa, c'era la scritta con la
vernice più chiara e disperata che abbia mai letto: diceva
semplicemente "Porco Dio". Così. Senza nessun'altra specificazione.

In Galles bisogna sentire, lontani, i treni che passano. Si sentono.
Quando si sente passare un treno di notte, senza vederlo, si vedono
luci e persone che vanno chissà dove. E' una condizione assolutamente
necessaria del Galles, questa. Mi dicono che dev'essere così anche in
Norvegia, o in Sudafrica, o a Detroit; ma io devo essere in Galles. Ci
vuole anche un po' di nebbia; qualche sera fa, c'era. Non si vede
spesso la nebbia, da queste parti; quando è calata sulla ciminiera in
mattoni rossi di via del Clasio, mi sono detto che la gallesizzazione
di Coverciano stava procedendo spedita, e mi è venuta una specie di
sorriso. Mi sarei messo a declamare qualcosa dal Mabinogion, se
l'avessi saputa. In sua mancanza, mi sono blaterato dentro di esche
dalle lunghe gambe, di long-legged baits, e ho visto parole in forma
di rombo, e vecchi di cent'anni vittime di bombardamenti notturni, e
la morte non avrà più dominio.

Certo è che ancora mancano alcuni particolari decisivi. Mancano gli
ubriachi. Nulla da fare. Bisognerà che una di queste sere mi ripigli
una delle mie sbronze colossali, per colmare questo dettaglio di non
poco conto. Però c'è una vecchissima casa bruciata e disabitata, in
via Domenico Moreni. Una cascina di quattro o cinquecent'anni fa
rimasta incastrata in mezzo ai palazzi moderni. Quarant'anni fa era
diventata una segheria; e siccome il legno brucia bene, pensò bene di
essere consumata dalle fiamme. E' rimasta lì. Bruciata e gallese.

E c'è anche, nella stessa strada, un asilo nido abbandonato. Costruito
evidentemente ai tempi del fascismo assieme ai blocchi delle case
popolari, coi cortili, che ho cominciato a visitare intrufolandomi
dentro i cancelli che trovo aperti. L' "ONMI", Opera Nazionale
Maternità e Infanzia. Mi ricordo di quando l'asilo nido era aperto,
con quella scritta sul portone in caratteri inconfondibilmente
fascisti. Mi ricordo delle mamme e dei bimbi. Ora la scritta non c'è
più. Tutto chiuso. Una volta sono entrato dentro un manicomio
abbandonato, quello dove morì Dino Campana. Non credo che avrò mai il
coraggio di entrar dentro un posto morto dove un tempo si sentivano
gli strilli dei bambini appena nati. E questo è il mio Galles. Un
Galles di notte, come di notte sono tutti i Galles di questo mondo,
come tutte le immaginazioni delle persone nate di notte. E io sono
nato nel profondo della notte.

Amico, come va nel tuo quartiere di Coventry, o di Swansea, o di
Llandudno? Lo so quel che stai facendo. Stai girando, come me. Stasera
ti sei fissato di essere a Coverciano. Stai stabilendo i tuoi
parametri di covercianità. Ci vuole, chissà, una casa di pietra. O una
pianta di limone. O qualcosa che sai soltanto tu, ma che è
assolutamente necessaria perché tu sia a Coverciano. Ed è così per
tutti i giratori di notte, che sono sempre là ed altrove al tempo
stesso. Coi piedi sul selciato e gli occhi a forare il buio, sempre a
traversare città e mondi nuovi su ponti di sogni.



Ffarwêl,




--
*Riccardo Venturi* <venturik@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*Firenze, via Federigo Tozzi 3
*055 61 39 68 - Skype: Venturi6350
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