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Daniele Sepe

Von: Riccardo Venturi (venturik@spammairbudelloditumakatamail.com) [Profil]
Datum: 21.01.2007 11:57
Message-ID: <bih6r2tsqk5a374eimmabmp5lutgmfgo8p@4ax.com>
Newsgroup: it.fan.musica.guccini
Daniele Sepe
"Suonarne uno per educarne 100"
Daniele ha messo due brani in libero scaricamento dal suo album più
recente:
http://www.danielesepe.com/suonarne%201.html
Sono "Radisol" e "Il mondo visto dalla panchina".

*
Esercizio n° 1
Leggere attentamente le seguenti  affermazioni di Daniele Sepe
(reperibili alla pagina di cui sopra) e trarne le dovute
considerazioni sugli "anni di stronzio".


"Ribellarsi è giusto. In questi ultimi decenni è un assunto messo in
discussione dallo stato dei fatti. Censurato, esiliato in un altro
pianeta. Nella mente della stragrande parte della gente l’ arroganza
del potere economico e politico può essere messa in discussione per lo
più con pacifiche dimostrazioni di massa o allegri girotondi, o alla
meno peggio mettendo un segnetto su questo o quel candidato al
teatrino della politica. E anche a questo il potere spesso reagisce in
maniera violenta. Negli anni settanta non era precisamente così. Tanto
per cominciare la mattina andavi all’ edicola sotto casa e potevi
scegliere tra ben tre quotidiani che non si rifacevano all’ area della
politica parlamentare: Il Quotidiano dei Lavoratori, il Manifesto e
Lotta Continua. Per non parlare della miriade di riviste che
proliferavano: Rosso, Controinformazione, Anarchismo, Vogliamo Tutto,
Metropoli, Senza Tregua. E poi il fumetto: da Linus a Cannibale, da il
Male a Ken Parker. Altri tempi, basti ricordare le vignette sul papa
che il Male ci regalava, oggi sicuramente passabili della più
truculenta censura. Di sicuro c’ era di che leggere, altro che Men’s
health o il Denaro. Tutto questo rifletteva una realtà in cui la
politica, o meglio l’etica, aveva un importanza che permeava anche i
rapporti personali. Ne traevano beneficio il potere d’ acquisto dei
salari o la condizione della donna. E i salari tenevano in un epoca di
congiuntura come e peggio di quella attuale (state certi che nessun
padrone né azienda vi verrà mai a dire che essendo aumentato il
fatturato conseguentemente vi aumenterà lo stipendio, “loro” sono
sempre alla fame o vicini al tracollo finanziario....). I manicomi si
chiudevano e le caserme si svuotavano. Finiva la guerra in Vietnam o
l’occupazione coloniale in Angola, spariva la dittatura in Portogallo
e in Grecia. Si ascoltavano gli Area e Alturas degli Inti Illimani
finiva in classfica. Il mondo alla rovescia, se allora dicevi che una
cosa era “commerciale” significava che era da evitare o anche da
bruciare (lo sanno bene le malcapitate bands yankee che tourneggiavano
da queste parti), oggi “commerciale” vuol dire che stai per entrare
nel club dei milionari e che sei uno “sfaccimmo”.Tutto questo
qualcuno, successivamente, lo definì “gli anni di piombo”. Ma per chi?
Forse per il potere più retrivo e bigotto, la destra dei Saccucci o
dei Tanassi, degli Andreotti o dei Pirelli, o di Romiti,  che
invocavano il Cile e i colonnelli contro l’aria di rivolta che si
respirava nelle piazze e nelle fabbriche. La reazione di questa destra
fatta di attentati, stragi, omicidi, suicidi sospetti, massacri,
violenze inaudite sulle donne (come quella del Circeo…) alimentavano
in molti il timore che un colpo di stato in Italia ci potesse essere
davvero.Forse è per questo che intere sezioni del PCI si trovarono
dopo qualche anno a essere arrestate per banda armata. Non era raro
trovare militanti delle BR iscritte al sindacato o al partito. Non
sono cose di cui oggi gli excomunisti amano parlare. Molto meglio
seppellire tutto sotto l’ epiteto “di piombo” e fare finta che c’
erano solo quattro esaltati che pensavano di stare in Irlanda o in
Palestina. Ma non era così. L’ occupazione dell’ università di
Bologna, la manifestazione del 12 marzo di Roma, i blindati e i
carrarmati per le strade portati dall’ allora ministro degli interni
Cossiga furono probabilmente il culmine di tutto il movimento di
quegli anni. Poi lo scontro si fece più duro, selettivo e feroce. Fa
impressione però vedere su wikipedia, l’ enciclopedia in rete, nel
macabro conteggio delle vittime di quegli anni, che il solo massacro
di Ustica, strage coperta da un buon numero di generali e ammiragli
dello stato italiano, supera e pareggia i morti per mano delle
organizzazioni armate presenti allora in Italia. Non cambia niente, ma
non accetto lezioni da chi ancora oggi siede sulle poltrone del
Parlamento e a distanza di decenni non ha pagato per i crimini di
stato commessi o coperti allora. E non è un caso che lo stato, in
particolare la democrazia cristiana e il partito comunista, non fece
per Moro quello che poi fece per un Cirillo. Lo scontro diventò
disumano, si passò ad un confronto esclusivamente militare suicida e
fine a se stesso. Non poca responsabilità in questo l’ aveva l’
importanza che i media, la nascente televisione privata, la necessità
dell’ apparire più che dell’ essere cominciavano a conseguire. Il
movimento si polverizzò e tutto finì in un rifiuto della politica e
dell’ etica, che sfociò negli anni ‘80 dei paninari e dei Craxi e
soprattutto dell’ eroina. Piano piano siamo arrivati a oggi: gli “anni
dello stronzio”. Gli anni settanta io li ho visti descritti solo in
brutti film, pieni di grigiore e paura, per lo più fatti da signori
che all’ epoca militavano nella FGCI. E che ricordo  possono mai avere
loro di allora? Io ricordo ben altre cose. L’ autoriduzione, l’
esproprio, la chiusura delle centrali atomiche, le botte ai concerti
per entrare gratis, ma anche i film di Herzog o di Olmi, i concerti
strapieni di Archie Shepp o di Luigi Nono, il teatro di strada del
Living o le azioni di artisti che si rifacevano ad una unica idea e
necessità  rivoluzionaria. Oggi mi manca questo, la possibilità di
sognare la rivoluzione. Questo sogno lo vedo  svanito soprattutto in
chi oggi ha vent’anni e dovrebbe sentire ancora di più la necessità di
rivoltare il mondo lasciatogli dai genitori. Non abbiamo realizzato
questo cd per la nostalgia dei nostri vent’ anni, ma solo perchè
sentiamo la necessità di ridare forma a termini censurati e in via di
estinzione (come dopo un Congresso di Vienna, Bush e Woytila come
novelli Metternich) rivolta, ribellione, rivoluzione.
Oggi invece riprendono importanza termini che  allora sembravano
estinti: la religione, l’appartenenza di casta, la razza, il sud e il
nord. Il mondo sta peggio oggi di allora, basta mettere a confronto la
felicità un po’ cialtrona di allora e la ricca depressione di oggi.
Ribellarsi è giusto. Sempre."

Salut,


--
*Riccardo Venturi* <venturik@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*Firenze, via Federigo Tozzi 3
*055 61 39 68 - Skype: Venturi6350
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http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
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