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Re: Ispoved' Niusgruppara

Von: Riccardo Venturi (venturik@spammairbudelloditumakatamail.com) [Profil]
Datum: 21.12.2006 23:13
Message-ID: <bmtlo2hcq56ogoudcc47m1tdi0onaheg9f@4ax.com>
Newsgroup: it.fan.musica.guccini
Il 21 Dec 2006 02:31:22 -0800, "Franco Senia" <francosenia@gmail.com>
rifiutandosi di acquistare il proprio tempo al supermercato, scrisse:


>Vivi. Né morti, né scappati. Più o meno.
>Certo, tutte le risposte che posso darti, le sai già. Ma credo che il
>tuo scopo fosse un altro, ragion per cui continuo. E passo a
>rispondere, punto per punto.

Anche se le so già, mi fa sempre un estremo piacere risaperle. Il mio
scopo, forse, era proprio questo: vedere che ci sono sempre, le cose
già sapute. Hanno, almeno per me, un'importanza capitale, le risposte
già sapute e persino strasapute; le equiparo al cannone nel cortile.
Anche se ce le siamo dette ieri sera o due giorni fa. Anche se ce le
ridiremo domani sera o fra due giorni. Devo dirti che non mi piacciono
i cosiddetti "automatismi", non mi piacciono i "va da sé". Non
c'è
niente di automatico. Non c'è niente che vada da sé.

>Il territorio in cui continuo a viaggiare è più o meno il solito, da
>alcuni anni a questa parte, e chi mi accompagna sono più o meno le
>solite persone. Per finire, non sono finito da nessuna parte in
>particolare. Un blog ce l'ho, lo sai. Ed è ad esso che riservo il peso
>di tutte quelle cose che, so bene, avrei potuto continuare a scrivere,
>qui o altrove. Qui e là, ci ho anche infilato qualcosa su guccini. Ma,
>puoi immaginare, che non è questo il punto.

Infatti, non è questo il punto. Il punto, forse, non c'è neanche. Non
ho scritto quella cosa, l'altra sera, con nessun impeto nostalgico (e
spero tra l'altro che la cosa sia risultata abbastanza chiara); non
sono uno che "si perde in nostalgie da ricchi". Era, anche quello, un
racconto. Era una specie di rimettersi in gioco.

Ma mi sto accorgendo di una cosa. Ho fatto delle domande. Sto
ricevendo delle risposte. L'unico o quasi che, per ora, di risposte
non ne ha date, sono stato io stesso. Le domande non sono mai rivolte
esclusivamente agli altri; sono e devono essere rivolte anche a se
stesso.

Il territorio in cui sto viaggiando adesso è, per me, una cosa quasi
del tutto nuova: il territorio del lavoro. Non so se ti sei accorto di
quanto mi abbia colpito una definizione che mi hai dato una sera a
casa dell'Eleonora, quando raccontavo cosa stavo facendo. Quando mi
hai chiamato un "operaio della traduzione". Non credo che possa
esistere una definizione migliore. Ed è il confrontarmi con questa
cosa che, in questi ultimi tempi, mi sta assorbendo. Non tanto il
lavoro in sé, quanto l'elaborazione dentro di me di questo confronto,
le problematiche che mi comporta, il sentirmi dentro a dei meccanismi
che fino a poco tempo fa avevo più o meno coscientemente rifiutato.
Avere verso il lavoro, e verso la sua critica, un approccio "dal di
dentro", e non più da esterno. Vedere e toccare con mano il
precariato, la "mobilità", gli sfaceli del mercato. Mi alzo la
mattina, a volte, e sono costretto ad usarmi violenza; ma poi vado a
esplorare, e l'esplorazione comporta anche un viaggio dentro me
stesso, dentro le mie reazioni, dentro i miei mutamenti. Ma anche un
viaggio dentro una coscienza più profonda di cose che rischiavano, per
me, di rimanere teoriche. E' quindi anche un viaggio squisitamente
politico.

>E gli spazi sono gli
>stessi di sempre, quelli che vengono dati dalla caparbietà (dovrei
>dire capacità?) di non ritenere inutile il non-ancora-detto. La noia?
>No, la noia non è la mia isteria. E, più che abulìa
(incapacità di
>prendere decisioni), mi godo la pigrizia di non fare mai oggi quello
>che posso rimandare a domani. Sto bene e sto male. Come tutti, tranne
>quelli che non lo ammettono.
Lascio questo passo così com'è. Di solito si dichiara "quoto",
credo,
nel gergo niusgrupparo.

>Guccini è un pezzo che non lo ascolto
>più, anche se è capitato di cantarlo, sabato scorso, a casa di nico;
>eravamo una dozzina di persone: una piola! Ma lo sai bene, dal momento
>che c'eri anche tu.I suoi libri? no, grazie. Ci ho provato, tempo fa, e
>non sono riuscito ad andare molto avanti. Ne ho una pletora che
>meritano molto di più, di essere letti.
Ultimamente, invece, e dopo una massa di tempo che non lo facevo più,
ho ricominciato timidamente ad ascoltarlo. A riconsiderare certe sue
cose e a considerarne altre sotto una luce un po' diversa. Ascoltare
è, come sai, una cosa ben diversa dal cantare; a casa di Nico, l'altra
sera, si è cantato di tutto. Compresa la mia briachissima e un po'
stupida performance del modificare "l'amore fatto alla boia d'un
giuda" di "Eskimo" in "l'amore fatto alla boia chi molla" (ma
chissà
come cazzo m'è venuta). Compreso "Il mondo" di Jimmy Fontana e la
"Miniera" dei New Trolls. Comprese le prime strofe di "Ringhera". Ma
sto divagando. Diciamo che con il Guccini non ho forse smesso di
volerci fare i conti; vediamo cosa ne verrà fuori. Ora, ad esempio,
sto scrivendo una cosa su "Canzone di notte n°1" che posterò nei
prossimi giorni (sarebbe già pronta ma non voglio accavallare troppe
cose). Ma sto parlando esclusivamente di canzoni. Il resto non mi
interessa. Di Guccini salvo solo un libro: il suo dizionario del
dialetto pavanese.

>La vita? Credo vada. Amore?
>Odio? Li provo e continuo a provarli. L'indifferenza, no. Non mi
>attiene. Nemmeno con chi la meriterebbe.
Su questo non mi dilungo. Siamo due persone diverse, e in certi casi
anche estremamente diverse. Ma ci sono anche delle cose in cui siamo
uguali, ed anche estremamente uguali. Questa ne è una.

> In un bar? Ci sentirei più propriamente ... autogrill. :-)
Sai perché avevo scritto "Van Loon"? Perché è l'ultima
canzone di
Guccini che mi sia capitato di ascoltare in un bar, per caso. Il bello
è che è accaduto a Livorno, quando ci sono stato un paio di mesi fa.
Trasmessa da "Radio Fragola", in una di quelle trasmissioni dove gli
ascoltatori richiedono le canzoni per telefono, con la dedica. Un bar
davanti al Municipio. E' seguito poi un breve commento dei due "dj"
(uno e una) della radio, i quali, ovviamente, si chiedevano chi fosse
questo "Van Lùn"; al che la tizia ha risposto categorica che era un ex
calciatore olandese degli anni '70.

> Quanto al
>razzismo...ho comprato il libro di c.r.l. james sui giacobini neri. E
>c'è un bello scritto di portelli sul manifesto, e sul suo blog
Ho letto sia l'articolo di Portelli sia quel che ha scritto sul blog.
Ed è una cosa, come immaginerai, che mi sta prendendo parecchio.
Comprerò anche il libro, appena possibile.

>(rieccoci a parlare di blog: e tu, il tuo, quando ci infili qualcosa di
>nuovo?).
Presto. In questi giorni sto avendo una specie di "riattivazione".

> Quanto al vicino di sedile, devo dirti che, sull'autobus, non
>mi siedo. E nessuno si prova a cedermi il posto, per ora! :-)
Ecco, qui siamo molto diversi :-)
Io, sull'autobus, mi siedo eccome. E, da stronzo matricolato, non cedo
neanche il posto alle vecchiette. Anzi, di vecchiette e ometti vari
sono diventato un autentico terrore, specie quando li sento commentare
i cosiddetti "fatti del giorno". Ai primi d'ottobre, a un omino che ce
l'aveva con gli immigrati e cercava approvazione in giro, ho posato
benevolo una manaccia sulla spalla e gli ho detto: "Se lo lasci dire,
lei non capisce veramente una sega". Con un bel sorriso. E non sono
neanche sceso, tanto ero circondato da gente che mi arrivava al
gomito. A volte riconosco che sono grosso e me ne approfitto. C'era
una ragazza che rideva a crepapelle.

Salut,




--
*Riccardo Venturi* <venturik@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*Firenze, via Federigo Tozzi 3
*055 61 39 68 - Skype: Venturi6350
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