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Vetro

Von: Riccardo Venturi (venturik@spammairbudelloditumakatamail.com) [Profil]
Datum: 25.01.2007 00:58
Message-ID: <djsfr2h2j4h0utrumtnen14su79d7fvg0c@4ax.com>
Newsgroup: it.fan.musica.de-andre
Certe sere uscivo, e non era neanche tardi; ma doveva essere inverno,
perché avevo addosso un vecchio spigato che s'è poi perso nelle nebbie
del nord. Una puntata rapida ad un bar per comprare una bottiglia di
qualcosa, oppure la prendevo in casa. Cosa fosse, non importa; vino,
whisky, rum dozzinale; me la cacciavo in una tasca e andavo, andavo
chissà dove.

Era un folletto. Un folletto di vetro. Di quel vetraccio industriale
fatto per contenere qualche liquido dove perdersi. Le gambe andavano
da sole per la città, uscendo piano dal quartiere attraverso percorsi
tortuosi e nomi strani. Chi sarà stato quel Tonci cui avevano dedicato
una via? E che sarà stata la Pina d'Oro?

Ma dovevo essere un ubriaco sui generis. Prima di tutto per la mia
maledetta capacità di reggere l'alcool fino a quantità industriali.
Non barcollavo che dopo essermi scolato tutta la bottiglia, se non era
di vino; una bottiglia di vino era come acqua fresca, arrivavo a
farmene due a pasto senza battere ciglio. Se invece era di
qualcos'altro, capitava che andassi un po' a zig zag.

Capitava d'incontrare qualcun altro nella notte. Capitava di scambiare
qualche sorso. E anche qualche parola. Una sigaretta. E di spaventare
un passante che cambiava marciapiede vedendosi venire addosso a testa
bassa un armadio con una bottiglia in tasca. In Piazza Magenta, ai
giardini, mi mettevo su una panchina a fumare.

Non era né nelle gambe, né nel resto del corpo. Era nella testa che
avvenivano le cose peggiori. Un caleidoscopio impazzito. Scrivo queste
cose perché stasera m'è capitato, dopo tanto tempo, di riascoltare il
"Cantico dei drogati"; mi è venuto a mente di essermele poste quasi
tutte, quelle domande, camminando e bevendo.

A modo mio, sono sempre stato una persona pragmatica. Esigo una
risposta alle mie domande, soprattutto a quelle che pongo a me stesso.
Ma soprattutto chi, e perché mi ha messo al mondo? Mi hanno messo al
mondo mio padre e mia madre. Perché volevano che in quel momento, su
una determinata panchina in piazza Magenta, io mi accendessi una
sigaretta. Sorridevo soddisfatto. A volte persino ridevo! La risposta
me l'ero data.

E chi sarà il buttafuori del sole, quello che lo spinge in scena alle
prime ore? Un omone di sessanta metri che piglia la stella a calci nel
culo, perché deve rimandarmi a casa, farmi infilare nel letto. A casa
c'è una che dorme. Non si accorge nemmeno che sei rientrato. Tanto
finirà presto, sempre che sia mai cominciata. La sbronza è già finita
da un pezzo. Al suo posto, una gran fame. Il frigorifero. Colazioni
fatte a pasta e ceci, a panini con prosciutto e melanzane, a pesce in
umido del giorno prima.

E non dormivo neanche tanto. Alle undici ero già sveglio, anche se ero
rientrato alle cinque o alle sei, prima dell'alba. C'era da fiondarsi
al computer, perché il caleidoscopio della notte si era catalizzato ed
esigeva di essere espresso in forma di parola scritta. Era la mia
forma particolare di vomito, visto che quello fisico non mi veniva
mai. Non ho vomitato neppure la notte fra il 4 e il 5 febbraio 2001,
quando ho bevuto, da solo, due litri e mezzo di José Cuervo. Il mio
vomito è stato invece visto tra newsgroup e mailing list.

Così è stato. Così non è più, adesso. Però certe
canzoni rimettono per
un momento indietro la lancetta dell'orologio. Riportano per certe
strade e in certe notti. Rimettono in comunicazione col passato. Non
tutto il vomito è stato ancora sputato fuori. Il caleidoscopio va
ancora tenuto a bada, sebbene si sia ridotto in qualche recesso
inaccessibile.

Mi viene spesso di toccarmi le mani e le braccia. E' un mio gesto
usuale. Controllo di esserci. Di esserci ancora. Di essere vivo, di
essere scampato in qualche modo all'autodistruzione. Abbarbicato alla
vita. Nessun anticipo tremendo. Me n'è già bastato e avanzato uno. Per
festeggiare tutto questo, andrò a farmi un bel mezzo bicchiere di
vino, ché da queste parti è buono.

In culo alla paura!

--
*Riccardo Venturi* <venturik@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*Firenze, via Federigo Tozzi 3
*055 61 39 68 - Skype: Venturi6350
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http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra

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