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Battiato canta i festini dei servitori dello Stato

Von: Incantesimo (incantesimo@incantesimo.com) [Profil]
Datum: 23.10.2009 21:12
Message-ID: <cenEm.84004$1s6.5943@twister2.libero.it>
Newsgroup: it.fan.musica.battiato
ROMA - Qualcuno potrebbe anche maliziosamente suggerire: era ora che dalla
nostra prestigiosa canzone d'autore arrivasse un cenno su ciò che accade
nella sfera morale della vita pubblica. Ma ora ci ha pensato il più
esoterico, allusivo, enigmatico dei nostri cantautori, Franco Battiato, che
nel suo nuovo pezzo Inneres auge (da oggi in anteprima sui siti di
Repubblica.it e Xl.repubblica.it) usa parole furenti, esplicite, perfino
difficili da immaginare cantate dalla sua voce delicata e misterica: "Come
un branco di lupi affamati che scende dagli altipiani ululando o uno sciame
di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano come massi da
altissimi monti in rovina. Uno dice: che male c'è a organizzare feste
private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello
Stato? Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a
dei rincoglioniti?".

Un vero sussulto, un'indignazione tangibile, ma è pur sempre una canzone di
Battiato, e infatti si intitola Inneres auge ("l'occhio interiore" in
tedesco) ed è una canzone ben strana, piena di disagio e di evocazioni
profonde, divisa in due parti. Dopo la sparata iniziale, che continua con
altri vituperi ("... di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non
avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente"), scarta verso
temi altissimi, verso quell'occhio interiore che ci fa intravedere ben altra
bellezza.

Insomma siamo lontani dal tono caricaturale di Edoardo Bennato che faceva il
verso al presidente Leone quando cantava Uno buono, dall'anarchismo
dissacrante di Rino Gaetano in Nun te reggae più e perfino dal più garbato
De Gregori che nel 1992 dedicò a Bettino Craxi una corrosiva La ballata
dell'uomo ragno("si atteggia a Mitterand ma è peggio di Nerone") salvo
poi
pentirsi anni dopo e riabilitarne la figura.
Qui mancano nomi e cognomi ma il quadretto evocato da Battiato è desolante.
Sembra la voce di un artista esiliato che si consola con Corelli ("mi basta
una sonata di Corelli perché mi meravigli del Creato!") ma poi si affaccia
alla finestra e vede un paese preso a sberle dalla politica.

LaRepubblica



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