Sufi di ora e di allora.
Von: Carla (carla.cib@tiscali.it) [Profil]
Datum: 18.01.2007 15:13
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Newsgroup: it.fan.musica.battiato
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Sufi di ora e di allora. Tanti mondi, un solo mondo. Danzare insieme la fratellanza di donne e uomini di ogni dove Chi sono i Sufi o dervisci? Storicamente legati all'Islam e al mondo musulmano, non vi appartennero allora e non vi appartengono ora in quel modo che il pregiudizio o l'informazione sull'attuale e amplificata intolleranza di quest'ultimo, vorrebbero farci credere. Non esiste miglior manifesto delle parole stesse del mistico derviscio Jalalaldyn Rumi, che tanto ha toccato i cuori e continua a toccarli con il suo insegnamento, per offrirci una piccola comprensione della qualità di questa esperienza: Non sono cristiano, né ebreo, né mago, né musulmano. Non sono dell'est, non sono dell'ovest. Non della terra, non del mare. Non delle ricchezze della natura, non dei cieli rotanti, Non di terra, non di acqua, non di aria, non di fuoco; non del trono, non del suolo, dell'esistenza, dell'essere; non dell' India, Cina, Bulgaria, Sassonia; Non del regno degli iracheni, o dei coreani; Non di questo mondo o dell'altro: del cielo o dell'inferno; Non di Adamo, Eva, dei giardini del paradiso, dell'Eden; II mio posto senza posto, la mia traccia senza traccia. Né corpo, né anima: tutto è la vita del mio Amato... Questo poetico senso di non appartenza ad uno schema o gruppo prefissato apre la sua individualità e il suo dire all'universo tutto rendendo perciò universale il suo insegnamento. Insegnamento di chi preferisce vivere la religione piuttosto che capirla, e Sufi è colui che realizza la saggezza non importa da quale razza, credo, cultura provenga e lo fa aderendo alla sua propria esperienza piuttosto che a una religione organizzata, a un culto o a una scuola. Anzi il suo cuore e il suo intelletto sono una porta spalancata che si apre oltre qualsiasi frontiera, portando messaggi d'amore, tolleranza e pace all'umanità. Per questo motivo i Sufi o dervisci abbracciano tracce e tendenze così diverse e possono includere credenze di ogni tipo e paese, così come un cuore aperto è in grado di accogliere senza niente escludere. Di sicuro un segno di grande accettazione in una realtà umana segnata da conflitti etnici e di religione, da integralismi in cui i più semplici diritti umani, come per es. quelli delle donne - e chi non è stato raggiunto dal messaggio del disumano trattamento di quest'ultime da parte dei Talibani - sono trascurati in nome di un dio e di una religione che tanto si discosta dal suo significato etimologico originario che rimanda al senso di ri-unire, creare un ponte d'unione tra ciò che apparentemente sembra separato. Se di religione si può parlare la religione del Sufi è quella dell'amore e non è un caso che in quello stesso periodo dello spirito in cui le Crociate giungevano a termine, in cui Rumi finiva di scrivere i suoi versi, mistici di grande risonanza come Francesco d'Assisi facevano propria la radicalità della ricerca di Dio aprendo il cuore a tutte le creature, e non da meno Teresa d'Avila che ardeva nell'"Amato" e cadeva con passo danzante tra le sue ampie braccia come testimonia il suo Diario o in un periodo tardivo il religioso tedesco Echkart che si espresse in maniera molto simile a quella di Rumi dicendo che "se vuoi giungere al seme devi rompere il guscio", cosa che ovviamente gli costò la scomunica da parte della Chiesa. Le crociate crearono, piaccia o no all'ideologia confessionale, quel fruttuoso incontro tra oriente e occidente che tanto influenzò l'una e l'altra cultura ravvivando il senso della ricerca individuale al di là di ogni estremismo ideologico. E molta della cultura europea successiva risentì della vivacità esperienzale del messaggio d'Amore, dell'Amato e dell'Amante, come il Dolce Stil Novo e particolarmente Dante, che, non ci stupisca in un tempo moderno all'apparenza baciato dal progresso, scelse dopo Virgilio, una figura femminile (Beatrice) come guida al Paradiso, e chi se non una donna può condurti per la prima volta in paradiso? Chi per natura è portatrice dei segreti dell'amore e universalmente creatrice della vita, anche se talvolta stenta, e magari a ragione dato l'"isolamento" prolungato, a riconoscersi tale fierezza? Il mistico è donna di fronte a Dio, al Divino. I Sufi di qualsiasi periodo ed estrazione amano "rompere il guscio", ovvero quella maschera di ipocrisia, paura, adulazione e perbenismo condizionato che spesso rappresenta la personalità dell'uomo, in quanto essi sono coscienti che essere veramente umani è la realizzazione del seme, della potenzialità che si fa atto: la parola umano, più chiaro nel termine inglese hu-man contiene il mistico suono hu, il suono divino, significando la realizzata natura divina dell'uomo. Amano rompere i confini e le tradizioni obsolete, senza mancare di rispetto al luogo e alla cultura come invece succede negli integralismi, per dare spazio alla ricerca della luce e della forza inferiori nell'abbraccio della polarità, sia essa est e ovest, maschile e femminile, corpo e spirito, uniti da un anelito alla fratellanza che apra gli orizzonti della comunicazione e della condivisione al di là di frontiere e ristretti orizzonti di nazionalità e etnie. Un'altra caratteristica della natura Sufi o per meglio dire autenticamente religiosa è la presa di coscienza della propria responsabilità, esporsi con partecipata responsabilità alla vita significa non continuare a dare colpe a questo e quello ma riconoscersi moventi della realtà che ci circonda. E' educativo prendere atto che l'assunto "io sono responsabile" alla base degli ultimi sviluppi della psicologia umanistica fosse l'unica pratica di un gruppo Sufi detto dei Riprovevoli, vissuti quasi mille anni fa. Ancora alcune parole di Rumi, che ci aiutano a comprendere la continua freschezza e attualità che caratterizza l'autenticità della "ricerca" dell'uomo, non impregnata da ideali e convenienze: "Le orme arrivano fino alla spiaggia che l'oceano bagna: oltre la spiaggia tutto si cancella." Così non sono le scritture, i vari corano e le varie bibbie, a permettere il "tuffo nell'oceano" che indistintamente lambisce e avvolge i vari continenti del pianeta. L'esperienza diretta nell'inesplorato, nello sconosciuto e quindi diverso, è necessaria, il venire a diretto contatto dell'individuo con l'ignoto e il mistero che avvolgono come un abito il corpo dell'esistenza che i sufi chiamano l'Amato e che più universalmente, denudando il termine da ogni già troppo sofferto orpello ideologico e confessionale, si chiama Dio. Musica, danza e celebrazione Che il Sufi ami la musica non è un segreto, nella inestinguibile "stirpe" dei Khan si ritrovano tra i migliori musicisti, cantori e compositori di raga come di musica qawwali, una ritmicità circolare ricca di overtones che bene accompagna appunto la danza ruotante dei dervisci. Uno degli ultimi cantori, scomparso di recente, che ha visitato spesso l'Italia è stato Nusrat Fateh Ali Khan. Si narra che Rumi, chiamato poi Mevlana (nostro Maestro) un giorno per una strada di Konya abbia improvvisamente allargato le braccia cominciando a girare su se stesso, piroettando sempre più in fretta e dopo poco questa scena divenne sempre più comune. Si riunivano in gruppo davanti alla moschea per danzare al suono di zufoli, tamburelli e tamburi. Man mano che la musica si faceva più veloce i danzatori vorticavano di più, fino a sembrare quasi immobili, estatici. Erano i Dervisci danzanti e la loro danza ruotante è arrivata fino a noi: non dissimile al ballo naturale dei bimbi di ogni dove che ogni tanto, nonostante l'ammonimento degli adulti preoccupati, cominciano a volteggiare paghi e temerari in un gaio senso di ubriacatura. Appare evidente, per chi prova a danzare, che in questo gioco ritrovano una connessione non ancora recisa con la vicina sorgente della vita che li ha resi manifesti. Volteggiando su loro stessi i danzatori volgono una mano verso il cielo a ricevere e l'altra guarda la terra a porgere, così tra cielo e terra il ballerino trova il suo centro, nel cosmo. E', da sempre, la danza cosmica. Si legge infatti in una delle opere di Rumi: tutto il creato, dal pulviscolo del sole ai firmamenti, gira e danza: danza l'ape per fabbricare il miele, danza il cuore come gemma sfaccettata nel fuoco dell'amore..."fa parte della danza del cielo il ballo tondo sulla terra; chi ne conosce la forza, vive in Dio". Una caratteristica rivoluzionaria del gruppo mevlevi fu che le donne potevano farne parte e stare non velate in assemblea con i ricercatori uomini: anche le donne erano danzatrici vorticose al ritmo lento e circolare della musica, gettando rose allo sceicco fino all'oscurantismo del XVII secolo, che le vide mutilate di questo e in seguito altri diritti. Ed è in nome della libertà, della tolleranza e dell'amore che ancora oggi donne e uomini, ricercatori di ogni dove, possono incontrarsi come allora per danzare insieme e insieme al cosmo questa innocente danza, risultato della gioia e della celebrazione. Nityama E. Masetti[ Auf dieses Posting antworten ]
