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[fanfiction] InuHood 1

Von: Lalla (lallagogo@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 25.11.2006 21:06
Message-ID: <Zk1ah.11326$4M6.6316@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.fan.japan.r-takahashi
INUHOOD

NOTE DELL'AUTRICE:

Nota per tutti i lettori, questa fanfiction, in quanto tale, riprende da
storie e personaggi non miei, sono quindi obbligata e onorata di nominare le
mie illustri fonti:

-  La trama è stata ripresa da "Leggende popolari inglesi del XV secolo"
un
volume edito dalla Principato Editore qualcosa come 10000 anni fa (ha perso
ormai copertina e seconda di copertina).

-  I personaggi provengono dalla mente di Rumiko Takahashi dal suo "Inu
Yasha".

-  Le immagini le ho prese da internet, ma ho perso il sito, se l'autrice li
riconoscesse sarei felice di farle i complimenti e chiederle l'approvazione
per usarli.

-  Le cretinate e il miscuglio tra le fonti viene direttamente dalla mia
mente malata.



Per chi conosca la storia di Robin e dei suoi compagni devo avvertire che
questa è una versione altamente diversa da quelle che avete conosciuto, la
leggenda del fuorilegge di Sherwood fa parte del ciclo bretone ed ha decine
di varianti. Questa ha colpito la mia attenzione e la mia immaginazione
perché, come vedrete, lady Marion NON è una fava lessa e combatte le mire di
Giovanni senza Terra.



Spero che vi piaccia. buona lettura.







---------------



cap 1



Sul finire del 1100 regnava in Inghilterra un re normanno youkai, Enrico
Inuyoukay II (il grande demone cane i cui grandi poteri erano conosciuti in
tutta l'isola britannica).

Prima della sua nascita, i ningen anglosassoni avevano lottato fieramente
contro l'invasore arrivato dalla vicina Normandia: terra dei temibili demoni
(popolo barbaro dalla grande forza fisica); e il paese aveva conosciuto anni
sanguinosi, durante i quali, re youkai facevano del popolo inglese una
facile fonte di guadagno personale.

Ma, il nuovo sovrano non appena salito al trono, si mostrò giusto e leale e,
a differenza dei suoi predecessori, smise di tartassare il popolo con tasse
e persecuzioni.

Iniziò così un periodo di pace e prosperità, dove normanni e
anglosassoni
abbandonarono l'ascia di battaglia e cominciarono una pacifica convivenza,
questo periodo però non era destinato a durare a lungo. Infatti, quando
Inuyoukay morì, il regno passò in mano alla moglie, la saggia Kaede Cuor di
Leone.

Kaede, donna forte e dal cuore nobile, partì, decisa a portare speranze di
pace come aveva fatto suo marito, per le crociate,  le spedizioni per
portare la pace e l'uguaglianza nei pochi luoghi dove ancora le lotte tra
ningen e youkai continuavano senza tregua.

Lasciò così la reggenza al figlio maggiore: Sesshomaru senza Terra.

Questi, approfittando della sua assenza tornò a tassare il popolo e a
diffondere il terrore, grazie ai suoi devoti vassalli, tra cui lo sceriffo
Naraku di Nottingham.

Alcuni contadini dell'epoca raccontano che, il fratello minore di
Sesshomaru, Inuyasha di Locksly, non fosse morto di malattia (come tutti
credevano) ma, fosse stato esiliato dal regno perché contrario al
comportamento del fratello e, ancora giovane e inesperto fosse stato ucciso
tra la fitta foresta di Sherwood.







Sesshomaru osservava compiaciuto, sulla torre più alta che dominava la
contea di Nottingham, il lavoro dei suoi fedeli sgherri.

Ormai viveva in quel castello da molti mesi, Londra era per lui terreno
impervio, data la forte ammirazione che ancora aveva il popolo per la regina
in guerra.

Con un inquietante sorriso si sporse dai merli.

Sotto di lui una fila di contadini in catene era condotta in prigione.

Tra loro si contavano molti bambini, sia ningen sia youkai, piangenti e
sporchi: sicuramente orfanelli delle povere famiglie che, lui, il principe,
con le sue pesanti tasse, portava al lastrico.

I loro volti rispecchiavano un profondo dolore, e, primo tra tutti si notava
un piccolo cucciolo di demone volpe che sedeva nel fango massaggiandosi le
doloranti zampette.

Per un momento il suo sguardo si spostò sulla torre ed fissò con odio le tre
figure che, osservavano la scena.

Due uomini sorridenti, uno dai lunghi capelli argentati e l'altro dai
capelli neri ammantato di bianco e una donna mora, che poco più distante
dagli altri, era impallidita a quello spettacolo.

-  Milord!-  disse quella al principe -  perché trattate così questa gente?

-  Quella gente viene trattata come merita, milady Sango -  rispose Naraku,
che accanto al principe sorrideva soddisfatto -  non hanno rispettato le
leggi e devono essere puniti.

A quelle parole si irritò -  e cosa avrebbero fatto? Ci sono dei bambini lì,
avete notato? Cosa mai possono aver fatto dei bambini per infrangere la
Vostra Legge?

La lady osservava disgustata la figura dello sceriffo; quel uomo ammantato
con una pelliccia bianca di babbuino la irritava senza misura. come poteva
gioire delle disgrazie che provocava agli altri?!

-  Erano in possesso di denaro rubato, mia cara, e ciò significa che sono
solo sporchi ladri che tramano contro di Noi!

Sango d'Ilda, la giovane figlia di un cavaliere di Kaede, incrociò e
sostenne fieramente lo sguardo dello sceriffo -  non crederò mai che quelli
siano dei ladri. E soprattutto che tramino contro di Voi! Ma osservateli!-
rispose stendendo un braccio sui prigionieri -  sono solo poveri ed onesti
cittadini, il cui unico pensiero è quello di riuscire a sopravvivere dalle
le vostre stupide tasse. e Voi lo sapete bene!!

-  Mia cara potrebbero anche essere, come dite, onesti cittadini, avete
ragione, ma sono in combutta con i fuorilegge e questo fa di loro i più
pericolosi per la società.

-  In combutta con i fuorilegge? Come? In che modo hanno potuto esserlo?

-  Erano in possesso del denaro rubato ai nostri esattori.

-  Non sono certo stati loro a rubarlo. fate catturare i fuorilegge e punite
loro! .non questa povera gente!

-  Ogni cosa a suo tempo, milady, ogni cosa a suo tempo, adesso però -
concluse in tono secco lo sceriffo chinandosi leggermente davanti a lei -
mia cara, pensiamo alla cena ora. Spero che Lady Kagome di Merion non voglia
far attendere il Principe anche per questa sera. Per favore, recatevi nelle
sue camere e ricordatele che è impaziente di vederla.

Sango annuì increspando la fronte: -  Andrò a pregarla di prepararsi.

E si allontanò stringendo i pugni.

Non appena furono rimasti soli, il Principe, che era rimasto tutto il tempo
in silenzio osservando distaccato i prigionieri, posò lo sguardo su Naraku.

-  Finitela di perdere tempo con lady Ilda, sapete bene che è già promessa
al cavaliere di Kaede.

-  Se è per questo... -  insinuò lo sceriffo -  sapete bene anche voi che
milady Kagome non accetterà mai la vostra proposta prima del ritorno di suo
padre. Ser Eustachio.

-  Farete bene a frenare la vostra lingua, se vorrete vedere un'altra alba
mio caro Naraku.. Oppure se ne avrete voglia potete unirvi ai prigionieri,
laggiù tra il fango.

L'uomo impellicciato si ritrasse abbassando lo sguardo davanti al suo
Signore.

-  Vogliate scusarmi Signore, non succederà più.

Sesshomaru posò di nuovo lo sguardo sulla colonna di prigionieri: -  Ancora
non capisco per quale motivo avete catturato quella gente, non è altro che
uno spreco, chi pagherà le loro tasse?

-  Ma Mio Signore, appena Inu Hood verrà a sapere che ho fatto arrestare
questi uomini tenterà di liberarli.

-  Perché verrà a saperlo giusto? .come viene sempre a sapere di tutti i
tuoi movimenti.

-  Milord -  rispose Naraku, cogliendo l'accusa implicita di questa
affermazione -  non preoccupatevi d'altre eventuali spie. se mai ve ne fosse
una, non potrà sfuggire ancora a lungo ai miei occhi.

- E' quello che mi auguro, perché, in caso contrario, i tuoi occhi non
faranno in tempo ad ammalarsi dei mali della vecchiaia.







-  Brutto bastardo -  sussurrò Sango allontanandosi da dietro la porta della
torre scendendo le umide e ripide scale.

I corridoi dell'antico castello portavano ancora il segno dei ripetuti
attacchi subiti, le pareti erano scalfite da colpi di metallo e i pochi
oggetti che arricchivano il palazzo erano arrugginite armature e pesanti
scudi raffiguranti famosi stemmi delle famiglie nobili che avevano posseduto
il castello.

Ormai erano molti mesi che viveva lì, insieme a quei due viscidi uomini, da
quando suo padre era morto, ucciso da dei briganti. insieme a suo fratello.
e il suo unico amore era partito per le crociate.

Represse le lacrime che già le pizzicavano gli occhi e bussò alla porta di
Kagome, la sua giovane amica.

-  Chi è? Non mi sento molto bene, andatevene, non voglio visite.

-  Kagome, sono io, Sango. aprimi.

-  Oh scusami.

I passi leggeri della ragazza ticchettarono sul pavimento fino alla grossa
porta, sollevò la spranga di legno che chiudeva la grossa porta e aprì
facendo cigolare le vecchie giunture di metallo.

-  Ti fidi sempre tantissimo del prossimo, vero?

E la giovane ragazza dai lunghi capelli castano scuro sorrise annuendo. Era
Kagome di Merion, figlia del nobile Eustachio, un importante conte
Anglosassone.

-  Sai cosa sta progettando quel viscido di Naraku? Ha catturato dei
contadini per richiamare Inu Hood in una trappola.

-  allora stanotte andremo .

-  sei sicura? Dopotutto Naraku aumenterà di certo la protezione al
castello. Sesshomaru non era certo contento di avere delle spie nel palazzo.

-  Beh sono alcuni mesi che ce ne andiamo indisturbate senza che nessuno ci
abbia scoperto. ora è meglio che mi prepari... prima si mangia, prima ce ne
andiamo.

Sango entrò allora nella propria stanza, attigua a quella dell'amica,
collegata però con un passaggio segreto dietro ad un grande arazzo; in
passato, infatti, quelle erano le stanze del signore e della sua amante che
cercava in quel modo di nascondere i propri tradimenti.

Passata nella sua camera, sorrise all'idea del loro piccolo segreto e
sospirò osservando le pareti tinteggiate d'azzurro ed i grandi ritratti dei
propri antenati che, appesi al muro, la osservavano con aria bonaria.

Sfiorò il quadro che la rappresentava insieme a suo padre e a suo fratello.
erano stati assassinati 3 anni prima, insieme al re Inuyoukay II.

Da quel giorno la sua vita aveva cominciato a sgretolarsi. Kaede l'aveva
accolta nel castello a braccia aperte, e poi sei mesi prima, era andata via,
in guerra, portandosi via Miroku di Daniel, l'intrigante cavaliere che aveva
chiesto la sua mano.

Odiava la sua situazione, vivere in quel castello ammuffito con quegli
esseri odiosi; spostò lo sguardo verso la camera di Kagome, voleva molto
bene a quella ragazza, era come una sorella per lei. l'unica persona che le
era rimasta.

Beh non proprio l'unica, dopotutto c'era anche il gruppo di fuorilegge ai
quali portavano le informazioni dal palazzo, che però erano tutto altro che
furfanti, contando che derubavano quel arrogante di Naraku e quel
insensibile del Principe per distribuire il bottino ai più poveri e
bisognosi.

Erano molto fuggivano dal castello non viste, ma da alcuni giorni Naraku le
teneva costantemente sott'occhio, quel uomo era un pericolo. doveva trovare
un modo per sviare i suoi sospetti.

Fece un grosso sospiro e aprì il suo cassettone scegliendo il vestito per la
sera.







Il Principe, lo sceriffo e tutti i presenti si alzarono cavallerescamente da
tavola, quando Lady Kagome di Marion e Lady Sango di Ilda fecero il loro
ingresso nel salone.

La sala era, come ogni sera, sfarzosamente apparecchiata per un gran numero
di cavalieri; erano tutti lì riuniti sperando di aggraziarsi il Volere di
Sesshomaru, ognuno con la veste più ricca e la spada più lavorata,
l'ambiente
cavalleresco stava diventando ancora più pesantemente presente dalla
dipartita del re.

Non appena le due ragazze si furono accomodate alla tavola principale, posta
più in alto delle altre, i cavalieri si alzarono in piedi e chinarono la
testa con rispetto e, i servi portarono le pietanze.

Poco dopo il buffone di corte cominciò ad intrattenere i convitati con
battute salaci e giochi d'abilità e tutti gli uomini risero delle sue
trovate.

Le due Lady, invece, finirono silenziosamente tenendo lo sguardo basso e
ignorando le grasse risate degli uomini d'arme.

Quando tutti ebbero terminato di mangiare, senza aver scambiato una parola,
Kagome disse:

-  Milord, la cena era davvero eccellente.

Il Principe la fissò con intenzione.

- Kagome, sono sei mesi che gustate cene davvero eccellenti alla mia tavola.
Perché non riconsiderate la mia proposta di matrimonio? Vi prometto che
passerò il resto della vita a esaudire i Vostri desideri.

La fanciulla distolse lo sguardo.

- No, mio Signore non posso farlo. Forse, quando mio padre tornerà dalla
Guerra Santa, ne riparleremo.

Il padre di Kagome, come il promesso sposo di Sango era un fedele cavaliere
della Regina Kaede. Il principe sperava che nessuno dei tre sopravvivesse
alla difficile impresa, e non curava neppure di nasconderlo.

-  Non vorrei essere brusco-  disse -  ma dovreste capire che vostro padre
ha ben poche probabilità di tornare in patria. Questa attesa deve avere un
limite.

Lady Kagome si alzò bruscamente da tavola.

-  Mio padre tornerà, ne sono sicura! -  esclamò -  E ora vorrei ritirarmi,
con il Vostro permesso.

Il Principe si rese conto di essere stato eccessivamente brutale, ma non era
certo con la gentilezza e il tatto che aveva ottenuto tutto ciò che ora
possedeva.

E Kagome doveva essere sua moglie, a tutti i costi; per il suo carattere,
aveva già aspettato anche troppo.

Tuttavia tentò di addolcire il proprio tono, ben conoscendo le improvvise
ombrosità della fanciulla.

-  Ve ne prego, trattenetevi ancora un poco: ho assoldato un suonatore
d'arpa
assai valente.

-  Perdonatemi, Milord, ma sono molto stanca.

-  Se è così, Lady Kagome, Vi auguro la buona notte.

-  Anche a Voi.

E si allontanò dalla sala con passo svelto.

Sango, allora, chiese il permesso per seguirla e salutò.

Il Principe, appena si furono allontanate, scosse la testa con un gesto di
stizza.

- Se Ser Eustachio dovesse tornare-  sbottò sussurrando -  so già che non
acconsentirà mai al mio matrimonio con sua figlia!

- Tranquillizzatevi, mio Signore -  cercò di placarlo lo sceriffo -  il
conte non metterà mai più piede su suolo inglese.

-  E' davvero un gran conforto per me-  sorrise cinico Sesshomaru -  avere
qualcuno con cui confidarmi.

Tra i due uomini vigeva un patto non detto: né amicizia, né stima, né
rispetto li legava l'uno all'altro, ma solo la possibilità di soddisfare le
proprie ambizioni personali. Lo sceriffo, infimo soldato sotto Inuyoukay II,
era divenuto il secondo uomo più importante della contea, e il Principe, a
sua volta, non poteva fare a meno, per conservare la propria autorità, di un
simile consigliere senza scrupoli che, all'occorrenza, sapeva dimostrarsi
anche uomo d'azione.

-  Sono ai vostri ordini, Signore -  rispose Naraku in tono sibillino.







Nei loro appartamenti privati, Sango e Kagome poterono finalmente parlare.

Sango informò l'amica del proprio sospetto nei confronti di Naraku e questa,
dopo un attimo di smarrimento, si affrettò ad indossare un abito da arciere.

-  Presto Sango aiutami a cambiarmi.

- Kagome, non andare questa notte-  la pregò la donna - Naraku sospetta di
tutti gli abitanti del castello, c'è la possibilità che venga a controllare
nelle nostre camere!

-  Inventati qualcosa. io Devo andare e non posso perdere altro tempo.
rispose risoluta la fanciulla-  prima andrò, prima sarò di ritorno.

Sango, vista vana ogni insistenza, aiutò Kagome a camuffarsi, quindi si
inginocchiò davanti ad un baule e ne trasse una parrucca castana.

-  Cosa fai Sango, preparati o sarà troppo tardi.

-  Io non vengo.

-  Cosa?

-  Fidati, vai da sola, ho un piano. - e le mostrò la parrucca - ora va'!

Vestita di una calzamaglia e di una tunica verde, Kagome pareva un giovane
contadino, poi, per completare l'opera calzò un cappuccio che le nascondeva
la fluente capigliatura.

-  Mi raccomando attenta! - disse Sango

-  Anche tu. -  rispose annodando una robusta fune ad un anello di ferro
vicino alla finestra.

E si calò, senza esitare, lungo il ripido muro del castello, poi, di
soppiatto, entrò nelle stalle. Sellò un cavallo, lo condusse fuori e si
lanciò al galoppo nella notte rischiarata dalla luna piena.







Lo sceriffo fu svegliato dalle grida di una sentinella che, dagli spalti del
castello, dava l'allerta.

Dopo un rapido sopralluogo nelle stalle, fu evidente che mancava un cavallo.

Lo sceriffo convocò immediatamente il Principe, che saputi i fatti, gli si
rivolse minaccioso:

-  Doveva trattarsi della spia che porta i messaggi a Inu Hood! E ve la
siete lasciata scappare!

-  Può darsi - rispose imperturbabile l'uomo -  organizzeremo una ricerca in
tutte le camere da letto. Se ne troveremo una vuota, allora sapremo chi fa
il doppio gioco. Ispezionerò io stesso le camere da letto di Lady Sango e
Lady Kagome.

-  Non dite sciocchezze -  rispose tagliente -  sai bene che non possono
essere spie!

- A maggior ragione, Signore, non c'è motivo di non accertarci che stiano
dormendo sonni tranquilli.

Il Principe, sebbene a malincuore, lo accompagnò alle camere delle
fanciulle.






-----







cap 2





Quando bussarono alla prima porta, la stanza di Sango, una voce dolce e
pacata rispose di entrare.
La ragazza era intenta a filare la lana, cercando di dominare la forte
emozione, disse:

-  Signori, c'è qualcosa che non va?

-  La sentinella ha chiamato l'allerta -  la informò lo sceriffo - sembra
che ci sia un intruso nel castello, e ho voluto sincerarmi che non fosse
qui.

-  Vi ringrazio della vostra premura -  rispose lei - ma come potete vedere,
qui non c'è nessuno.

Il Principe lanciando uno sguardo riprovevole a Naraku disse: -  Non vi
disturberemo oltre. Abbiamo altre stanze in cui cercare. Madamigella, vi
auguro buonanotte.

Non appena i due uomini furono usciti, Sango indossò la parrucca e infilò
una comoda vestaglia e passò nella stanza di Kagome pronta alla sceneggiata.

Il Principe bussò e la voce distorta e assonnata della ragazza chiese chi
fosse alla porta.

-  Sono Sesshomaru, dovrei chiedervi di aprirmi milady.

Dopo qualche istante aprì la porta, nascondendosi dietro.

-  Sono in veste da notte, mi spiace non poter farvi entrare. Ma c'è
qualcosa non va?

-  No. no volevamo solo sapere come stava adesso.

- . bene, vi ringrazio, buona notte.

- buona notte.

E chiuse.

Non appena sentì i passi allontanarsi e i borbottii del Principe acquietati,
si abbandonò esausta sul letto.

Aveva corso un grave pericolo, ma era riuscita a farsi gioco del Signore e
del suo sgherro.

Un sorriso di vittoria le illuminò il volto.







Kagome, intanto, stava seguendo con facilità la strada che conduceva alla
foresta di Sherwood. Era lì, infatti, nel folto del bosco, che Inu Hood
aveva il suo quartiere generale.

La foresta, malfamata per i ricchi normanni, era invece l'unico riferimento
per gli indigenti abitanti delle contee limitrofe.

Inu Hood e i suoi uomini si battevano contro i soprusi dei potenti, e non
esitavano a rubare i ricchi, per poi donare tutto ai poveri e agli oppressi.

Per questo erano stati dichiarati fuorilegge dalle autorità e, sul capo
d'Inu
Hood pendeva una cospicua taglia.

Gli uomini della foresta, cosi avevano deciso di chiamarsi, aspettavano al
varco i viaggiatori che, per andare a Nottingham, non potevano prendere
nessuna altra strada.

Dopo averli interrogati e perquisiti per capire quale fosse la loro
disponibilità economica, li spogliavano di ogni avere se erano ricchi, e li
aiutavano se erano poveri, lasciandoli andare solo dopo avergli offerto,
questa volta senza distinzioni, un succulento banchetto.



Kagome era l'unica che conosceva la vera identità d'Inu Hood, egli era,
infatti, Inuyasha, il secondo figlio di Kaede Cuor di Leone; aveva passato
la propria infanzia ad azzuffarsi con lui e poi, quando all'improvviso era
scomparso e dato per morto aveva capito di amarlo, aveva pianto a lungo ed
era scappata di casa in cerca del suo corpo, disperso nel bosco.

Durante la ricerca per la foresta di Sherwood l'aveva incontrato e aveva
fatto sua la causa per la quale egli si batteva, incurante del pericolo che
correva per aiutarlo.

Lo sceriffo di Notthingam, infatti, aveva organizzato già parecchie
spedizioni nella foresta per tentare di stanarlo insieme alla sua banda, ma
era sempre stato messo in scacco.

Per questo il nobile fuorilegge era diventato un incubo agli occhi del
Principe, e non avrebbe mai perdonato alla donna che voleva in moglie i
mille sotterfugi con cui era sempre riuscita a metterlo al corrente dei suoi
piani.







Nel frattempo, nella foresta, Inu Hood e i suoi uomini erano seduti in
cerchio attorno ad un gran falò. L'accampamento risuonava di risate e canti,
e un invitante profumo d'arrosto si sprigionava nell'aria.

Gli uomini levarono i calici e, come sempre, brindarono alla salute della
regina Kaede Cuor di Leone.

Tutti, d'origine anglosassone, legati gli uni dagli altri come se fossero
stati membri di una stessa famiglia, erano accomunati dalle sofferenze che
avevano inflitto loro gli invasori normanni.

Ad un tratto Will il Rosso, un ragazzo smilzo dai capelli rossi, intimò i
compagni di fare silenzio.

-  Mi pare che qualcuno si stia avvicinando a cavallo - disse.

Subito Inuyasha e i suoi compagni si armarono d'arco e frecce e andarono a
vedere di cosa si trattava. Avanti a tutti si slanciò Little Jin, un demone
gigantesco dai grandi occhi a palla, che si era unito alla banda solo quella
mattina.

Nel vedere un gracile giovanotto sbalzato di sella dal cavallo, il gigante
si fece una solenne risata.

-  Non preoccuparti signorino, ti aiuterò ad alzarti - disse.

-  Grazie! - rispose Kagome tra i denti

Notando che quello che gli sembrava un damerino era completamente imbrattato
di fango, Little Jin rise ancora di più. Kagome cominciava a risentirsi, ma
il suo disappunto crebbe ulteriormente quando, dal folto del fosco, vide
apparire Inuyasha che, anziché aiutarla e toglierla dall'imbarazzante
compagnia di quel gigante, scoppiava a ridere a sua volta.

-  Come? Io cado e tu ti beffi di me? - esclamò Kagome, slanciandosi contro
Inuyasha.

Ma il gigante non le diede tempo di fare neanche un passo e la afferrò per
un braccio con una stretta micidiale. La ragazza, dopo aver tentato
inutilmente di svincolarsi, si tolse il cappuccio e lasciò ricadere sulle
spalle i bei capelli castani. L'uomo, resosi conto del proprio del proprio
errore, si profuse in scuse talmente goffe che anche alla fanciulla venne da
ridere.

-  Non vi preoccupatevi. signor.

-  Chiamatemi pure Little Jin, Signora.

-  Non chiamatemi Signora pure voi, mi fa sentire una vecchiaccia. -  e gli
sorrise calorosamente.

Inuyasha storse il naso, per quella espressione tanto dolce, ma non ne fece
parola.

Si incamminarono tutti verso l'accampamento; Inuyasha e Kagome camminavano
fianco a fianco, mentre lei lo rimbrottava di essersi messo a ridere, dietro
li seguiva Little Jin, portando per le redini il destriero della Lady.

-  Qual è il vero nome di Little Jin? Di sicuro sei stato tu a dargli il
nomignolo.

-  Cosa? Come fai a saperlo?

-  Hai un pessimo gusto.

-  Stupida.

-  Cretino. - rispose lei con una linguaccia

-  tsk. comunque si chiama Jinenji... è con da oggi.

Accadeva spesso che uomini dei villaggi limitrofi stanchi dei soprusi
patiti, decidessero di unirsi ai fuorilegge della foresta per combattere
contro i vassalli di Sesshomaru Senza Terra, e tutti venivano ugualmente
accettati.

Tuttavia solo i più forti e temerari, i più abili a maneggiare le armi e a
menare le mani, entravano a far parte del drappello scelto, che Inu Hood
utilizzava nelle azioni più pericolose, e proprio di questi uomini andava
particolarmente fiero. Little Jin era stato accolto tra loro.

-  L'ho incontrato stamattina, giù al ruscello - spiegò lui - c'è
solo un
tronco per attraversarlo, gettato a mo di ponte da una riva all'altra, ed
entrambi eravamo sul punto di passare.

-  . e sicuramente tu hai fatto il cretino. -  lo interruppe lei.

-  tsk! Sono Inu Hood io!

-  Si, si. lo sospettavo.

-  Feh. allora vuoi sentire, o no? - al sorriso di Kagome continuò
stizzito - io gli ho intimato di farmi strada, ma lui mi ha risposto per le
rime! Ha stoffa quel ragazzo! . insomma, per farla breve, siamo finiti alle
vie di fatto. Pensa, che mi ha preso con una sola mano e mi ha scaraventato
sulla riva da dove venivo.

Kagome non poté trattenere una risata affettuosa: -  Mi pare di capire che
sei atterrato sul tuo orgoglio!

-  Tsk! Ma figuriamoci. l'ho fatto apposta. e solo per accoglierlo
calorosamente nel gruppo. Per la sua stazza, l'ho soprannominato Little Jin.

-  Sei il solito, non ti arrenderai mai all'evidenza, vero?

-  Perché? Che ho detto?

-  No nulla, nulla. -  Kagome preferì non continuare, con lui era sempre una
causa persa, sapeva essere molto cocciuto!







Tornati all'accampamento, Gli Uomini della  Foresta, tornarono ai propri
compiti: il maniscalco raddrizzava i ferri di cavallo, il conciatore
tagliava le pelli per farne tuniche leggere e resistenti e il fabbro ferraio
affilava la lama delle spade.

Inuyasha e Kagome andarono a sedersi su un tronco abbattuto, in un angolo
appartato.

-  Kagome, perché Sango non è venuta?

-  ... non ti preoccupare, nulla di grave... - e sorrise nascondendo la
preoccupazione.

Il ragazzo dai lunghi capelli argentei e le dolci orecchie canine la guardò
storto e le disse:

-  Kagome, sai quanto mi fa piacere, vederti... - la lady arrossì e subito
lui subito aggiunse sentendosi scoperto - per le informazioni che mi date
intendo... - e Kagome sospirò sconsolata -  e informazioni che mi date
intendo...

.. luogo appartato e il fabbro ferraio affilava la lama delle spade.

vallo, il conciatorma non stai correndo troppi rischi? Il Principe e lo
sceriffo finiranno per accorgersi delle vostre uscite notturne...

La ragazza rimase per un istante in silenzio specchiandosi negli occhi
ambrati di Inuyasha... era visibilmente angosciato... e bellissimo... ma
tutta la gravità del motivo per cui si era recata alla foresta, lasciando
l'amica
sola, le fu in un attimo davanti agli occhi, sebbene la gioia di trovarsi lì
l'avesse finora distratta.

-  Lo sceriffo ha fatto arrestare degli uomini a Malcuster. - disse.

Dapprima rimase in silenzio e poi sbottò accigliato: -  Per quale motivo?

-  Per il denaro che avevi dato loro...

-  Ma il denaro apparteneva a quei contadini!

-  Quando l'hai rubato era del Principe - ribatté la ragazza stringendosi le
spalle.

-  Quella gente stava morendo di fame a causa delle tasse troppo alte!

-  Lo sceriffo non li lascerà morire di fame... perché finché
vivranno,
lavoreranno, e finché lavoreranno pagheranno le tasse...

Inu Hood strinse i pugni, in preda ad un'incontenibile collera.

-  Le cose non andranno sempre così, finché io potrò fare qualcosa.

Kagome lo guardò risoluta.

-  Era proprio questo che volevo dirti: non devi far nulla, assolutamente
nulla!

Inuyasha si ribellò, ma la giovane cercò di spiegargli le sue ragioni.

Era chiaro che lo sceriffo aveva usato quei malcapitati solo come esca, in
modo di attirarlo al castello, allontanandolo dalla foresta, dove si era
dimostrato invulnerabile, per poi farlo finalmente prigioniero.

Non c'era altra possibilità che lasciare le cose come stavano: i contadini
avrebbero passato qualche giorno in prigione, finché lo sceriffo, visto
fallire il suo piano, li avrebbe rimessi in libertà.

Se anche il capo degli Uomini della Foresta fosse stato fatto prigioniero,
non ci sarebbe stata più speranza per la causa per la quale combatteva.

-  Hai ragione... hai ragione... sai essere molto sagace Kagome... - disse
Inu Hood.

-  credo di non esserlo altrettanto negli affari di cuore... - sussurrò lei
triste.

-  Mm? Cosa?

-  Nulla... nulla...

La ragazza sorrise e lui le cinse le spalle con un braccio, Kagome appoggiò
la testa nel ampia spalla di lui e ripensò a tutte le volte che stavano così
vicini... spesso ... e desiderò intensamente che la situazione nel paese
fosse diversa; magari in quel tempo Inuyasha le avrebbe chiesto di diventare
sua sposa, ma adesso a lui non era permessa una vita normale: agli occhi
della legge non era che un bandito, senza alcun diritto di fronte alla
comunità. Il matrimonio avrebbe dovuto attendere per mesi... o forse per
anni data la sua timidezza...






continua.....



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