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PDL sconfessato sulle graduatorie, ora attacca

Von: L (parmenide_2002@yahoo.it) [Profil]
Datum: 28.10.2009 19:43
Message-ID: <4AE89196.A5A5689A@yahoo.it>
Newsgroup: it.economia it.politica it.cultura.filosofia
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009-1/rif
orma-cdm/riforma-cdm.html

++
cit on
++


SCUOLA & GIOVANI




Bisognerà rivedere statuti, snellire cda e senato accademici,
ridurre facoltà, inserire esterni nei nuclei valutazione

Via libera dal governo
alla riforma dell'Università

Il *ricercatore diventerà a tempo determinato*, cambierà la modalità
di
elezione dei rettori
arrivano il fondo per il merito degli studenti più bravi e anche i
codici etici anti-parentopoli

di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Riforma dell'università in quattro mosse: governance, valutazione
della qualità, reclutamento e diritto allo studio. Il governo vara il
provvedimento che dovrebbe rilanciare il sistema universitario
nazionale, premiare il merito e razionalizzare le risorse. La palla
passa ora al Parlamento che dovrà dire la sua e trasformare in legge i
15 articoli contenuti nella proposta. Il ministro, Mariastella Gelmini,
e il collega dell'Economia, Giulio Tremonti, non nascondono la
soddisfazione per la "coraggiosa" riforma. Mentre gli studenti
dell'Unione degli universitari contestano le novità e invitano
l'esecutivo a "eliminare i tagli al Fondo di finanziamento ordinario e a
finanziare borse di studio, edilizia universitaria e progetti per la
cittadinanza studentesca".

"La riforma dell'Università presentata oggi dalla Gelmini è
estremamente
allarmante: la nostra idea di Università è profondamente diversa da
quella del Governo Berlusconi", dichiara Giorgio Paterna, coordinatore
nazionale dell'Unione, che pronuncia tre secchi No. "No alla delega sul
diritto allo studio, No ai Rettori nominati, No agli interessi dei
privati nelle università: l'università ha bisogno di più
finanziamenti,
valutazione e controllo della qualità della didattica, maggiore
trasparenza e democrazia. No a riforme - continua Paterna - che
salvaguardano gli interessi di pochi".

E si chiede: "Come si può pensare di riformare l'università pubblica
con
questo indirizzo privatizzante? Se Gasparri ha delle perplessità sulla
governance, noi siamo annichiliti dal livello a cui si spinge questa
riforma". Secondo gli studenti "il provvedimento è stato presentato oggi
senza una reale discussione anche con gli studenti sulla governance, il
cui futuro è nelle mani di esterni privati, e sul diritto allo studio,
che vedrà l'entrata di test a crocette per avere la borsa di studio e
l'indebitamento dei prestiti d'onore". Ma di che si tratta?

Quello che nei prossimi anni si abbatterà sugli atenei italiani
assomiglia tanto a uno tsunami. Facoltà ridotte all'osso, abilitazione
nazionale per professori e ricercatori e codice etico contro le
parentopoli costituiscono il piatto forte della riforma. Ma non solo: la
presenza di soggetti esterni (anche privati) negli organismi chiave
degli atenei dovrebbe garantire gestioni economiche più oculate e
valutazioni più obiettive. Mentre il numero dei ricercatori, reclutati
con modalità nuove, crescerà rispetto al totale dei prof.
Nell'università modello Gelmini il vero deus ex machina sarà il rettore,
che guiderà sia il Senato accademico sia il Consiglio di
amministrazione. E gli studenti daranno i voti ai prof.

Per razionalizzare la spesa "gli atenei potranno fondersi tra loro o
aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili".
Mentre "i bilanci dovranno rispondere a criteri maggiori di
trasparenza". I finanziamenti saranno erogati in base alla qualità della
didattica e della ricerca. E per gli atenei "in dissesto finanziario"
scatta il commissariamento. Per evitare le parentopoli "ci sarà un
codice etico sulle incompatibilità e i conflitti di interessi legati a
parentele". Il rettore potrà stare in carica, al massimo, otto anni e i
due organismi di gestione della vita universitaria (il Senato accademico
e il Consiglio di amministrazione) saranno più snelli (meno componenti
che in passato) e avranno funzioni distinte: il primo gestirà la
didattica, il secondo la spesa. E sarà proprio il Consiglio di
amministrazione che avrà quattro membri su dieci esterni. Ogni ateneo
dovrà inoltre dotarsi di un Nucleo di valutazione a maggioranza esterna.

La ministra mette anche le mani sui concorsi e sulla qualità
dell'insegnamento. Con uno o più decreti legislativi verrà istituita
l'Abilitazione scientifica nazionale per docenti e ricercatori,
requisito preferenziale per l'insegnamento. Il titolo sarà assegnato da
una apposita commissione con autorevoli componenti italiani e stranieri,
attraverso la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche.

Gli atenei potranno reclutare in tre modi i loro docenti e ricercatori:
attraverso una "valutazione comparativa", alla quale non potranno
comunque partecipare i docenti (di prima e seconda fascia) dell'ateneo
che bandisce la selezione, per chiamata diretta per "chiara fama" o per
"chiamata diretta" sic et simpliciter. Un terzo dei posti disponibili
verrà coperto da personale interno all'università che bandisce il
concorso. La restante parte sarà appannaggio di insegnanti e ricercatori
esterni all'ateneo in questione. Il nuovo reclutamento tiene conto
dell'esigenza "di favorire la mobilità nazionale e internazionale, oggi
quasi azzerata". Per garantire la "qualità del sistema
universitario" i
prof dovranno garantire un impegno di almeno 1.500 ore annue, di cui 350
dedicate alla didattica.

Verrà inoltre agevolato l'accesso alla carriera accademica dei giovani
studiosi. Ecco in che modo.
Gli assegni di ricerca saranno rivisti "introdurre maggiori tutele con
aumento degli importi e l'abolizione delle borse post-dottorali,
sottopagate e senza diritti". E sarà espressamente vietata la figura del
docente a titolo gratuito, "se non per figure professionali di alto
livello". Se dopo sei anni (tre+tre) di contratti a tempo determinato il
giovane ricercatore "sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a
tempo indeterminato come professore associato". Dovrebbe, così,
terminare l'odissea dei ricercatori a vita con un forte incremento dello
stipendio, che da 1.300 euro mensili passerà a 2.100 euro.

(28 ottobre 2009)

++
cit off
++

Saluti,

L

more info:

Gelmini video
http://www.youtube.com/watch?v=_6YjPDbY5w8

Tagli sulle vocali:
http://www.youtube.com/watch?v=gOq214d2Bfo&feature=fvsr

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