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Re: Bce alza tassi di un quarto di punto (al 4,25%)

Von: Luciano (lucyanob@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 05.07.2008 16:03
Message-ID: <qaLbk.11195$f86.5808@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.economia
"Gianluca" <gcoati@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:6Exbk.21104$Ca.14825@twister2.libero.it...
>

> In base a quanto spiegato qui:
> http://www.ecb.int/press/pressconf/2008/html/is080703.en.html
>
>
> Hai indicato un link senza alcun commento, quindi presumo che tu approvi
> totalmente tutto quello che c'è scritto.
> Io però, dopo aver letto, ho notato che tutte le valutazioni circa le
> aspettative inflazionistiche si basano su osservazioni, impressioni,
> valutazioni più o meno opinabili.
> E' citato anche l'aumento dei prezzi dell'energia tra le cause
> dell'aumento
> dei prezzi.
> La mia domanda era però precisa, e in quel link non ho trovato la
> risposta.
>
> Provo quindi a riportare un ragionamento che ho sentito fare e che non mi
> sembra per nulla infondato.
> Per tener sotto controllo l'inflazione in eurozona la BCE aumenta il
> tasso.
> L'aumento del tasso causa il deprezzamento del dollaro (aumentando la
> richiesta di euro).
> I produttori di petrolio, vendendo in dollari, subiscono un deprezzamento
> quando dovranno comprare nell'area euro.
> Si aumenta quindi il prezzo del petrolio per sopperire al deprezzamento
> della valuta americana.
> Se il ragionamaento fila, con il rialzo dei tassi la BCE è come se
> importasse inflazione dall'estero.
>
> A questo punto vorrei ipotizzare io una spiegazione della politica della
> BCE; l'idea mi è venuta ricordando quanto lessi qualche tempo fa.
> Andando un po' indietro nel tempo, il periodo attuale si può paragonare a
> quanto successe nei primi anni 80 in America. In quel periodo la spinta
> inflazionistica dovuta all'aumento dei prezzi, causato anche dall'aumento
> dei prodotti petroliferi, fu curata con una drastica politica monetaria:
> praticamente si indirizzò l'economia in uno stato di recessione.
> L'attuale politica monetaria praticata dalla BCE - seppur con gradualità
> più
> limitata rispetto a quanto fatto in America - sembra ripercorrere la
> stessa
> strada di allora.
> Che sia questa una possibile chiave interpretativa?

Che la BCE voglia "creare" uno stato di recessione mi sembra impossibile.
Che la recessione possa essere un effetto collaterale della politica
monetaria, è possibile.
Che ci sia consapevolezza del rischio di questo effetto collaterale, è anche
possibile.
Che possa essere utile affrontare questo rischio, è pure possibile.

Facciamo qualche conto.
La produzione mondiale è 80 milioni di barili al giorno. Se il prezzo
aumenta di 60$ il barile (come è avvenuto nell'ultimo anno), la "bolletta
petrolifera" per il mondo intero è pari a 1.750 miliardi di dollari.
Questo importo è:
a) pari al 12% del Pil USA,
b) pari al 2,7% del Pil mondiale,
c) un gigantesco trasferimento di ricchezza dai consumatori di petrolio
(praticamente tutti gli abitanti del mondo), ai produttori.
All'interno di quasi tutti gli stati ci sono consumatori e produttori,
quindi troviamo popoli in cui prevale l'arricchimento dei produttori, e
popoli in cui prevale l'impoverimento dei consumatori.
Premettiamo che quando parlo di produttori di petrolio intendo gli stati,
non le industrie che lo estraggono. Benché non piaccia a Paolomaria,
preferisco "parlare come mangio", e quindi ribadisco che gli sceicchi si
sono fatti furbi, hanno studiato nelle migliori università del mondo, sono
riusciti a diventare una "classe dirigente economica" (in senso marxista
oppure no, scegliete voi) molto competente; perciò sono in grado di
accaparrare quasi totalmente a favore del proprio stato questi enormi
incrementi di introiti.
Esaminiamo ora un paese come l'Italia, che non è produttore. Questa
situazione produce un impoverimento medio del 2,7%. Se quindi in un anno il
Pil non cresce, significa che l'economia non petrolifera ha avuto uno
sviluppo del 2,7%, che non sarebbe tanto male. Ricordiamo che in buona parte
degli anni 90 l'economia italiana cresceva del 3% mentre il prezzo del
petrolio scendeva al di sotto dei 30 dollari.
Che cosa dovrebbe fare il governo italiano? Premettiamo che non può fare
quel che avrebbe fatto un paese europeo 150 anni fa in una circostanza del
genere, cioè una guerra coloniale con occupazione di un paese petrolifero.
L'Italia, apro una parentesi, fece una guerra coloniale, occupò un paese
petrolifero, ma non si accorse che c'era il petrolio. E alla fine lo perse,
perché proprio la mancanza di petrolio impedì di mandare rifornimenti alle
truppe ivi combattenti.
Chiudo la parentesi. L'Italia deve rassegnarsi a un impoverimento diffuso
dell'entità di 2,7%, e deve sforzarsi di recuperare in altri settori,
tramite aumenti di produttività, la ricchezza perduta. Provvedimenti di tipo
fiscale non servono, sono semplici redistribuzioni dell'impoverimento: né la
riduzione dell'accisa, né la tassa sugli extraprofitti petroliferi, né la
lotta alla speculazione, può evitare la caduta del Pil. Forse potrebbe fare
di più il nuovo modello di contrattazione richiesto dalla confindustria per
migliorare la produttività.



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