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Il rincaro dei cereali

Von: Luciano (lucyanob@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 11.05.2008 22:08
Message-ID: <hnIVj.39966$o06.36870@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.economia
È in atto all'incirca da un anno. Il grano tenero mi pare sia raddoppiato,
raggiungendo circa 25 euro al quintale; il grano duro è salito molto più
(scusate, ma non ho tempo di ricercare i dati precisi), e per il riso si
preannuncia forte aumento nei prossimi mesi.
Andiamo un po' indietro negli anni.
Negli anni 50 non c'era la politica agricola europea, e ogni stato gestiva a
modo suo il protezionismo agricolo. Allora il prodotto più importante
dell'agricoltura italiana era il grano, per il quale vigeva il sistema degli
ammassi. Ogni agricoltore aveva diritto di vendere il grano alla gestione
ammassi a un prezzo prestabilito, che restò costante per molti anni, ed era
intorno a 6.000 lire il quintale. Era naturalmente un prezzo politico di
protezione. Il prezzo internazionale era intorno a 4.000 lire, e
naturalmente non c'era libertà di importazione.
Facciamo un po' di conti. Oggi il prezzo è 25 euro, pari a 49.000 lire,
quindi sei volte il prezzo di 50 anni fa. La maggior parte dei prodotti
hanno avuto rincari intorno a 30 volte almeno, e lo stesso gli stipendi
medi. Insomma, il prezzo rincarato, che oggi fa scandalo, è bassissimo a
confronto di quello di 50 anni fa.
A questo si aggiunge un'altra constatazione paradossale. Oggi gli
agricoltori non se la passano molto male, mentre 50 anni fa, con un prezzo
del grano molto più alto in moneta a pari potere di acquisto, le condizioni
economiche delle famiglie contadine erano difficili e stentate.
C'è una spiegazione a questo paradosso?




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