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Inflazione: la "tassa sui poveri"

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 14.04.2008 14:54
Message-ID: <ftvk5g$pdg$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.economia
Inflazione: la "tassa sui poveri"

di Luigi Marino

Roma 10 aprile 2008

Un dato che non si verificava dal '96: un indice di inflazione che si
attesta sul 3,5%, certamente influenzato dall'aumento della bolletta
energetica, dal prezzo dei prodotti alimentari e delle materie prime. Al
netto di questi aumenti, minimizza il servizio studi della Confindustria,
è solo dell'1,8%. A che è dovuto? L'ex ministro Tremonti ne ha
immediatamente individuato la causa principale: l'inflazione viene
dall'Asia!, perchè “un miliardo di persone sono passate dall'autoconsumo
al consumo”. È cresciuta cioè enormemente la domanda di petrolio, di
materie prime, ecc., quindi i prezzi esplodono. Tremonti, da coerente
reazionario, forse rimpiange i tempi in cui indiani e cinesi (qualche
miliardo di persone!) dovevano accontentarsi di una ciotola di riso e
rassegnarsi al sottosviluppo! L'accresciuta domanda di energia è un fatto
incontrovertibile. E comunque in prospettiva la fame di energia aumenterà.
Come intervenire allora? É possibile farlo riducendo nell'immediato la
pressione fiscale sui prodotti petroliferi ed energetici, istituendo nuovi
meccanismi di controllo dei prezzi delle tariffe essenziali, come da noi
proposto con vari disegni di legge, ed attraverso il rilancio di un piano
energetico nazionale, che faccia perno sul risparmio energetico, sulle
fonti rinnovabili, sul solare, ecc., come da tempo le forze di sinistra e
ambientaliste richiedono. E meno male che siamo nella moneta unica. Senza
l'euro forte cosa sarebbe successo? Ma nel caso degli alimentari il
rincaro, poi rientrato, del prezzo del grano può giustificare l'entità
dell'aumento del prodotto finito? La verità è che per il pane e per gli
altri prodotti alimentari i fenomeni speculativi, soprattutto nella
distribuzione, non sono stati adeguatamente contrastati, tant'è che si
continuano a far lievitare anche i prezzi dei prodotti sui quali
scarsissima incidenza hanno i consumi energetici. L'inflazione, la “tassa
sui poveri” come ricordava sempre Amendola, finisce intanto per acuire le
disuguaglianze sociali e rendere la vita sempre più agra per tanta parte
della popolazione. L'inflazione non colpisce infatti tutti nello stesso
modo. Non tocca certamente gli evasori fiscali, giustificati ancora una
volta da Berlusconi in quanto le tasse sarebbero “troppo alte”. Il rincaro
degli alimentari colpisce soprattutto quei milioni di famiglie a più basso
reddito, quelle stesse ben 530mila secondo il presidente dell'Antitrust,
che non riescono più a pagare nemmeno le rate del mutuo contratto. La
situazione è diventata insostenibile per i lavoratori dipendenti, che
hanno sempre più percezione della propria povertà nel confronto con gli
altri. Dagli anni Settanta, quando le retribuzioni medie in Italia erano
superiori a quelle europee grazie alla forza complessiva della sinistra,
siamo ora al penultimo posto. Il governo di centrodestra deliberatamente,
con l'ingresso nella moneta unica, non ha esercitato nessuna forma di
monitoraggio sulla speculazione intervenuta dalla sera alla mattina. E
questo già ha determinato un trasferimento di ricchezza a scapito dei
lavoratori a reddito fisso. Con l'indebolimento della sinistra, del
sindacato e quindi dei rapporti di forza le retribuzioni non sono riuscite
a garantire il potere d'acquisto precedentemente raggiunto. Il “paniere”
dell'Istat, pur rivisto più volte, non è stato sinora mai articolato per
fasce di consumi effettivi e primari in modo da salvaguardare i salari più
bassi. Ecco perchè in questi anni le forze di sinistra hanno riproposto il
problema di un nuovo meccanismo di indicizzazione automatica delle
retribuzioni di lavoro dipendente per difenderle dall'aumento della
inflazione, dal momento che l'accordo del '92 tra Governo, Confindustria e
sindacato non è riuscito a tutelare il valore reale dei salari. Così pure
per le pensioni significativamente erose anch'esse dall'aumento del costo
della vita. A fronte di questa situazione complessiva sono intanto subito
scesi in campo i “santoni del rigore”, che hanno invitato ad evitare ogni
aumento salariale sotto qualsiasi forma per contenere il rischio
inflazione. Ma la Germania non ha ascoltato questi interessati richiami ed
ha già concesso un aumento pari al 5% ai lavoratori del pubblico impiego.
Ed i sindacati europei sono già scesi in piazza a Lubiana per rivendicare
gli aumenti salariali necessari per sopravvivere. Si è perso troppo tempo
e la situazione è andata in Italia sempre più logorandosi. Oltre alle
maggiori entrate realizzate con la lotta all'evasione e alla elusione
fiscale, che è appena incominciata, occorreva ed occorre dar corso
all'armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie, che avrebbe
consentito quegli introiti aggiuntivi necessari per affrontare il problema
delle retribuzioni inadeguate e realizzare insieme una maggiore equità
fiscale. Bisogna assolutamente investire nel welfare per estenderlo e
riqualificarlo, aumentare il valore dei salari e proteggere il reddito di
lavoro dipendente attraverso le detrazioni d'imposta. Ma occorre senza
ulteriore indugi soprattutto neutralizzare il fiscal drague, gli effetti
cioè delle dinamiche inflative sulla pressione fiscale, restituendo quella
quota di imposte già pagate non corrispondente ad un incremento reale di
reddito. L'aumento consistente delle entrate tributarie rispetto alle
previsioni si è evidenziato anche a marzo. Quindi buona parte
dell'extragettito già registrato nel 2007 è da considerarsi ormai di
carattere strutturale. É concretamente possibile operare da parte del
Governo per una riduzione delle tasse sui salari, come la stessa Banca
d'Italia sollecitava a fare fin dall'inizio di quest'anno, perchè questa
avrebbe avuto ed ha un “impatto positivo sull'economia con un rilancio dei
consumi” - indispensabile in un momento di bassissima crescita – “e
(addirittura!) un calo dell'inflazione”. Da entrambe i poli sono venute
fuori promesse elettorali di aumenti di salari e pensioni. Ma molto
difficilmente esse saranno mantenute ove la sinistra dovesse veder
diminuito il proprio peso e la sua capacità di incidenza anche
dall'opposizione.



--
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